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Il peso ad ogni costo. Un problema che scuote la boxe

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di Alessandro Messina

Il “taglio del peso” è una pratica ormai molto diffusa negli sport da combattimento specialmente a livello professionistico, ed il pugilato non fa eccezione, anzi.

Negli ultimi anni tale stratagemma è stato portato all’esasperazione, con atleti che pur di rientrare nella categoria di peso più bassa possibile si sottopongono a stress fisici tali da mettere seriamente a rischio la loro salute. Sia chiaro, in questo caso non si parla di carichi di allenamento spropositati, bensì di studi e calcoli fatti dallo staff dell’atleta per far arrivare il proprio assistito al peso ufficiale eliminando dal corpo la maggiore quantità possibile di liquidi. Generalmente le operazioni di peso vengono effettuate a circa 36 ore dal match, nelle quali alcuni pugili riescono a recuperare anche 8-10 kg e quindi a salire sul ring con un peso effettivo che li pone due (se non tre) categorie di peso sopra a quella nella quale stanno ufficialmente combattendo. Ovviamente il reintegro è almeno in parte proporzionale alla stazza dell’atleta, quindi più si sale di peso, più è probabile assistere a recuperi davvero molto consistenti.

Un esempio pratico: immaginate un campionato del mondo valevole per uno dei (ahimè) tanti titoli mondiali di sigla a livello di pesi superwelter, quindi con un limite teorico di 69,850 kg … tra i migliori esponenti di tale categoria recentissimi o attuali possiamo senz’altro pensare a Saul Alvarez e Jermall Charlo. Mettiamoli uno contro l’altro ed ecco che sul ring avremmo in realtà due mediomassimi: i due atleti in questione infatti hanno più volte raggiunto un peso effettivo intorno ai 78 kg al momento di salire sul quadrato.

Sono due tra gli atleti che hanno le migliori capacità di reidratare il proprio corpo, ma non sono i soli ovviamente. Carlos Baldomir (peso welter …teoricamente!), è stato un buon pugile argentino avversario tra gli altri di A.Gatti e F.Mayweather ed era capace a sua volta di reidratazioni che gli consentivano di recuperare 8-9 kg e combattere come peso supermedio effettivo. Non a caso a fine carriera è arrivato a combattere in tale categoria.

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Il pluricampione dei medi Gennady Golovkin, esempio di serietà,professionalità e dedizione, parte da un peso di 79 kg ad inizio preparazione per arrivare a toccare i 72,5 kg previsti al momento del peso e combattere il giorno dopo con un volume corporeo visibilmente differente. Il suo ultimo avversario, Jacobs, non è certamente stato da meno.

Molte volte abbiamo visto pugili italiani in evidente difficoltà fisica al cospetto di campioni celebrati, è capitato più volte di confrontare un nostro atleta con l’avversario e pensare: ”ma davvero sono della stessa categoria? L’altro è il doppio!”, “il nostro quando lo colpisce non gli fa niente”… è vero, il panorama pugilistico nostrano attualmente non annovera atleti particolarmente efficaci nel ricercare la soluzione prima del limite, tuttavia affrontare avversari molto più pesanti (oltre che validi sia chiaro) incide parecchio e di certo non aiuta.

Otto o nove kg recuperati vi sembrano tanti? C’è chi ha fatto di meglio… nel circuito UFC alcuni fighters di arti marziali miste sono riusciti ad arrivare a 13/15 kg!!

Ha ancora senso parlare di limiti di peso e di campionati per questa o quella categoria se viene permessa una cosa del genere?

Il peso a 36 ore dal match fu istituito per evitare che i pugili si sottoponessero a diete e privazioni che rischiavano di portarli sul ring in condizioni fisiche non idonee e rischiose per conservare l’incolumità degli stessi, consentendo un po’ di recupero prima dell’incontro. Invece di migliorare le cose, tale disposizione le ha peggiorate. Si parla tanto di lotta al doping per tutelare la salute degli atleti ma strapazzare il fisico in questo modo è in fin dei conti la stessa cosa.

Non è un problema semplice da risolvere specie ad alto livello professionistico, in quanto sono coinvolti i media ed il giro di affari intorno a simili eventi è tale da indurre gli organizzatori a cercare ogni espediente pur di portare avanti la manifestazione allestita. Tuttavia ormai non è raro vedere pugili che falliscono la sfida con la bilancia, rendendo inevitabili sanzioni anche pesanti come la perdita di un titolo (qualora ne siano in possesso ovviamente), pur vincendo il match che si sono preparati a disputare. La credibilità della boxe, già afflitta da tanti problemi e contraddizioni, non può che risentirne. Serve un po’ di coraggio, magari imponendo di fare il peso il giorno stesso del match. I pugili sarebbero costretti a combattere ad un peso più vicino a quello effettivo. Certamente qualche atleta pur di rientrare nella categoria che ritiene idonea sarebbe capace di mettere a rischio la propria salute e la prestazione, probabilmente le gerarchie nelle varie categorie cambierebbero in modo significativo, alcuni match salterebbero, ma almeno le etichette affibbiate ad ogni incontro risulterebbero più attendibili. La boxe tutta tornerebbe ad essere credibile. Serve trovare imprenditori che accettino il rischio di veder saltare alcune riunioni, almeno nel primo periodo. Forse è proprio quest’ultima la cosa più difficile da risolvere.

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