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Ultima chiamata per Andre Dirrell contro il duro Uzcategui

Uno spareggio per entrare nel giro che conta a Oxon Hill

 

di Matteo Biancareddu

 

Il terzo incontro di cartello proposto dalla riunione che avrà luogo questa notte a Oxon Hill, Maryland, è quello tra i supermedi Andre Direll, statunitense, e José Uzcategui, venezuelano. Il match avrà in palio il titolo ad interim dell’IBF, che servirà al vincitore da viatico per una sfida al campione James DeGale.

Andre Dirrell (25-2-0, 16 KO), trentatreenne di Flint, Michigan, è uno dei pugili più talentuosi militanti nella sua categoria. Già medaglia di bronzo alle Olimpiadi ateniesi del 2004, si affacciò alla ribalta del professionismo con le stimmate del predestinato, forte di un bagaglio tecnico di assoluta eccellenza. La sua carriera ebbe uno snodo cruciale nel torneo “Supersix”, che partì nel 2009 con il dichiarato obiettivo di trovare l’erede di Joe Calzaghe, ritiratosi imbattuto dopo aver imposto un dominio decennale sulla categoria. Al torneo, organizzato secondo lo schema del “round robin” (i concorrenti si affrontavano l’un l’altro come in un girone, senza eliminazione diretta), parteciparono i migliori supermedi al mondo, con la sola eccezione dell’allora campione IBF Lucian Bute. A Dirrell bastarono due match per avanzare una seria candidatura alla vittoria finale. All’esordio nella competizione, perse ai punti con verdetto di Split Decision per mano dell’inglese Carl Froch, poi finalista, che fu smaccatamente favorito, in quell’occasione, dal fattore campo e da giudici compiacenti. Nel secondo incontro, invece, Dirrell vinse per squalifica su un altro autorevole candidato al successo finale, il tedesco Arthur Abraham, che si rese responsabile di un gesto increscioso. All’undicesimo round, avendo accumulato uno svantaggio ormai incolmabile su tutti i cartellini, Abraham giocò il tutto per tutto nell’intento di trovare il KO, e colpì volutamente l’avversario dopo che quello era scivolato al tappeto. La sequenza che seguì fu drammatica, perché Dirrell giacque in uno stato di semi-incoscienza per alcuni secondi, prima di essere soccorso e trasferito in ospedale. A causa di quel colpo a tradimento, il pugile di Flint riportò seri danni neurologici e rischiò di doversi ritirare dall’attività agonistica. Dovette comunque stare a riposo per quasi due anni, prima di tornare a calcare la stuoia con passi incerti. Non c’è dubbio che quell’incidente abbia compromesso irrimediabilmente la carriera di Dirrell, non solo per il tempo che le sottrasse e per le difficoltà relative al recupero, ma anche perché il pugile non è più stato lo stesso negli anni a seguire. In casi del genere, le ripercussioni psicologiche sono un fardello di cui molti pugili non riescono a liberarsi; il semplice fatto che Dirrell sia tornato a combattere, per giunta ad alto livello, è da considerarsi un risultato eccezionale. Nel 2015, dopo quattro anni di attività saltuaria e poco significativa, Dirrell ha affrontato l’inglese James DeGale per il titolo IBF dei supermedi, rimediando una giusta sconfitta ai punti, la seconda in carriera. Un anno dopo, ha battuto ai punti l’australiano Blake Caparello in un match che resta l’ultimo disputato, secondo un’ormai consolidata cadenza annuale. Stasera, a un altro anno di distanza, Dirrell avrà l’ultima occasione per tornare nel giro che conta.

Comunque vada l’incontro di oggi, il venezuelano José Uzcategui (26-1-0, 22 KO) avrà invece altre opportunità, in virtù dell’età ancora giovane (ventisei anni); ma è certo che, anche per lui, l’appuntamento è di quelli da non mancare. Uzcategui, il cui nome tradisce sicure ascendenze basche, è un pugile di valore e già sufficientemente testato, avendo battuto ai punti quel Rogelio Medina che ha poi messo alla frusta DeGale in un match più equilibrato di quanto testimonino i punteggi. La vittoria più importante raccolta dal venezuelano resta però quella sull’allora imbattuto Julius Jackson, figlio del celebre Julian e fratello del superwelter John. Uzcategui, da solido picchiatore qual è, chiuse la pratica in soli due round, guadagnando così un credito sufficiente per riscattare la sconfitta subita con il russo Matt Korobov a giugno 2014.

Quel risultato, che resta l’unica sconfitta finora rimediata da Uzcategui, fornisce indicazioni interessanti sul possibile esito del match di stasera. Perché Korobov, esattamente come Dirrell, è un mancino veloce e tempista, mobile sulle gambe e dall’ottima linea stilistica. Davanti al russo, allora imbattuto, la boxe di Uzcategui risultò povera di soluzioni, tant’è che il risultato – un ampio verdetto ai punti condito da due atterramenti a carico del sudamericano – fu ineccepibile. Sarebbe sbagliato, sulla base di quel match, dipingere Uzcategui come il classico picchiatore sprovvisto di tecnica, perché il venezuelano sa boxare più che decentemente ed è sicuramente migliorato negli anni a seguire. Tuttavia, resta l’impressione che la boxe di Dirrell sia quanto di peggio gli possa capitare sul ring. L’incognita maggiore, in questo match, è l’attuale condizione psico-fisica di Dirrell: il suo rivale è un pugile giovane, integro, potente e determinato; quel genere di pugile cui può capitare di perdere, ma non prima di avere sottoposto l’avversario alla prova più dura possibile. E non è affatto detto che Dirrell, oggi, sia mentalmente attrezzato per battaglie di quel tipo.

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