
Il maestro.
Ruolo difficile, impegnativo, stressante e così pieno di passione da confondersi con l’amore.
Lucio Zurlo è tutte queste cose assieme.
È uscito, qualche mese fa, un libro che ne racconta la storia. Una precisazione, prima di andare avanti. “Il maestro” non è la grafia giusta. Dovrei usare quella in torrese puro, ma non mi azzardo. Un accento, una vocale sbagliata, e potrei cadere in un errore imperdonabile.
Lucio, 88 anni compiuti, ha ancora il fuoco dentro. Ma si impegna a rimanere di ghiaccio. Si entusiasma, prova gioie intense, ma sembra quasi che si vergogni a mostrarle. Parla calmo, tranquillo, ogni tanto alza la voce. Ma non è il tono o il volume ad essere importante, la forza del messaggio sta in quello che dice.
Lo ha raccontato bene Antonio Lamorte, giovane giornalista/scrittore lucano. Ha usato il modo migliore per farlo. Una narrazione intima del protagonista, una descrizione meticolosa del contesto in cui si svolge la storia. Spazio agli aneddoti e ai personaggi che accompagnano “il maestro” attraverso un’appassionante avventura che dura da una vita.
In queste pagine lo scrittore è un testimone invisibile. Vede, annota, si informa, racconta. Mette in prosa una commedia che trova i suoi spazi sulla carta di un libro, ma si può vedere ogni giorno sul palcoscenico della vita.
Sfilano, uno dopo l’altro, gli attori che hanno avuto un ruolo importantte nella Boxe Vesuviana.
Da Ernesto Bergamasco e Biagio Zurlo, fino a Irma Testa. Il lettore avrà la possibilità di conoscere meglio Raffaele Bergamasco, Gaetano Caso, Pietro Aurino, Alfonso Pinto, Pasquale Perna, Gaetano Nespro, Salvatore Annunziata, Mina Morano e tanti altri ancora.
Ci sono, e non potevano mancare, Giuseppe “Peppe” Langella e Lucia Testa.
La scenografia cambia seguendo il ritmo della narrazione. Torre Annunziata e i suoi problemi, la palestra della Boxe Vesuviana (all’origine Pugilistica Oplonti) che rappresenta un universo a parte, casa Zurlo, la Provolera, lo Spolettificio. Il mondo intero racchiuso all'interno di questo comune della città metropolitana di Napoli..
A tenere in mano le fila della storia è il fascino del protagonista. Ovunque si vede il suo tocco. Ha una straordinaria capacità, riesce a entrare nella mente dei suoi ragazzi, ha sempre avuto la forza di regalare loro gran parte della sua vita. Sa soffrire e gioire per i pugili che allena. Sa dare tutto sé stesso per cercare di tenerli lontani dai pericoli di una scelta sbagliata, insegnando loro rispetto per gli altri uomini e per il lavoro, serietà. Armi vincenti nella vita. Non sempre ci riesce, moltissime volte ce la fa.
E poi c’è Luisa, la moglie. A uno sguardo disattento, potrebbe sembrare che reciti in un ruolo sfumato, quando invece è un’anima forte della storia. La “complice ideale”, quella su cui Lucio sa di poter sempre contare. L'autore ha l'abilità di sottolinearne la forza, risparmiando gli aggettivi, descrivendo il personaggio attraverso la croncretezza dei fatti.
Tutto questo e molto altro ancora troverete nel libro. Un vero e proprio spaccato della società, un racconto che parla di tutti quelli che combattono anche, ma non solo, su un ring. Quando l’ho letto, ho avuto la sensazione vedere un film, una di quelle pellicole del vecchio, glorioso e affascinante neorealismo italiano. Solo chi ama la boxe sa usare questo sport come fantastico mezzo di comunicazione per raccontare la realtà della vita.
Sulla scena lui c'è sempre. Lucio Zurlo, uno uomo che, parafrasando una frase di Mike Tyson, potrebbe dire senza tema di smentita “Se sono nato maestro? No, altrimenti sarei nato perfetto."
IL MAESTRO di Antonio Lamorte, 194 pagine, 15 euro (grausedizioni, 2025).



