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Monito dell’emiro Alalshick: “Basta match da Tom e Jerry”

L'avvertimento, forte e chiaro, è stato lanciato dall’emiro Turki Alalshikh, presidente dell'Autorità generale per l'intrattenimento dell'Arabia Saudita e promotore della “Riyadh Season”, su ciò che vuole e non vuole vedere nei suoi mega eventi. 
Il suo messaggio è un richiamo per tutti i combattenti, ma soprattutto per coloro che, come il cubano William Scull, Devin Haney e anche Shakur Stevenson, devono capire che il gioco è cambiato.

Tutti i campioni sopracitati possiedono una tecnica raffinata, squisita, con un superbo gioco difensivo.

Ma a sua eccellenza tutto ciò non piace e non basta. 

D'ora in poi, non voglio più vedere incontri di boxe come Tom e Jerry, in cui un pugile corre sul ring e l'altro lo insegue. Non possiamo più sostenere questo tipo di combattimenti nella Riyadh Season e nella serie The Ring'', ha scritto l’emiro sul suo profilo X.

"Vogliamo sostenere i pugili che danno tutto sul ring e combattono con il cuore e l'orgoglio".

Una dichiarazione che, senza dubbio, segna un prima e un dopo per il tipo di spettacolo che si cerca e si vuole nella nuova mecca della boxe.

Per qualcuno come il cubano Scull, che ha affrontato Saúl "Canelo" Álvarez lo scorso maggio a Riyadh, la dichiarazione ha un peso specifico.

Scull, un pugile tecnico, con solide basi e un approccio strategico, dovrà mostrare qualcosa di più delle abilità difensive se vorrà continuare a far parte di questo progetto milionario. 
Haney, da parte sua, è stato oggetto di critiche nelle sue ultime presentazioni per il suo stile conservatore, incentrato più sull'annullamento dell’avversario che sulla sua demolizione.

Nonostante il suo innegabile talento, se non mostrerà un approccio più aggressivo vedrà la sua quotazione diminuire agli occhi dell’emiro.
L'Arabia Saudita non sta comprando record, ma sta investendo risorse nelle emozioni.

Anche Stevenson, che il 12 luglio a New York combatterà contro William Zepeda per il mondiale leggeri WBC, è stato indicato in passato per il suo stile eccessivamente cauto, dovrà prendere nota di questo ammonimento. 

La realtà è che Alalshikh sta gestendo il pugilato, non come un benefattore, ma come un impresario di alto livello, investendo in grandi nomi, ma chiedendo un ritorno in termini di spettacolo, senza spazio per la noia. 



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