Sabato il CF della Federazione Pugilistica Italiana quasi certamente, nominerà la nuova Commissione Professionisti per il quadriennio 2025/2028. Le voci si rincorrono, mi sembra di essere nei mesi caldi del calcio mercato. I bene informati indicano un nome per poi smentirlo 24 ore dopo. Al momento, dopo aver ascoltato molti protagonisti del mondo della boxe italiana, ho pensato di mettere assieme i sei candidati che, a detta degli intervistati, sembrano avere maggiori possibilità di entrare in Commissione.
COORDINATORE Andrea Locatelli, Consigliere Federale. Già vice presidente di Infront e tra i fondatori di Media Partners. Presidente del Comitato Organizzatore dei Mondiali Dilettanti di Milano 2009. COMPONENTI (per gli organizzatori) Edoardo Germani, Fondatore e titolare della TAF (The Art of Fighting), promoter di riunioni interessanti all’Allianz Cloud di Milano e all’Arena di Monza. Rosanna Conti Cavini, Presidente della Conti Cavini Promotion. Da oltre vent’anni nel mondo del pugilato. Prima con il marito Umberto Cavini, ora con la figlia Monia. (per i manager) Carlo Nori, Direttore Generale della Lega Pro Boxe dal 2010 al 2012. Poi Presidente dal 2014 al 2016. (per i maestri) Marcello Paciucci, ex campione italiano, atleta azzurro. Dal 2005 maestro. Premio CONI. (per gli atleti) Luca Rigoldi, ex campione d’Europa. Attualmente Consigliere Federale.
Simone D'Alessandri, coach della Phoenix Gym di Pomezia, è la guida tecnica di Felice Moncelli, impegnato stasera nella sfida contro Dario Morello per il titolo WBC del Mediterraneo nella categoria pesi medi.
Perché pensi che il tuo pugile possa vincere? “Felice può vincere perché è un duro. Ha fatto tanti match in giro per il mondo e non si è mai tirato indietro. È un pugile dalle mani pesanti. Può anche perdere, ma sempre e comunque è in grado di mettere in difficoltà qualsiasi rivale. L’esperienza c’è. Stiamo regalando qualcosa sul peso. Sappiamo tutti che Felice è un superwelter, potrebbe addirittura scendere tra i welter se fosse più attento nell’alimentazione. C’è stata questa opportunità, l’abbiamo accettata. Sappiamo che Dario Morello è un avversario molto scomodo, soprattutto per Felice. Sono quei pugili sfuggenti, tocca e si sposta. Non è pericolosissimo, ma è un atleta molto intelligente. Lo stimo, lo conosco da tanto tempo. So come si muove, abbiamo lavorato su una strategia particolare. Starà a me mantenere il rispetto del copione, a Felice conservare lucidità e determinazione per portare a termine il piano.” Avete cambiato preparazione rispetto al passato? “Sono molto puntiglioso, sono convinto che il dettaglio faccia la differenza. Abbiamo lavorato molto su tutte e due le guardie. Lui sta combattendo da mancino, ma sa boxare anche in guardia normale. Abbiamo preparato il Piano A e il Piano B. Fatto dei lavori specifici con pugili alti, molto mobili, capaci di muoversi in guardia falsa o in guardia normale. Lo specifico lo vedremo sul ring.” Sarà il match più difficile sia per Morello che per Moncelli? “È il match più difficile per Morello. Per Felice il match più complesso è stato il mondiale WBC Silver di molti anni fa contro Sergio Garcia. Di incontri tosti ne ha fatti tanti. Anche l’ultimo contro Oliver Meng, un mancino che si muoveva tanto. Hanno dato il pari, combattevamo a casa sua. Se sarà questo il pi duro te lo saprò dire solo quando sarà finito.” Quanto conterà l’esperienza in questa sfida? “L’esperienza è un fattore molto importante, il pugilato quando sei arrivato a un certo punto della carriera diventa soprattutto una questione di testa. L’atleta più forte spesso è anche quello più furbo. Morello è molto esperto, da dilettante a livello nazionale e internazionale. Da professionista non ha ancora affrontato super pugili, ma come ho già detto è un atleta molto intelligente. Lo stimo. Sotto questo aspetto credo siano due pugili ad armi pari.” Quale è il tuo pronostico sul match? “Mi sento di dire 50/50. Qualcuno ha detto 60/40 per lui, non sono d’accordo. Felice è un diesel, stavolta abbiamo lavorato per svegliarci subito. Non ci possiamo permettere di perdere i primi round, perché sarebbe costretto a stravincere gli altri sette, rischiando così di giocarsi il match.” Quale è la qualità principale di Morello? “L’astuzia, la capacità di sapersi adattare. È un autodidatta, è abituato a studiare gli avversari da solo. Sul ring, in tempo reale, riesce a uscire da situazioni difficili. Trova quasi sempre la soluzione giusta. Lo reputo un atleta molto scaltro.” La convinzione nei propri mezzi è testimonianza di un carattere forte. Morello appartiene a questa categoria? “Non gli manca certo il carattere. Sembra molto convinto, e questo è importante. Ma bisogna stare attenti. Se parti convinto e trovi davanti a te un muro, può crollarti tutto. Dovrà gestire con abilità ogni situazione.” Morello vs Moncelli è il clou della serata. Ed è un match incerto. Un buon segnale per la boxe di casa nostra? “Per fortuna sta accadendo sempre più spesso, lo dico con soddisfazione. Queste sono le sfide che mi entusiasmano. Non mi sono mai piaciuti i match facili, non mi piace farmi le foto su Facebook dopo che un mio pugile ha affrontato un collaudatore. Sono ambizioso e credo sia giusto guardare avanti. Quello che sta accadendo adesso è una cosa molto bella e fa bene a tutto il pugilato. I pugili italiani forti devono sfidarsi tra di loro, combattere tra di loro.” Il pubblico ha risposto bene, sembra siano stati venduti tremila biglietti. È il segnale che siamo sulla strada giusta? “Sarà una bella serata di boxe, tantissimi match interessanti. Incerti, veri. Amo quello che sto vedendo. Due giovani nuovi organizzatori, Edoardo Germani e Giovanni De Carolis, stanno facendo bene. Possono creare qualcosa di importante.”
