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Pamela Noutcho: “Ora la difesa del titolo IBO, poi l’assalto al mondiale IBF”

 

Sabato a Roma affronterà la colombiana Tulcan. Per questo match la bolognese ha sostenuto 5 mesi di preparazione

Di Maurizio Roveri

Roma, la “Città Eterna”, aspetta Pamela Noutcho. Con interesse, con curiosità. La bolognese è campionessa del mondo. Detentrice del titolo IBO dei pesi leggeri. Conquistato il 7 novembre 2025 vincendo una dura, equilibrata, estenuante battaglia contro la valorosa argentina Karen Elizabeth Carabajal. Al palasport di Bologna. Fu un match aspro, intenso, dieci round costantemente sul filo del rasoio. Pamela vinse ai punti. Verdetto di “split decision”. 

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E’ il solo titolo, fra quelli delle Sigle mondiali riconosciute, ad essere attualmente in possesso del Pugilato Professionistico italiano. Aspettando… l’assalto suggestivo di “El Chapo”, il piemontese Etinosa Oliha, che il prossimo 8 agosto si batterà a Dublino per il Mondiale IBF dei pesi medi affrontando l’idolo di casa Aaron McKenna.

Pamela Malvina Noutcho Sawa, trentaquattrenne, nata nella Repubblica del Camerun, in Italia da quando era una bimbetta di 8 anni a Perugia, dove la famiglia vive, scelse a diciott’anni di trasferirsi a Bologna per frequentare l’Alma Mater Studiorum e laurearsi. E’ infermiera del Pronto Soccorso dell’Ospedale Maggiore. Lavoro di grande responsabilità. Ha scoperto tardi la boxe. I primi match già da venticinquenne.  Con tutti i limiti di chi non poteva avere la naturalezza nei movimenti , nell’impostazione, negli spostamenti, nella scelta di tempo, nella tecnica.

Un match pari e una sconfitta, furono i primissimi risultati sul ring. Da Dilettante. Immaginarla, otto anni più tardi Campionessa d’Europa Professionista e poi detentrice del titolo mondiale IBO, ci voleva un certo sforzo di fantasia…

annaf67.jpg Pamela "annaffiata " 

Lei ci è riuscita. Il segreto? Applicazione. Etica del lavoro. Umiltà. Rispetto. Disciplina. Determinazione. Voglia di imparare. Sono i valori che papà Raymond e mamma Maddalena le hanno trasmesso.

Pamela, c’è un’aria di mistero attorno alla tua avversaria di sabato al Pala Tiziano di Roma per la difesa della cintura IBO. I numeri fanno effetto: 14 match, 14 vittorie e addirittura 8 prima del limite. Ma affrontando il più delle volte avversarie avversarie con record negativi. Di tutto il resto si sa pochissimo. Jenny Tulcan, colombiana, figurava attorno al ventesimo posto nel ranking IBO qualche tempo fa. Adesso il suo nome sembra sparito…

Significa che sarà una sorpresa. Per tutti. La scopriremo sabato. Di questa pugile colombiana c’è appena un video e si riferisce al match del debutto nel novembre 2022. Che cosa abbiamo scoperto? Che la Tulcan cambia bene la guardia, non facendo capire se è mancina o destra. Abbiamo cercato informazioni parlando con un allenatore che la conosce: ci ha fatto sapere che è essenzialmente una attaccante, una pugile che ha ritmo e viene sempre dentro. In particolare nei primi round non si ferma mai, è estremamente aggressiva, attacca sempre e non fa un passo indietro. Tipico della boxe sudamericana. Il resto, lo capiremo sul ring. E utilizzeremo la strategia che riterremo più giusta

Pamela, questa tua difesa della cintura IBO nell’evento organizzato da TAF e De Carolis Promotions per celebrare i 110 anni della Federazione Pugilistica Italiana, rappresenta il primissimo match mondiale d’una Pugile professionista italiana sul ring della Capitale…

Ah sì? Questo non lo sapevo. Interessante. Mi rende ancor più orgogliosa di far parte di un evento così affascinante”.

pamellliit5.jpgPamela con il suo allenatore Alessandro Danè

Roma ti vedrà al top della condizione. Normalmente prepari i match con quattro mesi di rigoroso lavoro in palestra, ma stavolta hai addirittura esagerato

