Il Pugile-salumiere di Bologna, 10 volte detentore del titolo italiano dei massimi, si spegneva il 5 maggio 2000 nella sua bottega colpito da infarto all’età di 60 anni. Memorabili le sue battaglie con Bepi Ros
di Maurizio Roveri
Era il 5 maggio del 2000. Un tiepido pomeriggio di primavera del nuovo Millennio. Dantone “il gigante buono” come tutti lo definivano stava intrattenendo con quella simpatia che gli era naturale una cliente che era lì a fare un po’ di spesa nella sua bottega di salumeria. “Signora, assaggi questo prosciuttino. Senta la delicatezza, senta il gusto che ha, l’equilibrio tra dolce e saporito. Gliene taglio due etti?”.
“Va bene signor Dante. Faccia anche tre. A un uomo buoni e simpatico come lei, non si può dire di no”.
La salumeria di via Galeotti, in zona San Donato a Bologna, è il suo mondo. Il mondo di Dante Canè. Come precedentemente lo era stato il ring, per tanti tanti anni, combattendo coraggiosamente dure, intense, aspre battaglie. Anche in giro per il mondo. Vincendo (il più delle volte) e perdendo. Ma sempre appassionando la gente, che di quel guerriero apprezzava l’umiltà e il coraggio.

Canè (a sx) in una delle sue 5 battaglie con Bepi Ros
Improvvisamente, in quel 5 maggio di venticinque anni fa, il salumiere non si sente bene. E’ lì nella sua bottega. Impallidisce. Comincia a vedere sfumati i contorni della bottega, fatica a tenersi in piedi. Crolla. Un cliente urla di chiamare l’ambulanza. Che arriva in brevissimo tempo. Lo portano in ospedale. Non c’è niente da fare. Un infarto ha fulminato Dantone, salumiere di professione, pugile per passione.
Se ne andò così, all’età di 60 anni, quel gigante dal fisico che sembrava una roccia. Quel peso massimo da un quintale, per 1,93 di altezza. Soprattutto, un Pugile armato di coraggio. Che ha regalato forti emozioni. Un cuor di leone sul ring
Dante Canè non è stato il più popolare, il più importante né il più vincente fra i tanti pugili bolognesi degli Anni ruggenti della boxe. Però, è stato il più amato dalla gente della sua città. Perchè fra le corde quel guerriero autentico ha sempre dato tutto se stesso. Con sacrificio, con c ostanza. Con amore e rispetto per il pugilato. Affrontando la sofferenza e il dolore. Da combattente generoso.
Indimenticata e indimenticabile Personaggio. Il Comune di Bologna gli ha intitolato una Rotonda stradale, già tempo fa, nell’ottobre 2008. Un tratto di strada, in zona Fiera, posto tra le vie Ondina Valla e Tazio Nuvolari.
A venticinque anni dalla morte, è doveroso ricordare in sintesi la carriera pugilistica del “Gigante buono” di Bologna.
Dante Canè, cresciuto alla “scuola” pugilistica di Leone Blasi (la palestra della Sempre Avanti che ha prodotto tanti talenti, tra i quali il leggendario Checco Cavicchi) ha sostenuto 71 incontri da Dilettante vincendone 64 (5 sole sconfitte, più 2 match pari). E’ stato campione d’Italia della categoria Novizi nel 1959, campione ai campionati Assoluti nel 1961, 1962, 1963 (anno in cui si piazzò al secondo posto agli Europei).
Nel 1964 il passaggio al pugilato professionistico.
Una carriera da Pro lunga 14 anni e 66 combattimenti. 45 successi, 15 sconfitte, 6 pareggi.
Dante Canè è nella storia del pugilato italiano per essere stato il peso massimo con il maggior numero di titoli italiani vinti. Sconfiggendo due volte nel 1969 Tomasoni (dal quale era stato sconfitto al primo assalto, nel 1967), Bepi Ros nel 1971 nella seconda delle cinque sfide emozionanti e memorabili con “La roccia del Piave”, poi sconfiggendo Zanini nel 1974, Zanon e Penna nel 1975, Baruzzi e Ros nel 1976, infine Cattani nel 1977.
E’ passata alla storia quella serie di battaglie di Dantone con il duro Bepi. Una
serie che ha attraversato sei anni - importanti - del pugilato italiano. Dal 1970 al ’76. Conclusasi giustamente in equilibrio. Caratterizzata, in una alternanza appassionante di risultati, da 2 successi di Bepi Ros, due per Canè e un match “pari” a Conegliano con cui il bolognese - che era il campione in carica - conservò la cintura tricolore
Coraggiosi, ma senza fortuna, i due assalti al titolo Europeo. Incrociando Joe Bugner nel febbraio 1975 e Alfredo Evangelista nel “Santo Stefano” bolognese del 1978 in quello che fu l’ultimo atto della carriera valorosa del pugile-salumiere di Bologna.



