Il 10 febbraio 1933, esattamente 92 anni fa, Primo Carnera disputò un incontrò finito in tragedia, che lasciò un segno indelebile nella sua mente e che influenzò la sua carriera sportiva e la sua vita futura.
Sul ring del Madison Square Garden di New York, davanti a 20.000 spettatori, il gigante friulano sconfisse per KO alla tredicesima ripresa lo statunitense Ernie Schaff, in un match che avrebbe designato lo sfidante di Jack Sharkey, campione mondiale dei pesi massimi.
Nonostante il colpo portato da Carnera non sembrava essere così devastante Schaaf stramazzò a terra e fu trasportato in coma all’ospedale prima di morire tre giorni dopo.
Schaff era un medio massimo naturale categoria nella quale affrontò in quattro occasioni, una delle quali con titolo mondiale in palio Tommy Loughran.
Passato tra i massimi Schaff, prima di Carnera, ebbe la possibilità di combattere contro avversari del calibro di Jim Braddock (Cinderella Man), Max Barker, Paulino Uzcudum e gli italiani Vittorio Campolo e Roberto Roberti.
A segnare il destino di Schaff fu il secondo match disputato con Max Baer nell’agosto del 1932 a Chicago dove venne messo al tappeto da due diretti che lo colpirono alla tempia sinistra a due soli secondi dalla fine del match.
Il match terminò con un verdetto ai punti per MD in favore di Baer, ma furono necessari alcuni minuti prima che il pugile del New Jersey rinvenisse e potesse restare in piedi senza aiuti.
I colpi subiti ebbero pesanti conseguenze nel fisico di Schatt che in seguito soffrì di frequenti emicranee che condizionarono il suo rendimento sul ring dove non fu più lo stesso.
Sei mesi dopo arrivò il match con Carnera.
L’incontro, molto atteso dal pubblico, vide i due protagonisti affrontarsi con intensità. Carnera, noto per la sua imponente mole e la forza dei suoi colpi, mantenne sin dal primo suono del gong una strategia aggressiva. Schaaf, nonostante la resistenza dimostrata nei primi round, accusò la crescente pressione del gigante di Sequals. Alla tredicesima ripresa, dopo un primo atterramento, lo statunitense subì il colpo decisivo che sfociò poi in tragedia.
La successiva inchiesta, promossa dalla NYSAC, mise in luce che Schaaf era salito sul ring in pessime condizioni fisiche, avendo già subito danni irreversibili al cervello.




