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La triste epopea di Faustino Reyes, argento a Barcellona 92

Non è facile mantenere la “barra” dritta e la necessaria lucidità quando il successo e la popolarità, nello sport come nella vita, arrivano inaspettati e oltretutto in giovanissima età. 
È quello che è accaduto allo spagnolo Faustino Reyes, vincitore a soli 17 anni della medaglia d’argento ai giochi olimpici di Barcellona 1992 nella categoria pesi piuma.
Quella di Faustino è la classica storia della boxe e dello sport. Un adolescente che raggiunse la gloria troppo velocemente ed ancora più velocemente è caduto e che ora, ormai adulto, cerca, per quanto possibile, di recuperare una vita dignitosa.
Reyes è nato nel 1975 a Marchena in Andalusia, città nelle cui baraccopoli visse sino all’età di 13 anni, quando la madre trasferì la famiglia ad Almeria.
Nella nuova residenza, lui e i suoi fratelli iniziarono a frequentare per hobby una palestra di pugilato sebbene praticasse anche il calcio con discreti risultati. 
Determinante nella sua scelta di dedicarsi esclusivamente alla boxe fu il coach Fernando Sierra, che vide nel ragazzo doti naturali che potevano portarlo lontano e soprattutto a prendere le distanze dal lato oscuro della vita e distaccarsi dalle cattive compagnie. 
Sierra gli fece capire che nel pugilato c'è si aggressività, ma mai violenza, e che per incanalare nei giusti binari quell’istinto di "azzannare" bisognava farlo con tecnica e tattica. Se il ragazzo aveva voglia di imparare, il coach si sarebbe adoperato ad insegnargli tutto quanto necessario. E Faustino lo voleva.
El senor Fernando non si sbagliava e a 14 anni Reyes vinse i campionati nazionali Youth e l’anno dopo quelli senior, frequentando allo stesso tempo la scuola, in quanto l’accordo con il suo mentore sarebbe stato valido solo se si fosse impegnato negli studi.
Dopo aver conseguito il diploma superiore Faustino continuò a conquistare nuovi titoli a livello nazionale e internazionale vincendo il torneo di Salonicco, che gli valse una borsa di studio da parte della federazione spagnola. 
Venne così incluso nella squadra nazionale vincendo il torneo pre olimpico di Badalona dove sconfisse elementi del valore del canadese Strange, del connazionale Manuel Calvo e dell’australiano Jason Nicholson.
All’età di 17 anni e quattro mesi, non ancora maggiorenne, il ragazzino cresciuto nelle baraccopoli, salvato dalla strada grazie alla boxe, arrivò così a partecipare ai giochi olimpici di Barcellona 92, sfilando con la delegazione spagnola dietro l’allora principe Felipe, davanti a Re Juan Carlos.
Un autentica favola.
Nelle intenzioni dei tecnici federali la sua avrebbe dovuto essere una partecipazione senza pretese, mirata all’obiettivo di fare esperienza in vista di Atlanta 96.
Le cose non andarono così.
L’andaluso era un talento naturale e si presentò ben preparato, affrontando il torneo con grinta, determinazione e una buona dose di sfrontatezza, arrivando a conquistare la prima finale olimpica della boxe spagnola e la seconda medaglia dopo il bronzo di Enrique Rodriguez Cal a Montreal 76.
Il suo rendimento fu una sorpresa per tutti tranne che per il suo scopritore Fernando Sierra.
Il tabellone del torneo non fu agevole e qualche aiuto arbitrale, è onesto dirlo, lo ha avuto.
Nel match d’esordio si impose su Brian Carr (22-10) anche con la benevolenza dell’arbitro che lo ha richiamato in numerose occasioni senza mai ammonirlo ufficialmente, cosa che ha fatto con il britannico penalizzato da un richiamo ufficiale che gli è costato tre punti di penalizzazione.
Al secondo turno si trovò di fronte l’ostico thailandese Somluk Khamsing, uno dei favoriti del torneo, che quattro anni dopo vincerà l’oro ad Atlanta. Reyes si impose per 24-15 al termine di una prestazione di grande carattere.
Arrivarono poi i quarti di finale contro il cubano Eddy Suarez.
Il successo di Faustino venne considerato come uno dei verdetti più scandalosi di tutto il torneo.
Suarez apparve da subito superiore a Reyes. Il cubano era talmente bravo e abile da riuscire a trovare il minimo spiraglio per entrare nella guardia dello spagnolo che appariva sconcertato e incapace di reagire.
Tuttavia alla fine della seconda ripresa il punteggio vedeva Suarez indietro per 8-5.
Nonostante una furiosa terza ripresa vinta chiaramente dal cubano il match fu assegnato a  Reyes con un assurdo 9-2.
