
Era il 27 settembre 1980, quarantasei anni fa. Finalmente Marvin Hagler si prendeva quello che era suo, il titolo mondiale dei pesi medi. Accadeva in uno degli scenari più scandalosi della storia del pugilato. C’era una brutta atmosfera quel sabato alla Wembley Arena. In platea tanti rappresentanti del Fronte Nazionale, un gruppo xenofobo di destra. Sulle tribune, centinaia di skinheads, teste rasate, sottoproletari arrabbiati. Casse di birra circolavano senza limitazioni.
Il mondiale dei pesi medi era stato una sfida selvaggia.
Alan Minter era stato tradito dalla sua stessa ferocia. Non avrebbe concesso ad Hagler neppure il tempo di organizzarsi. Doveva solo agire, e doveva farlo in fretta, senza portarsi dietro neppure un ricordo di quella sfida. E con questo unico pensiero nella testa aveva lanciato l’attacco. Violento, spietato. Si era esposto ai colpi lucidi del rivale. La superiorità di Minter era durata appena un round. Ancora più velocemente era maturata la disfatta.
Il sangue che usciva dal lato sinistro del volto di Alan Minter, la furia di Marvin Hagler che sentiva il titolo mondiale vicino come non lo era mai stato. L’arbitro Carlos Berrocal che sanciva la fine, l’americano che si inginocchiava per ringraziare il cielo che l’aveva aiutato.
Ecco, quello era stato il momento in cui un’arena di pugilato si era trasformata in un inferno popolato da belve. Violenza, delirio, follia. Bottiglie ancora piene di birra volavano sul ring, una pioggia di vetri invadeva l’intera zona. I fratelli Petronelli alzavano e braccia sul corpo del loro pugile per proteggerlo. Lo portavano via di corsa aiutati da alcuni bobby, armati solo del loro coraggio. Una folla ubriaca e senza il minimo freno rischiava di travolgere ogni cosa.
Vito Antuofermo, che era lì per la Rai, veniva colpito alla nuca da una bottiglia. Si girava, individuava lo skinhead che aveva lanciato la birra e lo centrava con un destro devastante. Knock out, senza bisogno che un arbitro dovesse intervenire per certificarlo. Il pelato aveva sbagliato posto e obiettivo.
Per tornare a sorridere, Marvin Hagler aveva dovuto aspettare che una pattuglia di poliziotti lo scortasse sino al Bailey’s, l’albergo dove alloggiava. Con lui Ida Mae, la mamma; Wilbur, il patrigno.
Era stata una notte di paura, ma aveva consegnato un mondiale prestigioso come quello dei pesi medi all’unico vero fuoriclasse che la categoria potesse presentare in quei giorni.



