Cordoglio unanime a livello mondiale ha suscitato la notizia della scomparsa di Nino Benvenuti, avvenuta ieri all’età di 87 anni.
La storica e autorevole rivista “The Ring”, che nel 1968 lo nominò pugile dell’anno, ha riproposto l’intervista pubblicata nel numero di luglio 2016, realizzata da Anson Wainwright, uno dei più apprezzati giornalisti specializzati del settore, che riproponiamo qui sotto.
La cosa che spicca maggiormente quando si parla di Nino Benvenuti è che è stato lui, e non Cassius Clay, ad essere nominato il miglior pugile delle Olimpiadi di Roma 1960.
Questo riconoscimento ha posto le basi affinché si realizzasse una delle migliori carriere professionali che un pugile europeo abbia mai avuto.
Benvenuti iniziò a boxare a 11 anni, ispirato dal leggendario Duilio Loi.
Da dilettante disputò 120 combattimenti e perse solo una volta, in modo controverso.
"Per me è un record di 120-0", ha detto Nino a The Ring. "Eravamo in Turchia e affrontavo
"Per me è un record di 120-0", ha detto Nino a The Ring. "Eravamo in Turchia e affrontavo
un pugile turco. Nonostante le opinioni degli addetti ai lavori erano unanimi in mio favore, i giudici mi diedero sconfitto. Comunque posso considerarmi soddisfatto anche del mio score di 119-1”.
La sua carriera dilettantistica culminò con la conquista della medaglia d’oro ai giochi olimpici di Roma 60, dove sconfisse, con decisioni unanimi, i cinque avversari incontrati.
Niente di quello che fece in seguito da professionista lo gratificò come quel successo.
"È stata la più grande vittoria della mia vita", ha detto. “Il risultato più significativo in quel momento specifico e così via per gli anni successivi. Rappresentare l'Italia alle Olimpiadi era quello che sognavo da quando ero un ragazzo.
Di conseguenza, puoi immaginare cosa ha significato per me vincere la medaglia d'oro proprio a Roma”.
Ha continuato: “Considero la mia vittoria alle Olimpiadi come la più importante in assoluto della mia carriera. E sai perché? Perché dura per sempre. Ora sono un ex campione mondiale dei pesi medi, ma sono ancora una medaglia d'oro olimpica”.
Ha continuato: “Considero la mia vittoria alle Olimpiadi come la più importante in assoluto della mia carriera. E sai perché? Perché dura per sempre. Ora sono un ex campione mondiale dei pesi medi, ma sono ancora una medaglia d'oro olimpica”.
Benvenuti divenne professionista all'inizio del 1961, vincendo 56 incontri di fila, conquistando titoli nazionali ed europei.
Tutto questo gli valse la sfida al collega italiano Sandro Mazzinghi, suo acerrimo antagonista, per il titolo mondiale dei medi jr nell'estate del 1965.
Benvenuti vinse brillantante il match fermando il connazionale in sei round, diventando campione mondiale WBA e WBC.
Sconfisse Mazzinghi anche nella rivincita del dicembre 1965, questa volta a punti, prima di perdere a sorpresa le sue cinture in Corea contro Ki-Soo Kim, da lui battuto alle Olimpiadi di Roma, con un discusso verdetto ai punti per SD.
Infastidito per aver perso un combattimento che credeva di aver vinto, Nino passò tra i pesi medi.
Vinse sette combattimenti consecutivi prima di fare il suo debutto americano contro Emile Griffith delle Isole Vergini, in quel momento campione WBA e WBC.
Vinse la prima sfida della triade di tre combattimenti, disputata nell’aprile del 1967 a New York, match dove entrambi andarono una volta al tappeto, in quello che “The Ring” premierà come miglior "Fight of the Year".
Nella rivincita del settembre successivo, Griffith riconquistò i suoi titoli con una decisione a maggioranza.
Nel gennaio del 1968, Benvenuti vinse la terza decisiva sfida con un verdetto unanime ai punti, mettendo a terra il rivale nel corso della nona ripresa.
Entrambi negli anni a venire entreranno a far parte della Hall of Fame di Canasota, il tempio degli immortali del pugilato.