PROGRAMMA (Allianz Cloud, Milano, sabato 16 novembre, inizio ore 18:20) Medi (6×3) Francesco Faraoni (6-0. 2 ko) vs Ion Catarau (1-4-0); mediomassimi (8×3) LucaWar Machine Spadaccini (10-7-3, 5 ko) vs Mohamed El Maghraby (9-0, 4 ko); (WBC International Silver, vacante, 10×3) Nicholas Esposito (9-0, 5 ko) vs Akrem Aouina (11-1-0, 5 ko); superpiuma (titolo italiano, vacante, 10×3) Muhammad Diallo (9-1-0, 7 ko) vs Francesco Paparo (8-1-1, 2 ko); massimi leggeri (titolo italiano vacante, 10×3) Jonathan Mamba Kogasso (13-0, 9 ko) vs Roberto Mumma Lizzi (7-1-0, 2 ko); medi (Titolo WBC del Mediterraneo, 10×3) Dario Spartan Morello (23-1-0, 4 ko) vs Felice Faccia d’Angelo Moncelli (24-8-2, 6 ko).
TELEVISIONE – Sportitalia trasmetterà in diretta la riunione a partire dalle 19:30
Massimi leggeri, titolo italiano (attualmente vacante). Jonathan Kogasso è un pugile interessante, ho sentito parlare molto bene di lui. Ma non l’ho mai visto da bordo ring. Non mi fido della televisione, falsa la prospettiva, non restituisce su un piano reale la profondità dei colpi. È comunque imbattuto, ha nove vittorie su tredici prima del limite, i bookmaker lo danno chiaro favorito e testimoni di cui mi fido lo hanno studiato da vicino e mi hanno detto che ha qualità per centrare buoni risultati. Ha sicuramente una bella storia alle spalle, un intreccio di personaggi e situazioni la rende anche intrigante. È nato a Kinshasa, ma quando Ali e Foreman si sono affrontati in quella città, lui non era ancora nato. Ha cominciato a boxare a Voghera, nella palestra intitolata a Giovanni Parisi. Ma Flash non c’era più. Di pugilato Jonathan sapeva poco, conosceva giusto Muhammad Ali (ovvio) e Mike Tyson, che all’alba del 16 novembre (ora italiana) disputerà una sorta di esibizione su un ring del Texas. Ha il pugno duro Kogasso. L’ho sentito parlare e ho letto le sue interviste. Sono convinto sia una persona intelligente. Sapere usare la testa gli sarà molto utile in questo suo quattordicesimo combattimento. Un pugile imbattuto non conosce i suoi limiti; un picchiatore che risolve i primi match della carriera quasi sempre per ko, potrebbe fidarsi troppo della sua potenza e sottovalutare le qualità dell’altro. Roberto Lizzi è questo che spera. Lui boxa con il piede costantemente premuto sull’acceleratore. È un combattente senza paura. “Vado a Milano per vincere. Se contasse solo il fisico, io non avrei vinto un match. Lo batterò perché sono più forte e lui si troverà ad essere come quei bambini che vanno sotto l’albero di Natale e non trovano il regalo.” Il pugile calabrese dice di essere allenato come non mai. È pronto, carico e fiducioso. Come il suo allenatore, Ercole Morello che è anche lo zio. Medi, campionato del Mediterraneo Wbc. Il maestro calabrese è anche il papà di Dario Morello, che è co-protagonista del match clou. L’evento della serata. Una sfida forse più incerta di quello che potrebbe sembrare sulla carta. Morello ha la capacità di sapere gestire gli incontri dal punto di vista tattico, finora ha sempre portato i suoi avversari a fare quello che lui preferisce. Attaccarlo. E sabato sera non ci saranno dubbi, il suo rivale lo presserà andandolo a cercare in ogni angolo del ring. Il clan di Morello si dice felice di questa eventualità, aggiungendo che i pugni di Felice Moncelli non lo sfioreranno neppure. Attenzione. Anche per me, come per gli allibratori, il favorito di questa sfida è Dario. Ma l’altro ha coraggio, resistenza e capacità di tagliare la strada agli avversari. Unaa volta arrivato a corta distanza sa farsi valere. Sfida interessante sia perché è in grado di offrire incertezza sul risultato, sia per il valore dei due protagonisti. La serata, organizzata da The Art of Fighting, promette bene. Anche gli altri combattimenti sono in grado di scatenare emozioni.
