
di Dario Torromeo
Una giornata di tensione e mistero, prima del funerale.
Ieri, nella camera ardente all’interno del Salone d’Onore del CONI, amici, tifosi, parenti, qualche pugile e dirigenti sono sfilati davanti alla bara chiusa per rendere omaggio a Giovanni Nino Benvenuti. Mentre le immagini di vita e di sport del campione scorrevano sul video a pochi metri dal feretro, si respirava una strana tensione, qualcosa che stonava con la solennità del momento,
L’età media dei visitatori era alta, probabilmente avevano sentito il desiderio di essere presenti soprattutto quelli che Nino l’avevano visto sul ring. Agli altri forse non era stato sufficiente quello che avevano letto sui libri o sui giornali. Sempre che avessero avuto tempo per farlo.
Davanti a giornate come quella di ieri mi sento spesso poco in sintonia con i contemporanei. Sarà l’età avanzata, sarà quella malattia che i più giovani chiamano nostalgia, quando credo sarebbe più appropriato definirla rispetto per la memoria.
Quella memoria che aiuta a crescere, ad affrontare il presente, a gestire il futuro. Il ricordo delle cose perdute va conservato gelosamente, serve a capire meglio il mondo in cui viviamo.
Canta Bob Dylan in Hopen the door, Homer...
Prenditi cura dei tuoi ricordi
perché riviverli non puoi
Sembrerebbe un malinconico invito a vivere nel passato. In quel caso segnerebbe una sorta di resa, incapaci di accettare il presente ci rifuggiamo nei tempi in cui eravamo felici. Io l'ho sempre interpretato come una spinta a fare delle nostre esperienze un motore per affrontare i problemi che la vita ci pone. Capire attraverso la lente dei ricordi come comportarsi giorno dopo giorno. Se cancelli il vissuto, cancelli una parte di te. Non è nostalgia, è cercare di continuare il nostro viaggio nel tempo facendo perno su quello che già sappiamo.
Ma oggi si va troppo di fretta, non c’è spazio per le riflessioni. Il presente è l'unico tempo che tantissimi sanno coniugare. Un colpo di spugna su quello che è stato, qualsiasi valore abbia avuto, e via di corsa verso l'ignoto.
Tutto questo mi è passato per la mente ieri pomeriggio, quando mi sono fermato a guardare il volto di Nino in quella splendida foto sopra la bara chiusa. Perché quando va via qualcuno con cui hai condiviso anche solo una piccola parte del viaggio, senti che un pezzetto della tua vita se ne sta andando via con lui. E, inevitabilmente, diventi triste.
La tensione nel pomeriggio, il mistero invece è arrivato la sera.
Era stato annunciato per le 21:20 su Rai 2 Nino Benvenuti, una leggenda italiana, il docufilm sulla sua vita. La trasmissione è saltata all’ultimo minuto.
Problemi legali, difficoltà tecniche, incomprensioni?
Nessun comunicato da parte della Rai per chiarire le ragioni per cui il docufilm non è andato in onda, dopo essere stato annunciato più volte nella serata di martedì e nella stessa giornata di ieri.
Questa mattina si sono tenuti i funerali di Nino Benvenuti. A Roma, in Piazza del Popolo, nella Chiesa degli Artisti. La cerimonia funebre è stata officiata da Monsignor Antonio Staglianò. Il panorama era lo stesso della camera ardente. Scarsa presenza di pugili, qualche dirigente compreso il presidente della Federazione. Grande assente la boxe. Ad onorarlo sono stati ancora una volta soprattutto i tifosi.
Nino se ne è andato via per sempre. Mi sembra giusto ricordare le sue parole, dedicate a un appuntamente inevitabile per ogni uomo sulla faccia della Terra.
“Non mi preoccupa la morte, perché sono cristiano e perché è lei che ci fa amare la vita. Sai che noia vivere, pensando di essere eterni.”
Il viaggio è finito, noi non lo dimenticheremo.



