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“The 989 Assassin" mette ko Vargas, torna a lottare. Questa è la sua storia (video)

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Jermaine "The 989 Assassin" Franklin Jr. ha sconfitto per kot al sesto round Devin Vargas alla Wayne State Fieldhouse di Detroit. Franklin del Michigan (23-2, 15 KO) è stato costretto a lavorare più duramente del previsto contro un robusto Vargas (22-11, 9 ko), solido pugile di Toledo, Ohio.
Ora sogna di rientrare nel giro che conta.
Questa è la sua storia.

 

 

L’omone fatica a stare in equilibrio sul tetto del villino. Il sole è alto nel cielo. Anche se sono ancora i primi giorni di marzo, l’aria è calda. Un po’ troppo per chi sta faticando. È il 2022. Sembra, finalmente, che il mondo sia riuscito a mettere il peggio dietro le spalle. 
Lui sistema una tegola, poi un’altra. Ha l’affanno, si sente pesante, impacciato nei movimenti. I chili sulla pancia aumentano ogni giorno di più, il nervosismo lo divora e lui pensa di placarlo mangiando porcherie in quantità industriale. Poi, quando è solo e sudato lassù sul tetto, maledice l’intero universo. Ha peccato e ora sta pagando.

Eppure davanti agli occhi dovrebbe avere un bel cartello con su scritto PERICOLO! In famiglia, diabete, pressione alta e problemi cardiaci si sono portati via per sempre più di una persona. Il Covid, la pandemia, la mancanza di lavoro, non lo hanno aiutato certo a conservare la serenità. Adesso, il peso non lo sente solo nel fisico, occupa anche gran parte della mente.

Jermaine jr è un pugile, ma forse sarebbe più giusto dire era. Non combatte da tempo ormai. L’ultima esibizione è datata 5 ottobre 2019. Poi è scoppiato il virus, gli organizzatori hanno chiuso le porte e lui ha capito che qualcosa doveva pure inventarsi. Le sue due bambine non potevano certo procurarsi il cibo da sole. Aveva chiesto aiuto a qualche amico. E alla fine era uscito fuori un posto nella Duro-Last, un’azienda che fornisce materiale per la costruzione dei tetti.

E la boxe?

In quel dannato spazio temporale occupato solo dalla pandemia, gli avevano proposto due incontri. Il 20 agosto 2020 contro Keenan Kickman e il 22 aprile 2021 contro Stephan Shaw. Aveva risposto sì a entrambe le offerte, erano saltati entrambi gli impegni.

E adesso è qui a mettere tegole sui tetti. I turni di lavoro riempiono le sue giornate, dodici ore a smistare materiale o a montarlo.
La boxe è entrata lentamente nella sua vita tanto tempo fa. In palestra l’ha portato Darmin Lamar, il patrigno, quello che ha sposato Andrea ed è entrato in famiglia. 
A Darmin il pugilato è sempre piaciuto, il piccolo poi ne aveva bisogno, e allora si è deciso. Jermaine jr aveva fin da bambino un fisico robusto. Aveva provato con la lotta, poi con il Football Americano. A tredici anni era entrato in palestra scortato dal patrigno, a quattordici era salito per la prima volta su un ring per disputare un combattimento.
Adesso vorrebbe tornarci su un ring, ma sembra che nessuno sia disposto ad aiutarlo. Finalmente arriva un’offerta. Otto round contro Rodney Moore, un tizio con un record imbarazzante e una lunga serie di sconfitte negli ultimi match. Lo affronta il 5 gennaio del 2022 e lo liquida in meno di cinque round. Un ko nel giusto tempo e via.


Jermaine jr nasce il 26 ottobre 1993 a Saginaw (Michigan), città di origine di grandi personaggi, tra cui Steve Wonder e Serena Williams.  

Fin da bambino ha una costituzione robusta. Anche per questo la sua è un’infanzia difficile. Vive in una famiglia in cui il padre, Jermaine sr Jenkins, lascia casa quando lui è ancora piccolo. Sono giorni complicati. Per porre un freno alla rabbia, si mette a mangiare junk food (cibo spazzatura) senza pensare alla salute. Arriva a pesare 136 chili, trasformandosi così in un bersaglio per il bullismo locale. Questo lo porta a una reazione aggressiva, lo conduce a un passo dal baratro. La boxe, il lavoro in palestra, la fatica, riescono a salvarlo da pericolose derive.

Ad occuparsi di lui in casa è nonna Bernice. Jermaine jr le vuole un mondo di bene. Al punto che quando lei, per colpa degli anni e dei relativi malanni, non è più indipendente, lui lascia le scuole superiori e si prende cura della persona che tanto l’ha amato.


Oggi Jermaine jr è un ragazzone di 188 centimetri che continua a vivere con un peso in eccesso.
Lo chiamano 989 Assassin, così, tanto per creare un clima disteso. Assassin sicuramente sapete cosa voglia dire. Il numero, 989, è il codice telefonico di Saginaw, una zona ad alto rischio. Il 30% della popolazione vive sotto la soglia della povertà. Inquietanti statistiche sulla criminalità non contribuiscono a rasserenare gli animi degli onesti. La cittadina è al settimo posto tra le zone più pericolose del Michigan (dato pubblicato dal National Council for Home Safety and Security nel 2020). Meno di 50.000 abitanti, più di 2.000 crimini violenti l’anno. Con un’altissima percentuale di stupri contro le donne.
È in questa realtà che si muove Jermaine jr.
Per due anni, quasi tre, si è trovato nella terra di nessuno. Sospeso tra un lavoro che garantiva uno stipendio a fine mese e il sogno di diventare campione, magari anche ricco.
La vita non sembrava avere il suo stesso programma.

“Perché?” si chiedeva lui ogni sera.

Boxava da peso massimo e aveva un record immacolato, 21-0, con 14 successi prima del limite. Ottimo jab, velocità di braccia, fisico solido, buon lavoro al corpo, coraggio.
Cosa gli mancava? Forse tutte queste qualità erano di medio livello, mancavano quei picchi che hanno sempre attirato l’attenzione. O forse era solo sfortunato.
Si tormentava nel dubbio, fino a quando non arrivava la botta, diciamo, di fortuna.
Un ingaggio per affrontare Dillian Whyte, il 26 novembre 2022 alla Wembley Arena. È fatta, pensava.
Il peso era ancora in eccesso. Nell’ultimo incontro, contro Rodney Moore, la bilancia aveva segnato 126 chili. Un po’ troppi, rispetto a quel metro e ottantotto centimetri di altezza. Ma era convinto di potercela fare. Se lo ripeteva sino alla nausea, fino a crederci.

Disputava un grande match, proponeva quello che per lui era il massimo livello. Impegnava Whyte, accusava un calo solo nella parte finale del combattimento. Qualcuno lo vedeva addirittura vincere. Due giudici invece propendevano per la sconfitta. Il terzo compilava un cartellino di parità. Il vecchio Dillian se la cavava con un verdetto a maggioranza.
Poi, qualcosa accadeva.

Il primo aprile 2023 perdeva ai punti contro Anthony Joshua.
Il 15 luglio batteva ai punti Isaac Munoz Gutierrez.
E l’altra notte sconfiggeva Devin Vargas.
Niente di eccezionale, abbastanza per ricominciare a lottare.

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