Difese con successo il mondiale in quattro occasioni, disputando inoltre diversi incontri senza titolo in palio, uno dei quali perso contro il grande nigeriano Dick Tiger.
Si arrivò così all’incontro contro un argentino allora sconosciuto di nome Carlos Monzon.
Sul ring del Palazzo dello Sport di Roma, dopo una battaglia di undici riprese, il giovane Monzon fermò il valoroso Benvenuti nella 12esimo round con un terribile KO, in quello che “The Ring” definì una seconda volta “Fight of the Year” per il 1970.
Benvenuti (82-7-1) si ritirò nel 1971 dopo aver perso contro Monzon nella rivincita.
A questo punto Wainwright pose a Nino domande specifiche sugli avversari da lui affrontati.
MIGLIOR JAB
“Juan Carlos Duran: Era molto bravo a portare questo colpo con frequenza e precisione, anche se non pungeva così tanto. Nella mia rappresentazione di un vero colpo, questo dovrebbe essere più doloroso”.
MIGLIOR PERFORMATORE
“Dick Tiger: Era davvero molto forte e potente. Non solo aveva potenza, ma ha usava la tecnica più appropriata per arrivare nel modo più efficace”
MANI PIÙ VELOCI
“Emile Griffith, riusciva a portare pugni a grappoli. Combinazioni molto veloci e ben fatte”.
I PIEDI PIÙ VELOCI
“Griffith di nuovo. Aveva gambe sottili ma molto reattive e resistenti alle 15 riprese”.
MIGLIOR JAB
“Juan Carlos Duran: Era molto bravo a portare questo colpo con frequenza e precisione, anche se non pungeva così tanto. Nella mia rappresentazione di un vero colpo, questo dovrebbe essere più doloroso”.
MIGLIOR PERFORMATORE
“Dick Tiger: Era davvero molto forte e potente. Non solo aveva potenza, ma ha usava la tecnica più appropriata per arrivare nel modo più efficace”
MANI PIÙ VELOCI
“Emile Griffith, riusciva a portare pugni a grappoli. Combinazioni molto veloci e ben fatte”.
I PIEDI PIÙ VELOCI
“Griffith di nuovo. Aveva gambe sottili ma molto reattive e resistenti alle 15 riprese”.
PIÙ INTELLIGENTE
“Ancora Griffith: Parlando di questa particolare qualità, sono sempre molto interessato all'adattabilità di un pugile di fronte ad avversari di abilità o stili diversi. Questa è una caratteristica molto importante per un campione, perché ti consente di fare le giuste scelte. Penso che Griffith sia stato il migliore che abbia mai affrontato sotto questo aspetto, qualità che si può ammirare anche nei suoi combattimenti contro Monzon, quando Emile aveva superato il suo periodo di maggior splendore”.
IL MIGLIOR MENTO
“Carlos Monzon, ovviamente. Ma sfortunatamente non ho potuto testare le sue abilità quanto volevo Bennie Briscoe, con cui ho fatto sedute di sparring era un altro pugile duro e con il mento di ferro”.
PIÙ FORTE
“Beh, Carlos Monzon. Mi ha lanciato pugni con tanta determinazione e cattiveria. Gli piaceva davvero farti del male, anche durante le sessioni di sparring, mi hanno detto. E aveva il fisico giusto per farlo”.
MIGLIORE DIFESA
“Monzon: Carlos era un pugile molto difficile da colpire. Aveva movimenti imbarazzanti, sembrava essere un polpo, che ti impedisce di trovare le misure giuste per fare qualsiasi cosa. Anche quando era contro le corde usava la sua altezza per farti mancare il bersaglio, flettendo il suo corpo all'indietro”.
LE MIGLIORI COMPETENZE OFFENSIVE
“Sto pensando a Griffith e a Luis Rodriguez anche se erano pugili diversi. Potevi sentire la potenza di Rodriguez anche quando ti colpiva sulla spalla. Emile aveva bisogno di prenderti perfettamente e con precisione per essere davvero efficace. Se fossero stati dei veri pesi medi, sarebbero stati quasi imbattibili.
Se dovessi scegliere, tra i due direi Griffith”.
MIGLIOR COMBATTENTE COMPLESSIVO
“Monzon, che domanda”.




