Sono passati oramai quaranta anni da quel 15 novembre 1984 quando, a tre mesi di distanza dai giochi olimpici di Los Angeles, sul ring del mitico Madison Square Garden di New York, andò in scena “ The Night of the Gold”.
In quella occasione sei stelle della nazionale statunitense (quattro ori, un argento e un bronzo), alcuni dei quali faranno la storia della boxe negli anni a venire, fecero il loro esordio professionistico davanti ad un pubblico entusiasta.
La “notte d’oro” venne esaltata dalle prestazioni, tutte vittoriose, degli olimpionici, fornite di fronte ad avversari che pur non essendo dei fuoriclasse erano professionisti già formati, che entusiasmarono gli spettatori presenti.
L’incontro più atteso era quello di Mark Breland, medaglia d’oro dei pesi welter, etichettato da tempo come erede di Sufar Ray Leonard.
A Breland come avversario toccò il solido Dwight Williams (7-1), pugile solido che ottennne il massimo di quanto era nelle sue possibilità chiudendo il match in piedi con una sconfitta ai punti.
Quella sera ad impressionare il pubblico fu la prestazione di Parnell Whittaker, oro tra i pesi leggeri, pugile dal curriculum dilettantistico formidabile (201-13).
Veloce, tecnicamente perfetto, distrusse in due riprese, tra l’entusiasmo generale, il texano Ferrain Comeaux che si presentò a questo incontro imbattuto e con un record onorabilissimo (10-0).
Grande prova anche quella del 18enne Meldrick Taylor, vincitore della medaglia d’oro tra i piuma, che combatteva tra i pesi leggeri.
In questo contesto Taylor confermò le sue qualità di picchiatore imponendo a Luke Lecce (14-2-1) tre knock down, prima dell’arresto definitivo del match dopo 2.31 della prima ripresa.
Meno brillante la prova del quarto campione olimpico in programma, il super Massimo Tyrrell Biggs, vincitore in finale di Francesco Damiani.
A lui toccarono gli unici (tiepidi) fischi della serata per non essere riuscito a chiudere prima del limite il suo match a senso unico contro Mike Evans (3-1-1), pur mettendo in mostra un ottimo jab e una grande eleganza negli spostamenti sul tronco, qualità non sufficienti a sfondare tra i pesi massimi.
Poco convincente anche la prestazione del medio massimi Virgil Hill, argento tra i pesi medi battuto in finale dal sud coreano Joon Sup Shin, che nonostante il successo in due riprese su Artur Wright, dimostrando di saper far male, lasciò intravedere limiti di classe e di ritmo.
Al contrario il massimo leggero Evander Holyfield, a Los Angeles bronzo tra i medio massimi dopo essere stato eliminato in semifinale dal neo zelandese Kevin Barry per squalifica a seguito di un colpo basso, impressionò il pubblico per il suo talento cristallino pur non riuscendo a superare prima del limite Lionel Byarm (9-1-1).