PROGRAMMA (Allianz Cloud, Milano, sabato 16 novembre, inizio ore 18:20) Medi (6×3) Francesco Faraoni (6-0. 2 ko) vs Ion Catarau (1-4-0); mediomassimi (8×3) LucaWar Machine Spadaccini (10-7-3, 5 ko) vs Mohamed El Maghraby (9-0, 4 ko); (WBC International Silver, vacante, 10×3) Nicholas Esposito (9-0, 5 ko) vs Akrem Aouina (11-1-0, 5 ko); superpiuma (titolo italiano, vacante, 10×3) Muhammad Diallo (9-1-0, 7 ko) vs Francesco Paparo (8-1-1, 2 ko); massimi leggeri (titolo italiano vacante, 10×3) Jonathan Mamba Kogasso (13-0, 9 ko) vs Roberto Mumma Lizzi (7-1-0, 2 ko); medi (Titolo WBC del Mediterraneo, 10×3) Dario Spartan Morello (23-1-0, 4 ko) vs Felice Faccia d’Angelo Moncelli (24-8-2, 6 ko).
TELEVISIONE – Sportitalia trasmetterà in diretta la riunione a partire dalle 19:30
Sabato, a Milano, riunione organizzata dalla TAF (The Art of Fighting). Il clou sarà la sfida tra Dario Morello e Felice Moncelli (Titolo WBC del Mediterraneo). In cartellone anche il campionato italiano (titolo vacante) dei massimi leggeri. Jonathan Kogasso, per molti il chiaro favorito, contro Roberto Lizzi (a destra nella foto). Ercole Morello, allenatore e zio di Roberto, non la pensa cosi. Perché, a differenza della maggior parte degli appassionati, pensi che Lizzi possa battere Kogasso? “Robertino ha 22 anni, è cresciuto molto. È un pugile tosto. Se vale la storia pregressa, dico, accettando il rischio di sembrare arrogante, che Kogasso da dilettante ha fatto meno di lui. Ha vinto i regionali in Lombardia, agli Assoluti non ce l’ha mai fatta. Lizzi, che ha pochissimi match anche da dilettante, ha esordito in un campionato italiano. Al primo match da Elite, a 18 anni, ha incontrato il titolare della nazionale Under 22 e ha dominato l’incontro. Nel secondo combattimento ha trovato Abbes (Mouhiidine) che ha meritatamente vinto tirando però pochi colpi. Alla fine, dopo la vittoria agli Assoluti, ha detto: “L’unico che mi ha impensierito è stato Lizzi”. L’anno successivo Roberto ha vinto il titolo Under 22 e quello assoluto. Un anno dopo ancora, argento agli Europei. L’altro non ha raggiunto questi risultati.” Il dilettantismo è una cosa, il professionismo un’altra. “Vero. Fisicamente e tecnicamente a Kogasso non si può dire niente. È bravo, è forte. Ma non ha ancora incontrato uno con la grinta, il coraggio e la resistenza di Roberto. Per Kogasso non sarà una passeggiata.” Quindi pensi che a vincere sarà Lizzi? “Non posso dirlo. Sono comunque sicuro che Kogasso se vorrà portare a casa il titolo, dovrà soffrire molto. Penso che le percentuali di successo siano 60% Kogasso e 40% Lizzi. Ma se superiamo la quarta ripresa, quelle percentuali cambieranno. Possiamo vincere. Kogasso ha chiuso i match spesso per ko (nove volte, su tredici successi, ndr), otto volte entro la terza ripresa. Cosa accadrà quado si renderà contro che Roberto regge le bombe? Nel pugilato conta anche l’aspetto psicologico, credo che possa essere un'arma in più per Roberto.” Cosa è accaduto a Sequals, dove Lizzi ha registrato l’unica sconfitta della carriera in otto incontri? “Loro negano, ma noi avevamo più volte provato ad avere Kogasso. Non ci siamo riusciti. Ci è stato proposto Morike Oulare (6-0). Abbiamo accettato senza problemi, ma non lo conoscevamo. È uno che si allena in Inghilterra con alcuni campioni del mondo, ha un fisico eccezionale e porta tutti i colpi. Dopo poco più di trenta secondi del primo roud ha toccato forte al fegato Roberto, che ha accusato. Pensavo fosse finita lì. Invece lui ha stretto i denti ed è tornato bene nella lotta nel secondo e terzo round, vinti sui cartellini dei giudici. Nella quarta ripresa un conteggio e un richiamo ufficiale hanno influito sul verdetto.”
PROGRAMMA (Allianz Cloud, Milano, inizio ore 18:20) Medi (6×3) Francesco Faraoni (6-0. 2 ko) vs Ion Catarau (1-4-0); mediomassimi (8×3) Luca War Machine Spadaccini (10-7-3, 5 ko) vs Mohamed El Maghraby (9-0, 4 ko); (WBC International Silver, vacante, 10×3) Nicholas Esposito (9-0, 5 ko) vs Akrem Aouina (11-1-0, 5 ko); superpiuma (titolo italiano, vacante, 10×3) Muhammad Diallo (9-1-0, 7 ko) vs Francesco Paparo (8-1-1, 2 ko); massimi leggeri (titolo italiano vacante, 10×3) Jonathan Mamba Kogasso (13-0, 9 ko) vs Roberto Mumma Lizzi (7-1-0, 2 ko); medi (Titolo WBC del Mediterraneo, 10×3) Dario Spartan Morello (23-1-0, 4 ko) vs Felice Faccia d’Angelo Moncelli (24-8-2, 6 ko).
