
Di Alessandro Messina
Poche ore fa al Palazzetto dello Sport di Vicenza Vittorio Parrinello e Luca Rigoldi si sono contesi il titolo (vacante) della Unione Europea pesi supergallo dando vita ad un match dal ritmo decisamente elevato.
Il tema tattico dell’incontro era abbastanza prevedibile ed è stato più o meno lo stesso per tutta la durata del combattimento: dopo circa un minuto di fase di studio un mobilissimo Parrinello ha cominciato a girare intorno al pugile di casa cercando di portare colpi dritti in buona quantità per fermare l’avanzata del mancino Rigoldi, dotato di un minor allungo rispetto all’avversario e pertanto portato a cercare di chiudere la distanza per andare a bersaglio. La prima parte del match è decisamente favorevole al pugile campano, che si posiziona spesso in guardia abbastanza laterale ed anticipa con rapidi uno-due Rigoldi. Non si tratta di colpi particolarmente duri, il vigore atletico del pugile veneto non ne risente più di tanto, ma fanno si che Parrinello si faccia preferire nella prima parte del match. Rigoldi fa una certa fatica ad inquadrare il bersaglio e nelle prime tre riprese riesce raramente ad portare colpi a segno, fatta eccezione per un incrocio di diretti abbastanza pesante tra i due che si verifica proprio alla terza ripresa. Rigoldi capisce che deve cercare di trovare delle alternative e prova a volte a lavorare alla figura dalla corta distanza. Il ritmo nel frattempo è salito ulteriormente e si mantiene tale da parte di entrambi. Parrinello soffre leggermente solo quando si trova costretto in una posizione più frontale rispetto a Rigoldi, cosa questa che lo induce a qualche trattenuta di troppo, con tanto di richiamo ufficiale infertogli dall’arbitro spagnolo Carrasco nel corso dell’ottavo tempo. L’azione di Rigoldi con il passare delle riprese diventa un po’ più efficace, anche se non capita di rado che il beniamino di casa cercando di buttarsi addosso a Parrinello finisca visibilmente a vuoto.
Va dato atto a Rigoldi di non aver mai mollato fino all’ultimo secondo, pressando Parrinello e costringendolo a tirare fuori tutto il suo mestiere per evitare di subire l’azione dell’atleta veneto. L’atleta di Piedimonte Matese deve accettare di più gli scambi, ma complessivamente riesce comunque a gestire la situazione. Un paio di scivoloni avvenuti all’angolo rosso del ring inducono l’arbitro a fermare per qualche secondo l’incontro in modo da rendere agibile la parte di ring interessata: sarò questa l’unica pausa prima del finale di un match che non cala di intensità, anzi… arriva anche qualche colpo un po’ più pesante da parte di entrambi, specie nel corso della decima ripresa dove Parrinello piazza un bel sinistro destro, mentre Rigoldi si mette in evidenza con un bel gancio destro pienamente a segno. Penultimo round da attendista puro per Parrinello che aspetta l’avanzata di Rigoldi per toccare e spostarsi sgusciando via. All’angolo di Rigoldi sanno che il verdetto è in bilico, pertanto invitano il loro assistito a dare fondo a tutto il carburante che gli è rimasto per un finale dove c’è da fare il massimo. In effetti la dodicesima ripresa è la migliore da parte di Rigoldi che riesce a mettere a segno diversi colpi, in particolare un diretto destro ed un gancio sinistro. Parrinello entra a sua volta con una combinazione di due ganci, cerca di gestire il finale di round, che arriva con entrambi gli atleti feriti poco sopra l’occhio destro.
Il verdetto non è unanime: due giudici hanno visto vincitore Rigoldi per 114 a 113, un terzo ha premiato Parrinello con il medesimo punteggio. Sicuramente Rigoldi ha cercato di fare di più il match attaccando costantemente, tuttavia Parrinello è stato molto preciso, è andato spesso a bersaglio e se si va a fare un conto dei colpi messi a segno non ha certo demeritato: la vittoria poteva essere anche sua.
Nella stessa serata ha esordito da professionista anche Domenico Valentino, opposto al lombardo Davide Calì in un match al limite dei pesi superleggeri (Calì era qualcosa oltre in verità) previsto sulle sei riprese. Appropriatosi immediatamente del centro ring, nella prima parte del match il già pluridecorato ex dilettante di Marcianise ha costretto Calì alle corde o comunque sulla difensiva, cercando di colpire duro con il gancio sinistro al fegato in almeno un paio di circostanze. Una pressione abbastanza cadenzata, senza particolari strappi, con la quale Valentino ha condotto quasi tutto l’incontro. Calì si è comunque tolto le sue soddisfazioni dopo una partenza decisamente guardinga. Ha accettato che fosse Valentino a fare il match, aspettando il momento buono per contrattaccare ed in effetti ha messo a segno anche lui dei buoni colpi. In particolare con il gancio sinistro ha centrato il bersaglio in più di una occasione. Valentino ha poi gestito bene il finale di gara mandando a vuoto l’avversario per poi rientrare con colpi dritti e precisi aggiudicandosi il verdetto ai punti in modo unanime.
Carmine Tommasone ha disposto abbastanza agevolmente del nicaraguense Leshter Cantillano fornendo una prova dove ha dimostrato voglia di fare e buona concentrazione contro un avversario inizialmente guardingo ma che con il passare delle riprese ha progressivamente rotto gli indugi prendendosi qualche rischio ed anche qualche colpo di troppo. Il peso piuma di Avellino ha cercato di portare sempre almeno due colpi in ogni sua azione, è andato spesso e volentieri a bersaglio con il destro, portato a volte di prima intenzione, a volte di rimessa dopo aver mandato a vuoto Cantillano, spesso con una traiettoria dall’alto verso il basso. Il nicaraguense pur cercando di fare il possibile è parso decisamente meno solido fisicamente di Tommasone ed anche meno dotato tecnicamente. Per il pugile campano è stato un buon test portato fino al termine delle sei riprese previste. In particolare proprio la sesta è stata la più impegnativa se non altro perché Cantillano ce l’ha messa tutta per impegnare Tommasone, poi decretato vincitore per verdetto unanime.