Sì, siamo andati oltre perchè avrei dovuto combattere a giugno, pertanto eravamo partiti con la preparazione a febbraio. Poi, questo evento è stato spostato a luglio. Conseguentemente sono state fatte due settimane in più di lavoro. Bene. Sono proprio state utili, le ultime due settimane. Mi sono servite a ripassare un po’ tutto, memorizzare al meglio ogni aspetto tecnico e tattico preparato, rendere automatico ogni movimento difensivo e offensivo. Sono diventati cinque mesi, alla fine. Un lavoro lungo, intenso. Ammetto d’avere avuto una sorta di crollo a maggio: sai quando sei pieno, la mente è colma di informazioni e di pensieri e non c’è più un buco per recepire qualcos’altro, e anche il fisico risente di questa fatica mentale e non risponde, facevo i guanti come se non avessi mai praticato il pugilato! Allora, abbiamo capito che dovevo prendermi una pausa d’una settimana. Continuando in palestra, però con un lavoro leggero, di scarico. Poi, siamo ripartiti e a giugno ho ripreso perfettamente il mio cammino”.

osta_questa_non.jpgPamela al termine di un allenamento

Ogni preparazione che affronti, Pamela, è come fosse la prima volta. Per l’impegno totale che metti, per l’entusiasmo, per la passione. E’ una questione di costanza?

E’ anche un discorso legato alla novità. Io sono il tipo che se mi metti cose nuove che mi debbo sforzare per impararle, il mio cervello rimane lì sul pezzo. Stimolato, sempre. Se invece vivo una situazione come una cosa noiosa, già fatta e rifatta e da ripetere ancora, il mio cervello si distrae e fa altro”.

Il segreto, allora, è vivere ogni preparazione come una sensazione nuova, come una cosa a sé. Ogni volta una sfida.

Esattamente. Mi aiuta a ripartire sempre da zero. In umiltà. Mai arrogante. Debbo imparare situazioni, tecniche e strategie. Quando le persone che lavorano con me, per migliorarmi e per farmi crescere, mi danno indicazioni e istruzioni io so che debbo ascoltarle. E seguirle. C’è un bellissimo feeling alla Bolognina Boxe. A gennaio abbiamo fatto una analisi, con Alessandro Danè che è l’head coach, con Roberto Stefani, con il preparatore atletico Simone Tropiano.  Poi a darci una mano è arrivato Riccardo d’Andrea, che ha lavorato con la nazionale azzurra e ora nel Gruppo Sportivo Carabinieri. Decisamente, si è formato un bel gruppo di lavoro. Non mi manca niente. Veramente niente. Qualche giorno fa, un po’ per scherzo, mi sono detta: debbo trovare qualcosa per cui lamentarmi, nel caso d’una sconfitta. Così potrei scaricare qualche colpa.. Ma non c’è niente, assolutamente niente, che non funzioni. Tutto è stato perfetto in questa preparazione. Ho tutti gli strumenti per fare al maglio la mia attività. Ora tocca a me, sabato, sul ring del Pala Tiziano”.

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E sarebbe vietato sbagliare proprio adesso, Pamela. Non l’hai mai fatto. Sei imbattuta, ancora. Dieci match da Professionista. Dieci vittorie. Cinque titoli, fra conquiste e difese. E non finisce qui. Ci sono obiettivi ancor più grandi, da inseguire.

Sì, nei nostri programmi c’è la cintura della IBF. Nel ranking sono la prima sfidante della campionessa in carica, che è la turca Elif Nur Turhan. E più avanti, se ve ne sarà l’occasione, c’è la voglia di andare a sfidare la stella dei pesi leggeri, Caroline Dubois, detentrice delle cinture mondiali della WBC e della WBO”.

Ci sarebbe anche… un sogno. Chissà. L’Olimpiade, Los Angeles 2028. Pamela ha attualmente 34 anni, fra due anni 36, e dunque ancora dentro i limiti di partecipazione. Ma occorre qualificarsi, preparare in maglia azzurra i tornei di qualificazione (che cominciano nel corso del 2027) riabituandosi ai 3 round e al modo di combattere della Boxe Olimpica. Soprattutto, come si concilierebbe tutto questo con la sua professione di Infermiera del Pronto Soccorso?

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