TELEVISIONE - Sportitalia trasmetterà in diretta la riunione a partire dalle 19:30 QUOTE El Maghraby 1.10, Spadaccini 6 Paparo 1.70, Diallo 2 Aouina 1.50, Esposito 2.30 Kogasso 1.55, Lizzi 2.25 Morello 1.33, Moncelli 3
Ercole Morello (a destra nella foto) è nato e vive in Calabria, dove esercita come medico veterinario in una ASL. Gestisce una società dilettantistica di boxe. Allena i fratelli Roberto e Vincenzo Lizzi. Suoi nipoti. E, tanto per restare in famiglia, ha la supervisione tecnica di suo figlio Dario (a sinistra nella foto). Sia Roberto Lizzi che Dario combatteranno il 16 all’Allianz Cloud di Milano, nella riunione organizzata dalla TAF (The Art of Fighting) di Edoardo Germani.
Ercole Morello, parliamo di Dario. È un autodidatta, praticamente si allena da solo. Io sono un supervisore. Vedo il video che mi manda, ne discutiamo insieme e troviamo la quadra. In fondo anche io sono un autodidatta, di mestiere faccio il medico veterinario della ASL.Sono un appassionato di boxe. Mi sono tesserato come amatore, all’epoca il maestro era mio fratello. Io facevo lo sparring partner. Poi è arrivato Dario e da lì è nata una nuova situazione. È andata bene, ho ottenuto molti successi. Praticamente sono la persona fidata che ha introdotto Dario in questo mondo. Pugilisticamente siamo cresciuti insieme, per nostra fortuna non abbiamo avuto dei maestri. Perché per fortuna? Sembra spocchioso il mio modo di fare. La massima ambizione quando mi sono tesserato con la FPI con la mia società, in pratica una cosa di famiglia tra figli e nipoti, era di creare un campione regionale. Per me sarebbe stato un risultato molto importante. Poi mi sono reso conto di chi c’era in giro. La Calabria non ha nessuna scuola. Io sono quindici anni che vinco da professionista e da dilettante, sono autorizzato a pensare che questa sia una mezza scuola. In Calabria gli Assoluti li ho vinti io, prima di me devi risalire alle guerre puniche. In compenso c’è molta arroganza, ma i risultati dove sono? In che senso Dario si gestisce da solo? Si autodisciplina. Fa tutto da solo. Contatta gli sponsor, propone gli avversari. Chi è Dario? Il pugile e l'uomo. È una persona molto schietta, crede nei suoi mezzi. All’inizio glielo ho ripetuto mille volte: se fai una cosa devi crederci, se non ci credi tu come pensi possano farlo gli altri? Non devi provare a fare il risultato. O vai per vincere o non vai proprio. Sento ripetere in giro: se perdi, impari lo stesso. I traumi psicologici, oltre quelli fisici, che ti porti dietro dopo una sconfitta sono tanti. La sconfitta lascia un segno indelebile. Per riprenderti ci vuole tanto tempo. Le tracce rimangono nel DNA. Quando vai a combattere devi essere sicuro di quello che puoi ottenere. Può anche arrivare la sconfitta, ma prima dell’incontro devi essere convinto che la vittoria sia qualcosa che ti appartiene se lavori al meglio. Due parole sul match contro Chiancone. Un incontro di cui si è parlato molto, vinto bene da Dario. Lo ha surclassato, l’altro è un ottimo pugile se gli fai fare il suo pugilato. Lo ha dimostrato adesso, lo spagnolo Fernando Jaquero ha accettato lo scambio ed è finito kot. La nobile arte però non è rappresentata solo da colui che concepisce la boxe sempre e comunque come una scazzottata, la noble art è quella in cui un pugile vince anche se ha metà della forza del rivale. Leggendo il record di Dario si capisce che ha fatto un salto in aventi nell’ultimo anno. Esattamente. Fino a qualche tempo fa non abbiamo mai deciso niente, non abbiamo avuto alcun ruolo nella scelta degli avversari. Primo match da professionista, vince per ko. Secondo match, incontra uno che aveva combattuto due volte per il titolo italiano dei welter. Dopo di che arriva una sfilza di mestieranti che non finisce mai. Non decidevamo un cavolo. I rivali dell’ultimo anno li ha voluti Dario, quando si è messo in proprio. Sento dire per anni ha fatto contro mezze figure, e che lo abbiamo deciso noi? Adesso si autogestisce, sceglie lui con chi fare. Gli hanno frenato la carriera, a noi come a tanti altri. È stato tenuto in salamoia per una vita. Che vuol dire sceglie lui? Nel senso che proponiamo noi. Proponiamo gente molto valida, che condivide il nostro modo di fare boxe. Gente forte che piace al pubblico. Certo, preferiamo pugili che vanno dentro. È contro questi che Dario fa il suo. Se gi dai un attendista il match diventa noioso. Moncelli va benissimo, un attaccante forte che non ha paura di niente. L’attendista è Dario. Se ha davanti uno che lo vuole stroncare, sa condurre il combattimento. Questa è la terza fase della sua carriera professionistica. Un’autogestione Dario Morello. Ha 31 anni, pensi abbia ancora dei margini di miglioramento? Margini sì, grazie ai match che sta facendo sta uscendo