Riflessioni individuali ad uso strettamente personale...
di Gualtiero Becchetti

All’inizio dello scorso agosto nell’ambiente pugilistico italiano sembrava assodato che il “ventre molle” della Noble Art nostrana fosse il professionismo, mentre in discreta salute veniva considerato il dilettantismo. Poi le disastrose Olimpiadi di Rio de Janeiro, che hanno fatto seguito agli altrettanto deludenti Mondiali ed Europei, hanno scompaginato tutto.
“Zeru tituli”. In crisi l’uno e in crisi l’altro.C’è poco da stare allegri, ma proprio poco-poco!
Sulle cause degli schiaffoni subiti a destra e a manca ci sarebbe da scrivere un libro da un quintale, ma sarebbe come ripetere un’insopportabile litania di cui addetti ai lavori e appassionati ne hanno fin sopra i capelli…L’assurdità, il paradosso del pugilato tricolore degli ultimi decenni grava, a mio modo di vedere, su una “difetto” di base da cui derivano tutti gli altri malanni:
un professionismo che è sempre più dilettantismo e un dilettantismo che è sempre più professionismo (almeno per un minuscolo drappello di atleti).
Pugili a torso nudo che guadagnano poco allenandosi nei ritagli di tempo e alcuni in canottiera che guadagnano bene allenandosi a tempo pieno. Ma ora il “re è nudo”. Salvo alcune miracolose e commoventi eccezioni i professionisti contano poco in campo internazionale al pari dei secondi e la frittata è completa. Le chiacchiere, le prediche, i giochi delle tre carte, le “furbate” e i bluff sono inutili ormai come una frigorifero nell’Antartide.
Non c’è più tempo per “cazzeggiare” perché la febbre è troppo alta per curarla con un panno bagnato sulla fronte!
Nel frattempo, in vista delle elezioni per il rinnovo del governo federale, le parole “a vuoto” si stanno come il solito sprecando. L'eterna lotta tra chi s'avvinghia alla poltrona e chi vorrebbe avvinghiarla. Sembra di rivedere le immagini di Fantozzi quando attende con ansia la partita Italia-Inghilterra, ma poi viene obbligato a rivedere per l’ennesima volta la micidiale Corazzata Potemkin…Ricordate? Dopo pochi minuti si diffondono voci incontrollate a tal punto che il povero Fantozzi e i suoi colleghi si autoconvincono che gli azzurri stanno vincendo 11 a 0 e Dino Zoff ha persino segnato di testa!
Ecco.
In questo periodo sono alternativamente indicati come aspiranti a condurre lo scricchiolante vascello federale nell’incasinatissimo mare dei guantoni praticamente tutti. Gente probabile, improbabile, possibile e impossibile, presentabile o impresentabile, adeguata o inadeguata come Zoff che fa appunto goal di testa…I telefoni squillano per sussurrare esattamente il contrario di quanto avevano sussurrato due minuti prima; per assicurare sostegno a chi si è già pronti ad affondare un istante dopo; per chiedere appoggio a chiunque, da Lucifero all’Arcangelo Gabriele; per rivelare segreti come il Colosseo a mezzogiorno…
E intanto la febbre sale, sale, sale…
Chiunque stavolta metterà le mani sul timone, dovrà avere un equipaggio abituato ai mari in burrasca e tutti insieme dovranno essere in grado di leggere la bussola e anche le stelle, perché l’orientamento è facile soltanto quando il viaggio è tranquillo e non quando si è reduci da un naufragio.
Le piante crescono e diventano alte e rigogliose se le si depone nella terra dalla parte delle radici e non dei rami e quindi la boxe italiana dovrà rilanciarsi dal dilettantismo attraendo nelle palestre, con il proprio fascino ineguale, amatori e aspiranti agonisti nella consapevolezza che essi rappresentano appunto le radici senza le quali nulla esiste. Vanno coltivate e cresciute con passione e amore, però necessitano del sostentamento per svilupparsi. E’ risultata fallimentare la vetusta strategia di riversare enormi risorse su pochi e considerare la base niente altro che il trascurabile sfondo ai migliori, perché così la base muore e prima o poi anche i campioni tramontano. Per sostituire il nulla non si può ricorrere al nulla!
Il rilancio “globale” del dilettantismo in ogni componente (pugili, tecnici e arbitri) è l’ovvia e imprescindibile condizione perché il pugilato verde-bianco-rosso riprenda a dare consistenti segnali di vitalità.
Poi, a conclusione del naturale ciclo dilettantistico, è giocoforza che ci sia un professionismo in grado di attrarre ragazzi ancora freschi e motivati a mettersi in gioco, ciascuno secondo le proprie capacità, in rapporto alle quali ottenere soddisfazioni e denaro.
Il Professionismo, se tale é e di livello dignitoso, è la calamita che attira televisioni, sponsor, giornali, spettatori…E’ il sogno di chi decide di entrare in una palestra da ragazzino e vuole diventare Hagler e Mohamed Ali, così come il suo coetaneo che gioca a Calcio spera di seguire le orme di Messi e Ronaldo.
A limitare purtroppo le speranze tanto ci penseranno prima o poi l’età e la vita.
In tante parti del mondo la boxe è ancora uno sport con la “s” maiuscola e le immagini che arrivano nelle nostre case ce lo testimoniano senza sosta. Pugili “veri” e di discrete qualità tecniche e spettacolari, allenatori e ufficiali di gara adeguati, organizzatori che “organizzano” davvero, sedi confortevoli e comode da raggiungere. Nessuna bacchetta magica, ma semplici ovvietà.
Sembra facile, ma non lo é. Ne sono consapevole.
Però non siamo più cretini e incapaci degli altri. I nostri pugili, se adeguatamente aiutati, non sono peggiori di tanti che raccolgono onori e quattrini al di là delle Alpi.
C’è molto da lavorare, da stringere i denti per recuperare il distacco.
La boxe è una. Dilettantismo e Professionismo. O si salvano insieme o muoiono insieme.
Ripeto: non c’è più tempo.
“Chi ha dato, ha dato, ha dato…Chi ha avuto, ha avuto, ha avuto. Scurdàmmoce ‘o passato…”.
Poi, sarà quel che sarà, ma cara boxe italiana, ci vuoi provare a guardare avanti una buona volta?



