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Pamela Noutcho: “L’avventura mondiale è passione, non una ossessione”

 

La pugile della Bolognina Boxe, già campionessa d’Europa, si racconta a tre giorni dal titolo IBO nella sua Bologna

 

di Maurizio Roveri

Centotrenta giorni di preparazione. Intensa. Rigorosa. Programmata nei minimi dettagli. Con la costanza, la maturità, la disciplina che accompagnano ogni giornata di Pamela Malvina Noutcho Sawa: nella boxe, nel lavoro di infermiera del Pronto Soccorso, nella vita.

Stavolta, indubbiamente, c’era qualcosa di speciale. Dentro i pensieri e le sensazioni. Nella lunga attesa. Nelle espressioni del Team in palestra. L’intensità dell’emozione che può arrivare a confinare con il turbamento. 

Pamela si confida, in questa intervista.  A tre giorni da una palpitante avventura. Il suo primo combattimento mondiale. Il titolo IBO dei pesi Leggeri. La sera del 7 novembre al PalaDozza di Bologna. 

Quante volte al giorno, in questi mesi, la parola “Mondiale” ha attraversato la tua mente? E’ una passione, o è diventata ossessione?

“E’ ancora una passione. No, non è un’ossessione. Sicuramente una bella passione, nel senso che è un obiettivo da raggiungere”. 

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Ci sono momenti in cui ti chiedi: sarò all’altezza?

“Spesso. Molto spesso mi faccio questa domanda. Sì, mi chiedo se sarò all’altezza della ragazza argentina che andrò ad affrontare. Karen Carabajal è di caratura mondiale, decisamente più esperta, da Professionista ha il triplo di match combattuti. Oltre ad essere campionessa nazionale nel suo Paese, ha vinto il titolo del Sudamerica, attualmente detiene il titolo WBO Latino. E ha già vissuto due suggestive esperienze mondiali. Perdendo dignitosamente, contro la grandissima Katie Taylor e Rhiannon Dixon. Ogni volta che ho pensato al valore della mia avversaria, ho sempre poi cercato di mettere un tassello in più nel lavoro in palestra, e curare ancor meglio i particolari. Oltre a riguardare i video della Carabajal per capirne con maggior precisione i punti di forza e i punti deboli. Abbiamo fatto tutto quel che potevamo per preparare questo confronto così importante. E’ molto impegnativo, lo so. Mi sento pronta. Affronto la ragazza argentina con grande rispetto. Il suo valore rappresenta per me uno stimolo in più per riuscire a prendere qualcosa di utile da questo combattimento. E’ il mio cercare di fare gavetta: affrontare atlete capaci, così da poter eventualmente dire: okay, questo scalino l’ho superato”.

Ci ripensi a quella bambina di 8-9 anni che i coetanei, con i quali giocava, avevano soprannominato “Tyson” perchè un po’ muscolosetta e lei la prendeva male?

“Eeeh, non mi ricordo neanche che sia successa una cosa del genere… Sono così tanto innamorata della boxe in questo momento, ed è così tanto parte di me, che questa vecchia storia l’ho rimossa. Sai, quando hai fatto una sciocchezzuola da giovane e non vuoi neanche ricordare e la nascondi nei meandri. Ciò che invece ricordo è quando guardavo vecchi filmati di boxe in televisione. Mi rendo conto, adesso, di quanto lavoro ci fosse dietro a quei pugili e alle loro battaglie. Quanta passione, quanto impegno, quanta determinazione in quei grandi match. Ma l’ho capito dopo, nel tempo. Da piccola, invece, pensavo: cos’è questa storia di due che si picchiano, fanno a cazzotti, no, no, io voglio fare altro nella vita…”. 

Karen Carabajal aveva 16 anni quando iniziò a boxare. Ed è pugile Professionista dal 2013. Tu cominciasti a salire sul ring tra dicembre 2017 e febbraio 2018. Da Dilettante. Avevi 25 anni. Una sconfitta e un match pari, i primi due risultati. Come biglietto da visita non era granché

“Sì, ricordo. Affrontai sempre la stessa avversaria, Emanuela Pizzingrilli. Ero decisamente indietro. Mi ero appena avvicinata al pugilato. Per caso. Scoprendo che c’era una palestra popolare all’interno di un centro dove lavoravo, il Centro Beltrame, a Bologna, struttura d’accoglienza per persone in disagio sociale. Io stavo facendo lì il tirocinio che mi serviva per la professione di Infermiera. In quella palestra mi sono innamorata della boxe”.

Da pugile Professionista Pamela Malvina Noutcho ha vinto il titolo italiano dei pesi leggeri nel settembre 2023, il titolo EBU Silver nell’aprile 2024, trampolino di lancio per il Campionato Europeo conquistato sconfiggendo la serba Nina Pavlovic nell’ottobre dello stesso anno e poi difeso nell’aprile 2025 sul ring di Ferrara con un successo per KOT a 1’58” del primo round contro Martina Righi.   

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Per questo Mondiale IBO Pamela ha sostenuto un centinaio di riprese di guanti, con una decina di sparring partner. Decisamente una preparazione speciale. Ma ancor più impressionante il fatto che non abbia mai “staccato” dal suo lavoro di Infermiera nel Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore di Bologna.

La Pugile della Bolognina Boxe spiega: “Per staccare, ed allenarmi a tempo pieno, avrei dovuto prendere dei giorni di ferie. Ma le ferie mi servono per combattere. E comunque riesco a sopportare il doppio impegno: grazie anche alla disponibilità dei miei allenatori, posso programmare gli allenamenti e a incastrarli in base ai turni che faccio sul lavoro”.

E’ vero che, una volta, ti sei allenata di mattina arrivando in palestra dopo avere appena terminato il turno di notte? Che in un Pronto Soccorso è particolarmente impegnativo…

“Sì, è vero. Può capitare. Quando proprio non si riesce ad incastrare tutto, diventa necessario fare questo sacrificio”.

Quanto ti ha cambiata mentalmente il pugilato? 

“Tanto. Veramente tanto. Io tendevo a guardare per terra quando camminavo. Forse per timidezza. Ma nella boxe devi guardare negli occhi i tuoi avversari. A volte, è vero, bisogna anche guardare i piedi per capire come un pugile si muove. Tuttavia, è fondamentale guardare negli occhi chi hai davanti:  per riuscire a comprendere le sue intenzioni, per poter capire com’è caratterialmente, se è un pugile calmo che predilige controllare oppure se ti trovi di fronte ad un pugile aggressivo che ha nell’intensità la sua caratteristica principale. Gli occhi di un pugile dicono tantissimo”.

In questa preparazione c’è qualcosa del tuo pugilato che è stato curato particolarmente?

“Sì, il lavoro sulle gambe. Io sono poco mobile sulle gambe. Debbo riuscire a muovermi di più. Pertanto, abbiamo dato una attenzione particolare a questo aspetto. Per poter essere più reattiva”.

Sì, un buon gioco di piedi sarà indispensabile per prendere le misure ad una avversaria come Karen Carabajal che ha nella mobilità un punto di forza. Pamela dovrà anticiparla con colpi rapidi, poi mandare l’argentina a vuoto con efficaci spostamenti laterali. 

Gioco di piedi e mobilità di gambe, appunto.

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