fuori l’intero suo talento. Era fortissimo da piccolo. Poi è stato messo nel congelatore. Da un anno sta tirando fuori quello che ha avuto sempre dentro. Cresce ovviamente anche la sua autostima. Prima si chiedeva quanto valgo? Non lo poteva stabilire contro avversari scarsi. Dopo avere dominato Nmomah e Chiancone, qualche risposta l’ha trovata. Dove può arrivare? Secondo me qualcosina in Europa può farla. Dipende dal giusto match nella giusta situazione. In poche parole, che non rischi di essere fregato da un verdetto casalingo. Siamo coscienti di questo pericolo, Dario ha un tipo di boxe che porta l’incontro sino alla fine dell’ultimo round. Non è uno che tira la botta e finisce lì. Se troverà le giuste condizioni potrà fare belle cose. Non posso certo dire va in America e fa un macello. Non esiste. Ho sentito che fa il taglio del peso, per quello che conta, dico: non sono mai stato favorevole a questa pratica. È vero, fa il taglio del peso. Ti dico il perché. È obbligato, lo farebbe anche da mediomassimo. Perché? Non hai idea di quanto mangia. Fa paura. Non si riesce a regolare? Non gliene fotte niente. Fuori match, 15/20 giorni di libertà se li deve prendere. Poi ha l’appuntamento fisso con i nonni. Il peso lo piglia. Ma deve eliminare i chili superflui, non è un taglio del peso traumatico. Va comunque a incidere sulla disidratazione di alcuni organi. Assolutamente sì. E pensa che Dario ha fatto il welter fino a qualche anno fa. Come ci riusciva? Non lo so. Ho puntato i piedi. Un giorno è venuto da me e ha detto faccio il medio. Sono stato felice. Come inquadri il match contro Moncelli? Chiaramente la mia chiave di lettura è dalla parte di Dario. È l’incontro ideale per lui. Moncelli è un temerario, forte, combattivo. Viene sempre avanti. Ha coraggio, non ha temuto la battaglia anche quando ha combattuto fuori dall’Italia. Il Dario che conosco io, se non fa minchiate, non si farà colpire neppure una volta. Moncelli viene sempre avanti, prende tutti i colpi. È comunque pericoloso, Sarà un match spettacolare. L’abbiamo cercato noi.
PROGRAMMA (Allianz Cloud, Milano, inizio ore 18:20) Medi (6x3) Francesco Faraoni (6-0. 2 ko) vs Ion Catarau (1-4-0); mediomassimi (8x3) Luca War Machine Spadaccini (10-7-3, 5 ko) vs Mohamed El Maghraby (9-0, 4 ko); (WBC International Silver, vacante, 10x3) Nicholas Esposito (9-0, 5 ko) vs Akrem Aouina (11-1-0, 5 ko); superpiuma (titolo italiano, vacante, 10x3) Muhammad Diallo (9-1-0, 7 ko) vs Francesco Paparo (8-1-1, 2 ko); massimi leggeri (titolo italiano vacante, 10x3) Jonathan Mamba Kogasso (13-0, 9 ko) vs Roberto Mumma Lizzi (7-1-0, 2 ko); medi (Titolo WBC del Mediterraneo, 10x3) Dario Spartan Morello (23-1-0, 4 ko) vs Felice Faccia d’Angelo Moncelli (24-8-2, 6 ko).
TAF 7. Settimo evento pugilistico organizzato da doardo Germani per la sua The Art of Fighting. Il promoter ha chiuso un programma con diversi spunti interessanti per il 16 novembre, all’Allianz Cloud di Milano. Apre il peso medio Francesco Faraoni (6-0, 2 ko). A seguire la sfida tra i mediomassimi Luca War Machine Spadaccini (10-7-3, 5 ko) e Mohamed El Maghraby (9-0, 4 ko). Nicholas Esposito (9-0, 5 ko) affronterà Akrem Aouina (11-1-0, 5 ko) per il titolo WBC International Silver (attualmente vacante). Poi, due titoli italiani. Il campionato (vacante) dei superpiuma tra Muhammad Diallo (9-1-0, 7 ko) e Francesco Paparo (8-1-1, 2 ko). Il titolo dei massimi leggeri (vacante) tra il co-sfidante Jonathan Mamba Kogasso (13-0, 9 ko) e Roberto Mumma Lizzi (7-1-0, 2 ko). Kogasso, nato 29 anni fa a Kinshasa quando la Repubblica Democratica del Congo si chiamava ancora Zaire, ha sostenuto un match di avvicinamento alla sfida. Il 13 settembre, al Palaoltrepo di Voghera, la città dove risiede, ha sconfitto ai punti in sei round Serhii Ksendzov (4-29-0, 2 ko). Kogasso è stato nominato sfidante al titolo oltre dieci mesi fa (13 ottobre 2023), avrebbe dovuto affrontare il campione in carica Claudio Squeo, asta indetta per il 23 ottobre. Il pugile di Molfetta ha però lasciato la cintura per tentare altre strade. Da allora Kogasso aspettava che fosse nominato un co-sfidante. Roberto Lizzi è incappato in una sconfitta il 14 luglio scorso contro l’imbattuto Morike Oulare (6-0) a Sequals. È tornato sul ring il 13 ottobre supernado ai punti in otto riprese Ignazio Di Bella (2-41-0). La Commissione della FPI ha concesso il nulla osta per il titolo. Il clou della serata sarà il combattimento tra i pesi medi Dario Spartan Morello (23-1-0, 4 ko) e Felice Faccia d’Angelo Moncelli (24-8-2, 6 ko) per la cintura WBC del Mediterraneo. Match interessante sulla carta. Incontro molto atteso, un evento messo assieme dopo tante incertezze. Una sfida intrigante. In cartellone anche Paul Amefian e Alex Bindar. Si comincia alle 18:20.
