
(Da sx: Gary Kopas e David Whittom alle operazioni di peso)
Chiunque, adeguatamente allenato, può cimentarsi persino nella maratona o percorrere in bicicletta molti chilometri; si può giocare a tennis o a golf sino ad età avanzata e nuotare per lunghi tratti senza essere Thorpe. Ma non si può disputare un match di boxe, così come altre gare sportive, per “gioco”. No. Non si può perché ci si fa male.
Quasi sempre, quando su un ring passa il vento della tragedia o della grande paura, c’è una ragione. Non ci se ne avvede talvolta subito ma poi, a “mente fredda”, ci s’accorge di avere trascurato o sottovalutato particolari che alla prova della verità diventano determinanti nel mettere a repentaglio l’integrità di un atleta.
Le sconfitte ripetute e magari per ko, l’età che nessuno può sconfiggere, segnali d’allarme timidamente risuonati in palestra, follie alimentari per entrare in categorie non “naturali”…A volte si ritiene che siano banalità, ostacoli che non spaventano il carattere di ferro di atleti abituati a soffrire e a stringere i denti. Ma poi, quando meno lo si aspetta, ecco che il ring presenta il conto.
Una volta un pugile mi disse, mentre aveva un suo nipotino in braccio che gli aveva dato un colpetto sul viso: “Ecco! Mi ha fatto male…Tutti i pugni fanno male!”. Già, è così. E quando vediamo meravigliosi campioni, quali furono ad esempio Roy Jones, Bernard Hopkins, Donald Curry e il nostro Gianfranco Rosi, rischiare la salute per non rassegnarsi al trascorrere del tempo e ad un tramonto che non ammette deroghe, il cuore si riempie di tristezza.
Sabato notte, il 38enne cruiser canadese David Whittom (12-24-1; 8 ko), è finito ko al 10° round contro il 37enne connazionale Gary Kopas (8-11-2; 4 ko), sul quadrato di un’anonima cittadina di nome Fredericton. Era in gioco il titolo canadese tra due anziani e modestissimi protagonisti con più sconfitte che vittorie nel record. A farsi male, molto male è stato il povero Whittom, che ora lotta per la vita su un letto d’ospedale dopo essere stato sottoposto ad un delicatissimo intervento chirurgico per emorragia cerebrale. E’ succeso a lui, ma avrebbe potuto accadere anche al suo rivale, il quale è stato a sua volta trascinato, seppure in altra forma, in una tragedia.
David, dal 2010 a oggi, aveva sostenuto 15 match, vincendo una sola volta e perdendo in quattordici occasioni, 7 delle quali prima del limite. Ci si domanda: la disgrazia era davvero imprevedibile? Ora la cosa importante è che si rialzi da quel letto e che la sua ancora verde vita di uomo riprenda lasciandosi alla spalle un’avventura che avrebbe dovuto finire tanto tempo fa. Davis Whittom è la prima vittima, ma poi seguono i suoi cari, gli amici, i colleghi, il suo avversario. Infine la boxe.
Che è uno sport meraviglioso, ma non per tutti. Che è una Nobile Arte riservata solo a chi è in grado di praticarla senza correre rischi sproporzionati alle sue capacità. Per tutti c’è la boxe amatoriale. Ecco, questa è un gioco! Ma sul ring per combattere devono salire solo gli “eletti”, le “formule1” o a queste brutte storie non si porrà mai fine.



