
Domani a Roma sarà presentato il libro “PATRIZIO OLIVA, la mia storia", scritto da Dario Torromeo per Calzetti&Mariucci Editori.
Patrizio racconta storie di ring e di vita. Sport e drammi familiari. La morte del fratello Ciro, giovanissimo. Il dolore inconsolabile di mamma Catena. I problemi con un padre che non regge l’impatto di una tragedia devastante. Gioie e dolori di un ragazzo nato alla Stadera, tra il carcere e il cimitero.
Oliva è un atleta che ha vinto tutto in carriera, compreso il mondiale contro Ubaldo Sacco (foto sopra) a Montecarlo.
Da dilettante
CAMPIONE italiano assoluto
CAMPIONE europeo junior
VICE CAMPIONE europeo senior
CAMPIONE olimpico
(batte lo jugoslavo Ace Rusevki nei quarti, il britannico Anthony Willis in semifinale, il sovietico Serik Konakbayev in finale). Il rappresentante degli Stati Uniti (assenti per il boicottaggio) sarebbe stato Johnny Bumphus. Passato professionista vince il mondiale superleggeri contro Lorenzo Garcia il 22 gennaio 1984. Tre mesi dopo lo perde contro Gene Hatcher che lo perde nel 1985 contro Ubaldo Sacco, che lo perde nel 1986 contro Patrizio Oliva.
MIGLIOR PUGILE dell’Olimpiade di Mosca 1980
RECORD da dilettante 93-3-0
Da professionista
CAMPIONE italiano
CAMPIONE europeo dei superleggeri
CAMPIONE del mondo
CAMPIONE europeo dei welter
RECORD 57-2-0
Primati
NELLA STORIA della boxe italiana solo Nino Benvenuti e Patrizio Oliva hanno vinto la Coppa Val Barker come migliori pugili di un’edizione dei Giochi.
NELLA STORIA della boxe italiana solo Nino Benvenuti, Patrizio Oliva, Maurizio Stecca e Giovanni Parisi hanno vinto l’oro olimpico e il mondiale professionisti.
Oro e miglior pugile dei Giochi a Mosca ’80.
La mano destra devastata da microfratture. Ogni pugno tirato, una fitta di dolore.
Il titolo mondiale tra i professionisti.
Le persone giuste. Geppino Silvestri, Franco Falcinelli, Rocco Agostino, Rodolfo e Roberto Sabbatini, Elio Cotena.
La guerra (vinta) con il mondo della boxe per Nilia, poi diventata moglie e madre dello loro tre figlie.
Quella di Patrizio è una storia italiana, mette assiemo passione, tenacia e talento.
Questo libro è il racconto di quando eravamo re.
Ecco uno stralcio da un'intervista rilasciata a Dario Torromeo e pubblicata sul Corriere dello Sport-Stadio il 22 marzo scorso.
Quale è il ricordo più forte della notte mondiale?
“Sono stato più felice a Montecarlo, di quanto non lo sia stato a Mosca. Quando sono andato all’Olimpiade, mi volevano tutti bene. A quel mondiale sono arrivato quasi da solo. Ho dovuto lottare contro chi sparlava di me. Dovevo vincere. Ero pronto a mettere tutto sul piatto, anche la mia vita.”
Non c’era posto per la paura?
“Prima di uscire dallo spogliatoio mi sono messo davanti allo specchio. Mi sono detto: Patrì, la vedi questa faccia? Quando la rivedrai dopo il match, correrai il rischio di non riconoscerla. Ma devi vincere.”
Cosa è la paura per un pugile?
“Un aiuto. Ti rende consapevole del rischio. È anche, direi soprattutto, la paura di perdere. Ti chiedi: Io questo faccio, ho rinunciato a tutto. Se non vinco, dove vado? E poi…”
E poi?
“Poi arrivano i figli. Nel giugno del ‘92 ho affrontato Buddy McGirt per il mondiale welter. A marzo era nata Marzia. Quando l’ho salutata, prima del match, mi sono detto: “Spero di rivederti". È stato un attimo. Ho accettato ogni rischio di quella sfida. Dopo quella sconfitta, ho smesso.”
Lunedì 14 aprile, alla Libreria ELI ci saranno il campione e l'autore del libro.
Relatore Davide Novelli, inviato della Rai, la voce della boxe.




