logo facebook

SEGUICI SU FACEBOOK

Ultime notizie

Testimone: lo gnomo, il biondino e il puledro

di Gualtiero Becchetti

gnomo

29 Maggio 1989. Palasport di Bergamo.
Nel “contorno” della riunione incentrata sul vacante campionato europeo dei massimi-leggeri tra Angelo Rottoli e il norvegese Magne Havnaa era previsto il quarto match tra il massimo di Sestri Levante Stefano Vassallo e l’ugandese George Ajio. Ma, sinceramente, più che l’ennesima puntata della serie, m’incuriosiva l’esibizione all’angolo del mio concittadino Arnaldo Tagliatti, un singolare “tuttofare” della boxe su cui si potrebbero scrivere decine di libri.
Un personaggio che definire bizzarro e imprevedibile sarebbe poco. Era stato il primo campione d’Italia del professionismo estense tra i pesi gallo e in piena guerra, nel 1942, al Teatro Verdi di Ferrara era stato sconfitto per la cintura europea dal grande Bondavalli. Poi nel dopoguerra aveva cominciato la sua misteriosa avventura di giramondo. Si conosce appena qualcosa delle sue permanenze in Spagna, ma la ricomparsa ufficiale in Italia si verificò all’inizio degli anni “60 quando, insieme a Libero Golinelli (futuro allenatore di Nino Benvenuti), importò una folto gruppo di pugili brasiliani che accompagnava avanti e indietro per la penisola con un pullmino Volkswagen su cui campeggiava la scritta “Cobra” e l’immagine del terribile rettile.
C’erano elementi di modestissimo valore ma pure alcuni veri talenti, quali Renato Moraes, Antonio Paiva e soprattutto quel Pedro Carrasco (di radici spagnole), futuro campione europeo e mondiale. Ci sarebbe stato da pagare una cifra per assistere ai duetti tra Tagliatti e Golinelli, trovatisi chissà come e chissà perché in Brasile, perché entrambi assolutamente fuori dai canoni della cosiddetta “normalità” e simili all’abbinamento fuoco-benzina. Per giunta, Tagliatti era stato fascista e Golinelli capo partigiano…Figuratevi un po’!
Ma torniamo a Bergamo!
Tagliatti, alto come un gnomo (ma di quelli proprio piccolini!), accompagnò sul ring l’ugandese George Ajio, un pachidermico gigante con addosso almeno 40 kg. di troppo, il quale si muoveva con la velocità di un bradipo durante la siesta. Sotto al suo angolo, per sfortunata casualità, un giornalista della televisione norvegese con i biondi capelli che arrivavano alle spalle e una sofisticata attrezzatura appoggiata sul tavolo. Alla fine della prima ripresa Ajio rientrò all’angolo e lo gnomo l’accolse lanciandogli addosso un’abbondante quantità d’acqua con la spugna, parte della quale finì dalle parti del giornalista vichingo. Questi cominciò ad inveire a muso duro, ignaro di chi stesse stuzzicando. Tagliatti rimase per un attimo sconcertato, poi: “Oh, biondino! Guarda che qui stiamo facendo la boxe e non un balletto. Se non ti va bene, spostati e vatti a pettinare!”.
Secondo round. Ajio rientra soffiando come la camera d’aria bucata di un Tir e la scena si ripete. Il “biondino” s’infuria e fa cenno che sono a rischio le strumentazioni…Tagliatti lo guarda e, tanto per essere chiari su quanto lo consideri, immerge ancora più in profondità la spugna nel secchio e prendendo palesemente la mira lo centra in pieno con una doccia d’acqua non propriamente trasparente, quindi si siede sulla scaletta a un metro da lui e dà libero sfogo ad un vocabolario internazionale a luci rosse e per i tre minuti successivi neanche guarda il suo pugile (tanto, che lo guarda a fare?).