Oggi, la Corte del Tribunale di Suzuka ha dichiarato l'ex condannato a morte Iwao inno ente di omicidio multiplo, ribaltando una condanna basata su prove "fabbricate" che lo avevano portato nel braccio della morte per quasi mezzo secolo. Hakamada non era presente in tribunale per ascoltare ciò per cui aveva combattuto sin dal suo arresto 58 anni fa. La Corte lo ha esentato dal testimoniare nelle udienze del nuovo processo, a causa delle malattie mentali che ha sviluppato dietro le sbarre mentre aspettava la data della sua esecuzione. Nel dichiarare l'innocenza di Hakamada (88 anni), il giudice presidente Koshi Kunii ha riconosciuto che tre prove erano state fabbricate dalle autorità investigative per ottenere una condanna.
Quello che segue è l’ultimo di una serie di articoli che ho pubblicato sul caso dopo che, nel marzo 2023, l'Alta Corte di Tokyo aveva disposto la revisione del processo.Ora è davvero finita.
di Dario Torromeo “Un colpevole punito è un esempio per la canaglia; un innocente condannato è cosa che riguarda tutti gli uomini onesti” (Jean de La Bruyère,I caratteri, 1688)
È una calda sera di fine giugno del ’66. Iwao Hakamada ha trent’anni, dopo avere chiuso con il pugilato ha trovato lavoro in una fabbrica di soia. Nelle prime ore della notte un violento incendio scoppia all’interno della casa del suo datore di lavoro. Iwao, che dorme in una costruzione vicina, corre subito a dare una mano e aiuta a spegnere l’incendio. Stesi sul pavimento di casa vengono scoperti quattro corpi. Il padrone della fabbrica, sua moglie e i loro due bambini. Tutti pugnalati a morte. Sono stati rubati 200.000 yen. Viene trovata l’arma del delitto, un coltello con una lama di 14 centimetri. La polizia ferma Hakamada. Sembra che sul suo pigiama ci sia una minima quantità di sangue.
Viene portato in Centrale e interrogato. L’interrogatorio dura 264 ore, con turni ininterrotti di sedici ore. Per 23 giorni Iwao Hakamada subisce ogni forma di tortura. Lo prendono a calci, lo incappucciano, gli impediscono di dormire, non lo fanno andare in bagno, non lo fanno bere. “Non potevo fare altro che accovacciarmi sul pavimento cercando di evitare di defecare.” Uno dei poliziotti gli fa mettere il pollice su un tampone di inchiostro, gli fa vedere una confessione già scritta e gli urla un ordine mentre gli torce il braccio. “Scrivi qui il tuo nome!” Iwao confessa gli omicidi. Il processo è solo il proseguimento della persecuzione. Il pigiama è scomparso, al suo posto appaiono cinque pezzi di vestiti con macchie di sangue. Una t-shirt e un paio di pantaloni sono le prove determinanti. La difesa fa presente che se l’assassino ha colpito con una lama così lunga non possono non esserci ferite anche sul suo corpo. Hakamada non presenta alcun taglio. Nel 1968 una commissione di tre giudici lo dichiara colpevole di strage e lo condanna a morte per impiccagione. Viene trasferito nel braccio della morte.
Hakamada è forte. È stato un pugile di valore, ha avuto un’intensa attività dal 1959 al 1961 come peso gallo e piuma, ha messo assieme 29 match, ne ha vinti 16. L’anno migliore è stato il 1960 (13+ 4- 1=) quando lottava per battersi con i migliori. È forte, ma la macchina della giustizia giapponese è pronta a stritolarlo. Continua a dichiararsi innocente, proclama l’assoluta estraneità al fatto. Gli credono solo le persone che gli stanno vicino. Passanto quindici lunghi anni. Poi, ha inizio una lenta, sofferta svolta. Nel 1980 la Corte Suprema rifiuta la richiesta di un nuovo processo. Ma il Ministro della Giustizia continua a non firmare l’ordine di esecuzione. Non è sicuro che il modo in cui si è giunti al verdetto sia stato del tutto corretto. Il mondo del pugilato si schiera in difesa di Hakamada.
Rubin Carter, che ha vissuto sulla sua pelle una situazione simile, parla in suo favore. La Japan Pro Boxing Association è la più attiva. Forma il comitato “Free Hakamada Now” (foto sopra), raccoglie firme. L’ex presidente e campione mondiale dei paglia Hideyuki Ohashi crea un team di appoggio assieme al segretario generale Shosei Nitta e all’avvocato Tomoyuki Kataoka. L’attore Jermy Iron interviene pubblicamente sul caso. Nel braccio della morte Iwao continua a vivere immerso nell’incubo. Non può parlare neppure con le guardie, può ricevere rarissime visite. La sorella Hidako lotta al suo fianco con tutte le forze. Norimichi Kunamoto, uno dei tre giudici che hanno decretato la condanna a morte, parla pubblicamente dei suoi dubbi. Dice di non essere mai stato convinto della colpevolezza. Confessa di avere cercato di convincere gli altri due giudici ma di non esserci riuscito. È stato un verdetto a maggioranza. In Giappone scoppia lo scandalo. Nessuno aveva mai parlato prima dei conflitti all’interno del gruppo di giudici alla vigilia della sentenza. Gli avvocati che difendono Hakamada scoprono nuove prove a supporto dell’innocenza. La tortura per estorcere la confessione è ormai assodata. Il DNA trovato sulle macchie di sangue dei vestiti portati in tribunale come prove evidenti non combacia con quello di Iwao. I pantaloni sono di almeno tre misure più piccoli della taglia del condannato (foto sotto).
