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Whittaker l'istrione rischia di saltar per aria contro il modesto Wallace

 Improvviso colpo di scena nel finale

Personalmente non amo gli istrioni sul ring, il che non vuol certo dire che non amo gli artisti della boxe che sono anzi i miei preferiti, ma sembra che gli istrioni siano necessari per convogliare migliaia di persone intorno a un ring soprattutto in tempi di vacche magre come questi. Il mediomassimo inglese Ben Whittaker appartiene sicuramente alla categoria degli istrioni. Attenzione, ciò non vuol dire che sia solo quello, è anzi uno che alle Olimpiadi di Tokyo disputatesi nel 2021 è stato battuto solo in finale. Passato professionista fra squilli di trombe ha pensato di costruirsi questo personaggio spesso indisponente e carico di apparente, e forse non solo apparente, presunzione. Il suo modello, più che Muhammad Ali, pare essere Naseem Hamed, uno che è stato sì un grande pugile ma che un bel mattino si è risvegliato con in mano le briciole dopo avere incontrato un campione vero che faceva sul serio e senza fronzoli come era Marco Antonio Barrera. Whittaker rischia di fare la stessa fine senza nemmeno raggiungere i traguardi del suo idolo che un giorno si era illuso di potere tutto a scapito del buon senso e del sacrificio.

Ieri sera sul ring di Birmingham, praticamente nel giardino di casa sua, Whittaker stava dominando l'australiano Conor Wallace, uno che solo un totale incompetente classificherebbe fra i primi 20/30 mediomassimi nel mondo e che, forse proprio per questo, era stato scelto per una semifinale a un titolo dei mediomassimi. Nove round di dominio, linguacce, esagerate schivate, chiacchiere col pubblico e pochi pugni di sostanza mentre questo mancino australiano sbuffava, veniva inutilmente avanti, andava per farfalle. Il pubblico esprimeva la sua soddisfazione, non tutto, perché i più esigenti avrebbero voluto vedere della boxe e non quel teatrino, e protestavano. Il tipico match che visto davanti alla televisione incoraggia il deluso spettatore ad alzarsi per prendersi un pacchetto di biscotti dalla credenza o a sbrigare pratiche d'ufficio al telefonino. 

Errore perché al 10° round questo Wallace azzecca, non lo sa nemmeno lui come, un gancio sinistro al volto col risultato che le gambe di Whittaker se ne vanno per conto loro anche se il 29enne inglese sembra esserci ancora con la testa. Whittaker evita l'atterramento in quel round e nei due successivi solo perché l'arbitro gli consente di tutto senza contarlo quando trascina terra l'avversario perchè le gambe non lo reggono, nè ammonirlo per le clamorose tenute. Escono fuori tutti i limiti di Wallace, incapace di finire un rivale cotto al punto giusto e servitogli in tavola.

Whittaker vince ai punti, giustamente sia chiaro, ma con uno come Bivol, campione del mondo, e ammesso che stia bene, il match non lo avrebbe finito in piedi. Qualcosa di simile gli era accaduto in Arabia contro il modesto Liam Cameron quando il match finì con entrambi ridicolmente e pericolosamente volati fuori dal ring anche se poi Whittaker vinse in poche battute la rivincita. Il campanello d'allarme stavolta ha suonato ancora più sonoramente. 

Sarà bene che Whittaker cominci a fare sul serio, nel suo interesse.

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