In semifinale affrontò l’ottimo 18enne Ramazi Paliani che sconfisse di stretta misura (14-9) favorito da un richiamo ufficiale a 15 secondi dalla fine del match che tolse ogni chance al russo.
Nella finale per l’oro venne battuto dal tignoso tedesco Andrea Tews, già argento a Seoul 88, che lo superò per 16-7.
Nei giorni successivi si venne a sapere che Reyes fu protagonista di una disattenzione che risultò essere fatale, dimenticando il paradenti e le scarpe da combattimento al villaggio olimpico, non avendo più possibilità di rimediare all’errore.
Faustino sali sul ring con l’attrezzatura che gli prestò il cubano Juan Carlos Lemus, oro tra i super welter, che per forza di cose non si adattavano al suo fisico e che lo condizionarono per tutto il combattimento.
Alla fine nel tram spagnolo prevalse la grande soddisfazione per l’argento vinto che per l’oro perso.
Il futuro sembrava sorridergli. Ad Atlanta 96 si sarebbe presentato tra i naturali favoriti per la conquista di un altra medaglia.
Ma quei giochi li vedrà in televisione.
Faustino non fu in grado di gestire il boom di popolarità che gli arrivò dopo Barcellona. 
Il premio in denaro per la medaglia d’argento ammontava ad un milione e mezzo di pesetas, cifra altissima per non stravolgere la vita di un 17enne cresciuto nella povertà.
Da ragazzo esemplare si trasformò presto in un altra persona dissipando velocemente i soldi guadagnati a Barcellona.
Comprò un auto sportiva, si circondò di compagnie poco raccomandabili che gli stavano vicino solo per sfruttarlo, si sposò giovanissimo diventando subito padre e quel che è peggio iniziò ad avvicinarsi al mondo della droga. 
Quel nuovo modo di affrontare la vita, disordinato e senza più regole, disgustò il suo allenatore-mentore Fernando Serra, che lo amava come un figlio e che lo aveva incanalato nella giusta strada, al punto che il sodalizio si ruppe.
Tempo dopo Reyes riconoscerà che la rottura con Serra, suo secondo padre, fu il più grande errore della sua vita.
Anche il suo rendimento sportivo non fu più pari alle attese. 
Si trasferì a Madrid per allenarsi con la squadra nazionale ma era allergico ai ritiri collegiali e la cosa non funzionò.
Il suo sviluppo fisico naturale e la poco costanza negli allenamenti lo portano a salire di categoria e combattere tra i super leggeri.
Vinse ancora diversi titoli nazionali ma non era più il campione che avrebbe potuto essere.
Venne eliminato dal tedesco Urkal al primo turno dei mondiali di Berlino 95.
Arriviamo così al 96 dove erano in programma gli europei di Vejle, torneo pre-olimpico di qualificazione per i giochi di Atlanta. 
Anche in questa occasione venne subito eliminato dal bielorusso Bykosky.
Per partecipare ai giochi l’unica speranza che gli restava era quella di un invito da parte del Cio, ma la Wild Card andò agli Emirati Arabi e Faustino rimane fuori dal torneo.
L’esclusione dalle Olimpiadi fu la botta finale che di fatto decretato la fine della carriera di un ragazzo che avrebbe potuto diventare un grande campione per il talento che possedeva.
Le cattive compagnie sono state la sua rovina e la dipendenza da stupefacenti accelerò la sua discesa agli inferi. La storia sportiva di Reyes terminò lì.
Negli anni successivi la spirale negativa in cui era caduto lo ha portato a commettere reati che lo hanno visto entrare e uscire di prigione in più di un occasione.
Dopo aver saldato i conti con la giustizia ed essersi disintossicato in un centro specializzato in Francia si trasferì a Berlino dove vivevano sua moglie e sua figlia, ma anche lì non riuscì ad ambientarsi.
Faustino così tornò a vivere nella sua Marchena, dove svolse lavori di ogni tipo. 
Cercò di rientrare nell’ambiente della boxe aprendo una scuola, ma il progetto si esaurì nel giro di due anni.
Ha poi lavorato nei campi raccogliendo arance e olive e ora si guadagna da vivere aiutando un cugino a vendere vestiti nei mercati.
Il prossimo 27 aprile compirà 50 anni, età che gli consentirà di incassare i 420.000 Euro della pensione a cui hanno diritto i medagliati di Barcellona, “tesoretto” che potrebbe rendere più semplice il suo reinserimento nella vita di tutti i giorni.
Con quei soldi vorrebbe tornare a vivere ad Almeria, comprare un appartamento e un automobile e rifarsi una vita che è passata velocemente dalla gloria alla perdizione di ieri, all’orgoglio di oggi alla speranza di domani. 
Nessuno però gli toglierà mai la medaglia vinta, né il ricordo delle congratulazioni di Re Juan, né la memoria dei giorni magici del 1992 che ancora oggi affollano la sua mente. MAX
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