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58 anni fa, Cassius Clay venne condannato per renitenza alla leva. Tutta la storia

È doveroso, a nostro personalissimo giudizio, ricordare quella odierna come una data che ha segnato, non solo la storia del pugilato, ma anche quella della società civile.
Il 20 giugno del 1967, esattamente 58 anni fa, Cassius Clay (Muhammad Ali) venne condannato a 5 anni di reclusione ed ad una multa di 10.000 dollari, dopo che una giuria lo dichiarò colpevole di renitenza alla leva. 
Fu arrestato, e liberato poco dopo in attesa del processo d’appello, e privato del titolo mondiale dei pesi massimi che conquistò  nel 1964 a Miami battendo Sonny Liston per abbandono all’inizio della sesta ripresa per un infortunio alla spalla. 
Dopo questo combattimento Cassius Clay cambiò il suo nome prima con Cassius X e poi con Muhammad Ali.
A causa della condannata penale, non combatté per i successivi tre anni, quando si trovava al massimo del suo splendore 
Nel 1971 la Corte suprema degli Stati Uniti d’America, annullò la condanna e Ali poté così riprendere la sua attività da libero cittadino.
Vediamo di riepilogare quanto avvenne. 
Nel 1964, Ali si sottopose ai test richiesti dalle leggi vigenti per stabilire se fosse idoneo ad entrare nelle forze armate.
Ma le sue scarse capacità di scrittura e di ortografia si rivelarono al di sotto dei punteggi richiesti.
Ma con l'escalation della guerra del Vietnam, nel 1965, gli standard furono abbassati e così Ali si trovò, tutto d’un tratto, idoneo al servizio militare.
Quando venne informato del suo nuovo status, dichiarò pubblicamente che si sarebbe rifiutato di servire l’Esercito degli Stati Uniti e che si considerava un obiettore di coscienza. 
Ali sostenne da subito che la guerra era contro gli insegnamenti del Corano e che non si dovrebbe prendere parte a nessun conflitto, a meno che non ci si debba difendere se attaccati.
Perché dovrebbero chiedermi di indossare un'uniforme e andare a diecimila miglia da casa e sganciare bombe e proiettili sui vietnamiti, mentre i cosiddetti neri di Louisville vengono ancora trattati come cani e gli vengono negati i più elementari diritti umani”.
 
La sua richiesta di domanda di inserimento nell’elenco degli obiettori di coscienza venne negata dal Dipartimento di giustizia del Kentucky e successivamente dalla Commissione del riesame, che, contrariamente alla raccomandazione di un consigliere, concluse che la suddetta richiesta non aveva soddisfatto nessuno dei tre requisiti di base per ottenere lo status di obiettore.
Detta commissione non specificò mai le ragioni di tale decisione, omissione che si rivelerà fondamentale nella sentenza della Corte Suprema che nel 1971 annullerà la condanna di Ali. 
All'inizio del 1967, Ali cambiò la sua residenza trasferendosi a Houston, in Texas, città dove difese il suo titolo mondiale in due occasioni (contro Cleveland Williams e Ernie Terrell) e dove il 28 aprile ebbe luogo la prima udienza del procedimento che lo vedeva imputato di rifiuto di essere arruolato nelle forze armate.
In quella occasione si rifiutò di rispondere in ben tre occasioni quando venne chiamato con il suo nome di battesimo: Cassius Clay.
Un ufficiale lo avvertì che stava commettendo un reato, ma ancora una volta Alì non si istituzionalizzò  per rispondere alla chiamata.
Lo stesso giorno, la New York State Athletic Commission gli sospese la licenza di pugile e la World Boxing Association lo privò del titolo.
Anche le altre commissioni pugilistiche statunitensi e il WBC si accodarono subito dopo a questa decisione.
Venne incriminato dal Gran Giurì federale l'8 maggio del 1967 e condannato il 20 giugno a cinque anni di carcere e a 10.000 $ di multa per il reato di violazione delle leggi sul servizio militare.
La giuria del processo era composta da sei uomini e sei donne, tutti bianchi.
La Corte d'Appello confermò la condanna negando un secondo grado di giudizio nel 1968.
Ma la Corte Suprema degli Stati Uniti invalidò due delle tre ragioni del rifiuto della Corte d’Appello di concedere ad Alì lo status di “obiettore di coscienza”, che di fatto rendevano necessario un nuovo processo.
La decisione della Corte Suprema venne emessa il 28 giugno 1971, ad oltre quattro anni di distanza dalla condanna di primo grado.
La Corte Suprema ritenne che, poiché la commissione d'appello non specificò espressamente il motivo per cui la domanda di Ali venne respinta, era impossibile determinare su quale basi la condanna del campione era stata inferta, motivo per il quale, la stessa, doveva essere annullata.
La Corte stabilì che "l'obiezione morale ed etica alla guerra era valida quanto l'obiezione religiosa”, 
riconoscendo come le convinzioni di Ali erano fondate sui principi della religione musulmana.
Si chiuse in quella occasione una delle più tristi pagine giudiziarie nella storia degli Stati Uniti.
La sua leggenda di pugile era comunque ricominciata nel 1970 quando riottenne la licenza per combattere grazie ad una sentenza del tribunale.
Tornò sul ring battendo per Kot alla terza ripresa Jerry Quarry e ai punti l’argentino Oscar Bonavena.
Non riuscì però a tornare in possesso del titolo mondiale in quanto l’8 marzo del 1971, sul ring del mitico Madison Square di New York, in quello che venne definito il “Match del Secolo”, probabilmente ancora arrugginito dalla lunga inattività, si trovò di fronte un immenso Joe Frazier dal quale venne battuto ai punti (9-6, 11-4 e 8-6-1), subendo un oatterramento nella quindicesima ripresa.
Ali riprese il posto che gli competeva nel 1974 quando sconfisse per KO alla settima ripresa George Foreman a Kinshasa nello Zaire. 



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