
A Roma, il 23 aprile 1965, Salvatore Tore Burruni batte Pone Kingpetch e conquista il titolo mondiale dei mosca Wbc. Il sardo è stato campione italiano ed europeo della categoria. Campione europeo dei gallo.
Burruni sale sul ring del Palasport romano per una borsa di un milione di lire (da restituire, in caso di vittoria, in occasione della prima difesa). Il rivale tailandese per venire in Italia pretende 55.000 dollari.
Il manager di Burruni è Umberto Branchini. Scaltro, abile e colto, subentrato a Steve Klaus. L’organizzatore della riunione è Rino Tommasi. Palazzone dell’Eur pieno, 15.000 spettatori e 52 milioni di lire di incasso (650.000 euro di oggi), ripresa televisiva concessa solo all’ultimo momento.
Burruni quel match non lo vince. Lo domina.
Un ritmo travolgente, una macchina da guerra. Non si ferma mai. Avanti, ancora avanti, e avanti ancora. Con il sopracciglio sinistro sanguinante, il destro attraversato da un taglio e il naso che perde sangue, ma comunque netto vincitore.
Un grande.
Ieri, 26 settembre, in piazza Sulis ad Alghero è stata scoperta la statua dedicata al fuoriclasse. Un affettuoso omaggio del la sua città, degli amici, della famiglia.
La cerimonia si è svolta in occasione della festa patronale di San Michele. L’opera, in bronzo, è stata realizzata dall’artista Antonio De Paoli di Pavia, presso la Fonderia Artistica Fabris di Verona.
Un tributo per cui si sono impegnati i figli Gianfranco e Pierpaolo, un comitato di amici e tifosi, la Città di Alghero e l’APS Tore Burruni.
Un grande pugile, una brava persona, la sua gente.