Crescono le invocazioni di giustizia da parte del mondo della boxe. Il World Boxing Council nel Congresso del 23 novembre 2014 raccoglie le firme di campioni e dirigenti per “Free Hakamada Now”. L’ex campione dei massimi Vitali Klitschko è il testimonial più importante. Finalmente la Corte riconosce le nuove prove a discolpa e ordina un processo di revisione. Nell’attesa libera subito Iwao Hakamada. “È insopportabilmente ingiusto prolungare ulteriormente la detenzione dell’imputato - dice il giudice Hiroaki Murayama in un comunicato - La possibilità della sua innocenza è diventata chiara a un livello più che rispettabile.”
Giovedì 27 marzo 2014 Iwao Hakamada (nella foto con la sorella Hidako) esce dal carcere di Shizuoka, lascia nel braccio della morte 129 condannati. Gente che come lui non sa quando e quale sarà la sua fine. La notizia dell’esecuzione viene data ai detenuti solo un paio d’ore prima dell’impiccagione. L’ex pugile è in condizioni fisiche e mentali disastrose a causa degli ultimi anni di detenzione. In isolamento, privo di contatti anche con l’esterno e in angosciante attesa di una guardia che gli comunicasse quante ore avesse ancora da vivere, ha accumulato uno stress insopportabile. Fuori dal carcere ha trovato la sorella. Hidako è la prima ad abbracciarlo.
Il 6 aprile 2014 a Tokyo il Wbc gli consegna la cintura verde e oro di campione onorario. Dopo 46 anni nel braccio della morte (mai alcun altro detenuto vi è rimasto così a lungo), l’innocente Iwao Hakamada è fuori dalla prigione. Gli gli è stato garantito un nuovo processo. La pubblica accusa ha fatto ricordo e nel 2018 il verdetto è stato ribaltato. Viste le cattive condizioni di salute, gli è stato concesso di attendere la nuova sentenza in libertà. Nel 2020 la Corte Suprema giapponese, nel tentativo di ottenere l’assoluzione, aveva impedito ad Hakamada di essere nuovamente processato. Nel marzo 2023, nel giorno del suo compleanno, l’Alta Corte di Tokyo ha disposto la revisione del processo. Hideaki Nakagawa, direttore di Amnesty International Giappone, ha dichiarato: “Questa sentenza offre un’opportunità per rendere giustizia a un uomo che ha trascorso più di mezzo secolo sotto condanna a morte, nonostante la palese iniquità del processo. La sua condanna era basata su una confessione forzata e ci sono seri dubbi sulle altre prove usate contro di lui. Eppure, all’età di 87 anni, non gli è stata ancora data l’opportunità di impugnare il verdetto che lo ha tenuto sotto la costante minaccia della forca per gran parte della sua vita. Ora che l’Alta corte di Tokyo ha riconosciuto il diritto di Hakamada al giusto processo, negatogli più di 50 anni fa, è imperativo che i pubblici ministeri permettano che ciò accada”. Iwao Hakamada ha 87 anni ed è gravemente malato.
La Corte Arbitrale dello Sport (CAS) ha confermato la decisione del CIO di rimuovere l’International Boxing Association dalla famiglia olimpica. La Corte ha annunciato di aver respinto l’appello dell’IBA perché l’organizzazione “non ha rispettato le condizioni stabilite dal CIO per il riconoscimento. Non ha aumentato la propria trasparenza e sostenibilità finanziaria, anche attraverso la diversificazione delle entrate. Non ha cambiato il suo processo relativo ad arbitrie giudici per garantirne l’integrità, compreso un periodo di monitoraggio durante le competizioni in vista dei Giochi Olimpici di Parigi 2024. L’IBA non è riuscita ad attuare misure di riforma della governance, compreso un cambiamento di cultura. La Corte ha stabilito che questi tre elementi hanno giustificato la decisione della Sessione del CIO di revocare il riconoscimento dell’International Boxing Association.” Davanti al pronunciamento della Corte Arbitrale dello Sport, l’IBA ha respinto ancora una volta ogni addebito mossogli dal Comitato Olimpico Internazionale e avallato dal CAS. Ha poi aggiunto, in un comunicato ufficiale, che… “ci asterremoda ulteriori commenti fino a quando il lodo CAS non sarà stato analizzato in modo approfondito dai nostri esperti legali per trarre una conclusione, nel caso in cui l’organizzazione decidesse di appellarsi al Tribunale Federale Svizzero”. Sull’argomento è intervenuto anche il Comitato Olimpico Internazionale che suo sito ufficiale ha scritto tra l’altro… “A causa dell’universalità e dell’elevata inclusività sociale della boxe, il CIO desidera che continui a essere presente nel programma dei Giochi Olimpici.Sfortunatamente, questo non è certo per i Giochi Olimpici LA 2028 perché, per motivi di governance, il CIO non è in grado di organizzare un altro torneo olimpico di boxe. Per mantenere il pugilato nel programma olimpico, il CIO ha bisogno di una Federazione Internazionale riconosciuta e affidabile come partner, come per tutti gli altri sport olimpici.La creazione di una tale Federazione, che rispetti le condizioni di riconoscimento del CIO, è ora nelle mani delle Federazioni Nazionali di Pugilato e dei loro Comitati Olimpici Nazionali (NOC). Ogni Federazione Nazionale di Pugilato e ogni NOC che vuole che i suoi pugili trasformino i loro sogni olimpici in realtà e vincano medaglie dovrà ora prendere le decisioni necessarie. I NOC e le Federazioni Nazionali di Pugilato hanno quindi nelle loro mani il futuro della boxe olimpica e le azioni richieste non possono essere più chiare.Al momento la boxe non è nel programma sportivo dei Giochi Olimpici LA28. Per porre rimedio a questo problema, il CIO deve avere una Federazione Internazionale partner per il pugilato entro l’inizio del 2025”. La situazione si complica sempre di più. L’appello alle Federazioni Nazionali, già fatto in passato, ha finora dato risultati deludenti. Un esempio che ci riguarda. Ammettiamo che il CONI suggerisca alla Federazione Pugilistica Italiana di uscire dall’IBA, la FPI si troverebbe davanti a un doppio problema.