Fine della terza ripresa. Il giornalista con gli occhi iniettati di sangue si mette di schiena al ring facendo scudo con il corpo alla sua attrezzatura e Arnaldo Tagliatti (capace, a seconda dei momenti, di farti crepare dalle risate o destarti istinti omicidi…), intuendo che la sua vittoria sul norvegese è a un passo, gli spara un’ultima “spugnata” che lo rende simile ad uno che sia caduto in una vasca da bagno. Inveendo come un ossesso, lo scandinavo prende tutte le sue cose e le sposta dall’altro capo del tavolo, mentre Tagliatti festeggia il successo “per abbandono” con un sorriso sornione e gli grida: “Bravo, era ora! Ci voleva tanto? Vengono qui a fare i fighetti mentre noi lavoriamo!...Ma vai dal parrucchiere che è meglio!”.
Nel frattempo, il povero George Ajio perde ai punti tra l’indifferenza di tutti (per prima la sua), domandandosi forse perché la gente si diverta più a guardare l’angolo che non il ring.
Un paio d’ore dopo siamo al ristorante. Si cena a buffet e quando io e i miei amici arriviamo le “cavallette” del cibo “a scrocco” hanno già duramente colpito. Siamo in coda e attendiamo comunque il nostro turno, ma proprio sul più bello mi sento tirare per un braccio; è Arnaldo Tagliatti che mi dice: “Hai visto come ha lavorato il mio puledro?”.
L’osservo per capire se sta scherzando o no. Poi realizzo che sta parlando del match dell’ugandese e che il termine “puledro” è riferito proprio a lui. Sorvolando sulla similitudine con l’animale meno adeguato nell’intero mondo della natura a rendere l’idea di chi e come fosse George Ajio, vigliaccamente non lo contraddico perché con Tagliatti rischiavi di fare l’alba, se non gli davi ragione. Oppure ti piantava il celeberrimo dito indice nel petto sino alla terza falange, lasciandoti il livido per dieci giorni.
In quel preciso istante la montagna ugandese compie a sorpresa il movimento più agile della serata e dribbla me e i miei amici come fosse Mohammed Ali. Un battito di ciglia e gli siamo alle spalle e subito constatiamo che “Georgione” ha un’idea del tutto personale di cosa sia un buffet. Molto semplicemente, prende TUTTO ciò che c’è nei vari vassoi e lo deposita sui tre piatti che manovra, rendendoli simili per altezza ai Colli Euganei. Il culmine lo raggiunge con il vitello tonnato sul quale noi covavamo ancora una timida “speranziella”, essendo abbastanza abbondante…Con ammirevole maestria riesce a metterlo in precario equilibrio sui suoi piatti e se ne va infine soddisfatto.
Non ci resta che una malinconica insalatina, unica cosa non gradita dal “puledro” e mentre consumiamo il frugale pasto “vegetariano”, accanto a noi George Ajio, con il tavolo che gli arriva alla cintura, e Arnaldo Tagliatti, con il tavolo che gli arriva al mento, mangiano “a quattro palmenti”.
L’antico campione dei gallo aveva trionfato per la seconda volta nella stessa sera!

Passò non molto tempo e dopo avere girato il pianeta in lungo e in largo facendo di tutto e di più, lo gnomo ferrarese firmò la sua ultima bizzarria. A quasi ottantanni partì tutto solo da Barcellona in auto e venne a Ferrara per fare visita a sua sorella, con una tirata che nemmeno tanti ventenni reggerebbero. Si addormentò serenamente poche ore dopo per sempre nella vecchia casa dove tutto era cominciato nel 1914…
Era il torrido 22 agosto 1992.
Per Arnaldo, il lungo viaggio era definitivamente concluso.

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

RIFERIMENTI

BOXE RING WEB

EDITORE FLAVIO DELL'AMORE

Autorizzazione

Tribunale di Forli' n. 2709

CHI E' ONLINE

Abbiamo 1650 ospiti e nessun utente online

FORUM

logo boxeringweb2017c

Il Forum a cura di NonSoloBoxe

Per discutere di Boxe e non solo...

CLICCA SUL BOTTONE
PER ACCEDERE AL FORUM

go