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Domenico Valentino dopo l'esordio: Emozioni, problemi, progetti..

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QUATTRO CHIACCHIERE CON DOMENICO VALENTINO DOPO L'ESORDIO DA PROFESSIONISTA

Domenico Valentino, uno dei grandissimi nomi della boxe dilettantistica italiana, già campione mondiale e tre volte atleta olimpionico, lo scorso 20 maggio a Vicenza ha esordito nel mondo del pugilato professionistico battendo dopo sei ruvide riprese Davide Calì con una soluzione ai punti. Dopo questo match lo abbiamo sentito di nuovo per tastarne gli umori.

-Domenico, come è andata? A prima vista sembra che hai combattuto a tratti contratto e ti sei fatto prendere anche un po' dal nervosismo...

-Diciamo che mi aspettavo che Calì facesse qualcosa in più, che mi attaccasse per farmi fare un match da incontrista, invece a parte tirare qualche ciabattata non ha fatto. Però nel complesso sono soddisfatto.

-Il dado ormai è tratto...

-Sono contento, mi mancava terribilmente il ring, erano undici mesi che non combattevo e fare i guanti in palestra non è la stessa cosa che affrontare un avversario vero.

-Che emozioni ti ha dato questo match?

-I nuovi regolamenti e il modo di affrontare i ritmi più lenti del match professionistico mi hanno sorpreso, però non ho risentito per nulla dei sei round. Avevo bisogno solo di scaricare l'adrenalina che avevo addosso. Adesso si tratta di capire come dosare le energie senza i ritmi forsennati dei dilettanti. E poi ci sono i guanti...

-Parliamone.

-Devo prendere confidenza con i guanti che si usano tra i professionisti. Non solo sono più piccoli di quelli dei dilettanti, ma anche più scivolosi. Mi è sembrato abbastanza arduo arrivare a bersaglio senza che il sudore dell'avversario permettesse al colpo di scivolare via senza fare troppi danni. Per questo motivo mi sto allenando in palestra a colpire più in basso della testa, verso il collo, e a mettere maggiore consistenza nel colpo. Con i guanti dei dilettanti, più grossi, quando porti un colpo, qualcosa colpisci sempre. Qui si tratta proprio di un'altra filosofia di combattimento. Si tratta di dosare le forze e non andare a vuoto.

-Nel complesso però ti sento abbastanza soddisfatto e pieno di voglia di fare...

-Esattamente. Faccio un passo alla volta, però alla mia età devo anche necessariamente bruciare le tappe. Per questo ho in programma un nuovo match il 30 giugno a San Valentino del Tornio. E poi voglio qualcosa di sostanzioso...

-Che sarebbe?

-Il titolo italiano entro la fine dell'anno, magari a Marcianise, davanti al mio pubblico. Sarebbe veramente un bel modo di iniziare a sparare le mie cartucce. Ancora mi sento un atleta, e fino a che avrò questa sensazione non smetto di certo. So che devo migliorare, e sto lavorando apposta.

-Ultima curiosità. Perché a Vicenza non ti sei mai seduto tra un round e l'altro?

-Nella mia carriera poche volte mi sono seduto sullo sgabello. Non mi siedo se non quando sono stanco e ho bisogno di tirare un attimo il fiato. A Vicenza non c'è stato bisogno. Con il mio maestro ho avuto un'ottima intesa e so che sono sulla strada giusta.

Andrea Bacci

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