Quante saranno le Federazioni Nazionali che prenderanno la stessa decisione?
Ammesso che il numero di neo affiliate crescesse sino a diventare consistente, quale tipo di attività si potrebbe garantire ai pugili nel quadriennio che va da un’Olimpiade all’altra?
Da oggi sino alla fine dell’anno, sono in calendario…
Europei Youth uomini/donne (fino al 15 aprile a Porec, Croazia)
Europei Elite uomini/donne (15-29 aprile a Belgrado, Serbia)
Europei Junior (19-30 giugno a Sarajevo, Bosnia&Erzegovina)
Europei Schoolboys e Schoolgirls (luglio ad Assisi, Italia)
Mondiali donne (ottobre ad Astana, Kazakistan)
Mondiali Youth uomini e donne (20 ottobre-6 novembre, a Porec, Croazia)
Mondiali uomini (novembre, data e sedi da stabilire)
Al momento c’è una sola possibile candidata alla successione dell’IBA. Si chiama World Boxing, è nata un anno fa e punta ad essere riconosciuta come Federazione Internazionale, autorizzata a gestire il pugilato ai Giochi Olimpici. In un comunicato stampa ha precisato la sua posizione. “La decisione del CAS e i commenti del CIO inviano un messaggio chiaro e inequivocabile a tutte le Federazioni Nazionali, se vogliono che i pugili del loro Paese abbiano l’opportunità di continuare a competere ai futuri Giochi Olimpici, devono sostenere e cercare di unirsi al World Boxing, che è l’ultima speranza rimasta affinché lo sport mantenga il suo status di sport olimpico dopo Parigi 2024. Qualsiasi Federazione Nazionale o NOC che continui a pensare che i suoi pugili avranno un futuro olimpico altrove e senza aderire al World Boxing sta commettendo un grave errore che sarà rovinoso per lo sport ed estremamente dannoso per i suoi pugili”. La federazione World Boxing ha presentato in questi giorni un piano strategico 2024-2028. Un approccio senza lampi. L’organizzazione, in un momento così delicato, ha confermato le sue carenze.
Scarsa disponibilità economica per gestire un movimento fuori dalle Olimpiadi. Il punto di partenza strategico finanziario del World Boxing, che dovrebbe tenere conto del pericolo di esclusione olimpica e di altre potenziali situazioni negative (ad esempio, COVID), è quello di avere un minimo di 1 milione di euro di riserve in ogni momento in modo da mitigare eventuali circostanze negative che potrebbero influenzare l’organizzazione. Le entrate e le spese previste si aggireranno tra i 2 ed i 5 milioni di euro l’anno. Tuttavia, qualora i Giochi Olimpici non si svolgessero e l’assistenza finanziaria venisse quindi ridotta, si stima che la spesa dovrebbe diminuire da 500.000 euro a un milione di euro all’anno. (tratto dal Piano Strategico2024/2028). L’IBA conta su un accordo biennale con la Gazprom che versa 50 milioni di dollari annui. Il CIO ha raccomandato l’interruzione del rapporto. “La dipendenza della Federazione Internazionale da una società statale può aumentare preoccupazioni circa la potenziale situazione di conflitto di interessi e di autonomia”.
Scarsa forza politica. Dopo due anni sono solo 27 le nazioni che hanno aderito alla federazione WB. L’IBA ne conta 204.
Scarsa capacità di promozione. Credo che solo in pochi, anche tra gli addetti ai lavori, conoscano i programmi, l’organigramma e i progetti della federazione World Boxing. Lo statico sito creato da quasi un anno è la fedele rappresentazione della mancanza di iniziativa e di capacità promozionali dell’Associazione.
Che fare? Parafrasando un aforisma dello scrittore austriaco Peter F. Drucker, direi che cercare una risposta a questo quesito è come guidare in una strada di campagna, di notte, senza luci e con lo sguardo fisso allo specchietto retrovisore.