Il 22 novembre del 1986, esattamente 38 anni fa, su ring dell’Hilton di Las Vegas Mike Tyson (27-0 24 ko) conquistava il titolo dei pesi massimi versione WBA battendo per Kot alla seconda ripresa il canadese di origini giamaicane Trevor Berbick, diventando così, a soli 20 anni 4 mesi e 22 giorni, il più giovane campione della categoria regina della boxe.
Iniziò in questa occasione l’era di “Iron Mike", uno dei pugili più popolari della storia del pugilato recente, era che, con un buco di quattro anni per le note vicende giudiziarie, si chiuse nel novembre del 1996 con la durissima sconfitta in undici riprese contro Evander Holyfield.
Nel corso della sua carriera, conclusasi nel 2005 con un record di 50-6 (non considerando il match/farsa di sabato scorso contro Jack Paul), Tyson ha combattuto in 16 occasioni in incontri con titolo mondiale in palio con un bilancio di 12 successi e quattro sconfitte (Douglas, 2 volte Holyfield e Lennox Lewis).
La sua carriera si è sviluppata con sorprendente velocità. I suoi primi avversari cadevano come birilli e l’unificazione del titolo dei massimi si realizzò rapidamente, nel 1987 quando superò “Bonecrusher” Smith (WBC) e Tony Tucker (IBF).
Se “Iron Mike” non è poi diventato quello che sarebbe potuto diventare, è stato certamente per i suoi evidenti limiti ma sopratutto perché non dedicó al pugilato tutte le sue energie.
Spiace che abbia terminato ingloriosamente una carriera che poteva e doveva essere gestita meglio.
Passi la sconfitta contro Lennox Lewis, ma quelle contro Danny Williams e Kevin McBride furono macchie che sporcarono il suo record e la sua immagine.
Quanto alla sfida con Berbick non ci fu praticamente match.
Fu un autentica esecuzione durata 5 minuti e trentacinque secondi.
Berbick salì sul ring insicuro e preoccupato, atteggiamento che nell’ambiente veniva definito come la "sindrome di Joe Louis", ovvero quell’aurea di invincibilità che accompagna un campione.
A conferma di ciò tre giorni prima del combattimento, a seguito di problemi respiratori, Berbick si fece visitare da quattro medici prima di poter ottenere i farmaci necessari per curarsi e che sarebbero stati approvati dalla Nevada State Athletic Commission.
Anche Tyson ebbe un imprevisto. Disputò infatti questa sfida soffrendo di gonorrea. Nella sua autobiografia del 2013, Tyson scrisse "Ho guardato le mie mutande un giorno prima del combattimento e ho notato che erano sporche di sangue. Non sapevo se avevo contratto la malattia da una prostituta o da una giovane donna sporca". Gli venne somministrata un'iniezione antibiotica. "A causa della puntura stavo sudando come fosse il mese di luglio. Ma non mi importava. Ero lì solo per inchiodare Berbick, e ci sono riuscito”.
L’epilogo avvenne nella seconda ripresa quando Tyson mandó Berbick al tappeto in due occasioni.
Dopo un primo atterramento, dovuto ad una serie dalla quale il giamaicano si rialzò velocemente anche se non lucido, Berbick venne abbattuto da un gancio sinistro alla tempia che accusò a scoppio ritardato.
Cercando di rialzarsi inciampò una prima volta sbattendo sulle corde e una seconda tornando a centro ring dove era caduto originariamente.
In qualche modo Berbick si rimise in piedi. Il conteggio dell’arbitro era arrivato a 9, ma dopo una rapida occhiata Mills Lane gli buttò le braccia al collo è interruppe, saggiamente, il match.
Per questo incontro Berbick incassò una borsa di 2,1 milioni di dollari, Tyson 1,5.
La riunione venne organizzata dal “Dynamic Duo” ovvero il binomio formato da Don King e Butch Lewis, manager di Mike Spinks. Max



