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L'arbitro Fabio Macchiarola riceverà a Forlì il Premio Franco Esposito

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Sabato 24 ottobre le sale del Globus Hotel di Forlì ospiteranno la Hall of Fame del Pugilato Italiano. All’interno della manifestazione Giuseppe Quartarone, presidente del Comitato Regionale Emilia e Romagna, consegnerà il “Premio Franco Esposito” all’arbitro pugliese Fabio Macchiarola, classe eccellenza 2024, scelto da una Commissione mista come miglior arbitro emergente.
Nella foto, da sinistra: l'arbitro Fabio Macchiarola in azione; il simbolo della Hall of Fame del Pugilato Italiano; (sopra) Franco Esposito alla Hall of Fame 2019 con i fratelli David e Simone Mazzinghi. In piedi a destra Dario Torromeo. (sotto) Franco Esposito premia Patrizio Oliva nella prima Hall of Fame, edizione 2018.

di Dario Torromeo
Franco Esposito se ne è andato via per sempre il 14 aprile di quest’anno. Era un gentiluomo di antico stampo, come se ne vedono pochi in giro. Sempre elegante, nei modi, nei gesti, nell’abbigliamento. Mai una cattiveria. Sorrideva di quelle che ascoltava, affrontava la vita senza fare drammi. Probabilmente teneva tutto, troppo, dentro di sé. 
Instancabile sul lavoro. A 85 anni faceva programmi sul futuro. Aveva in testa una rappresentazione teatrale sulla storia della canzone napoletana, l’ennesimo libro, e chissà quante altre cose ancora. È stato inviato per il Corriere dello Sport-Stadio e Il Mattino, ha seguito sei Mondiali di calcio e cinque Olimpiadi. Ha scritto una ventina di libri, è stato tra i soci fondatori della Hall Fame del Pugilato Italiano.
Conosceva la boxe, era un grande professionista. Il giornalismo è sempre stato il suo mestiere. Vero, all’inizio faceva il libraio con Tullio Pironti. E gli piaceva pure, un incontro con Gino Palumbo gli aveva fatto cambiare idea. Una fortuna per chi amava e ama giornali e libri, perché Franco apparteneva a una categoria rara, in via di estinzione. Quella che parlava al cuore e alla mente del lettore. 
Conosceva la boxe da praticante. Era stato dirigente, allenatore. Era andato addirittura a insegnare in Libia su incarico della Federazione Pugilistica Italiana. Un maestro di quelli che sapevano spiegare colpi e tattica, ma erano anche in grado di dare consigli di vita ai più colti studenti del mondo.
Quando scriveva o parlava di boxe era un piacere leggerlo, ascoltarlo. Raccontava la storia del pugile, la sua vita, le capacità tecniche, le reali possibilità che avrebbe avuto nel match in programma. E allora entravi nelle pagine di un romanzo che ti affascinava e capivi subito che quel giornalista era un personaggio speciale.
Amava la pallanuoto. Ha visto più di un mondiale, era presente in tribuna alle Olimpiadi, ha avuto la pazienza e l’amicizia per spiegarmi le fasi più complesse di quello che stava accadendo in acqua. Conosceva la storia di ogni singolo personaggio, aneddoti e segreti da mettere in fila uno ad uno.
Onesto, sincero, rispettoso di ogni interlocutore. Una rarità, soprattutto nell’universo del giornalismo. È vero, se l’argomento lo interessava era capace di inchiodarti alla sedia per un’ora senza pause. E tu te ne stavi lì ad ascoltarlo. Un po’ perché era un grande amico, un po’ perché era interessante quello che raccontava e, diciamocelo, perché alla fine, da giornalista, di quel romanzo che aveva messo in piedi molto avresti potuto tradurre in articoli. E tu lo sapevi.
Inseguiva la notizia senza darle tregua. Quando aveva una soffiata o un sospetto, per il protagonista della vicenda non c’era scampo. Alla fine, vinceva lui, Franco Esposito. Per gli amici Ciccio. Un grande giornalista, un gentiuomo.

 

 

 

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