
Battaglia messicana a Las Vegas
Un incontro di boxe si fa perché sportivamente ha un senso o perchè rappresenta comunque un business. Il match Alvarez.Chavez Jr, programmato alla T-Mobile Arena di Las Vegas si fa per il secondo motivo. E' paradossale che questo match si svolga in prossimità della festività del Cinco de Mayo, nata per esaltare i valori della libertà negli Stati Uniti e nel Messico, quando un Presidente statunitense parla di erigere un muro su un confine estesissimo per tenere a casa loro i messicani che secondo lui sono piccoli, sporchi, brutti e cattivi ma soprattutto poveri. In realtà del Cinco de Mayo agli statunitensi non importa proprio nulla ma per i messicani è una festa molto importante e messicani sono i due pugili che si affrontano sul ring sabato sera. Ed è pure paradossale che l'arena sarà piena proprio di messicani, naturalmente in terra statunitense.
Non si sentiva, francamente, la mancanza di questo match, uno dei tanti, troppi, che ultimamente si svolgono fra pugili che in realtà apparterrebbero a categorie diverse, magari con l'escamotage del cosiddetto catchweight, il limite di peso fissato fra le parti. Un vecchio adagio dell'ambiente recita che se entrambi i pugili sono di pari livello vince sempre quello che pesa di più. In questo caso una volta sul ring la disparità di peso ci sarà ma non sarà certo a vantaggio del pugile più bravo. Il peso è stato fissato al limite di 164,5 libbre, qualcosa a metà fra pesi medi e supermedi, la penalità per chi dovesse andare oltre è di ben un milione di dollari a libbra.
Alvarez ha 26 anni e mezzo ed alle spalle già ben 11 anni e mezzo di professionismo tanto da aver accumulato già 50 match. E' un messicano atipico perché a vederlo lo si definirebbe tutto tranne che tale, con quei capelli rossi e le efelidi che gli valgono il soprannome Canelo, cioè cannella. Il suo primo successo importante risale al 2010 quando si liberò dell'argentino Carlos Baldomir con un impressionante K.O. arrivando al titolo di sigla WBC dei superwelter. L'ascesa è poi stata sicura con le vittorie su Cintron, Mosley, Trout passando al titolo WBA cosa che dimostra quanto poco valgano queste sigle. Battuto nettamente da Floyd Mayweather Jr, tranne che per una giudice cieca che assegnò un pareggio, ha conquistato il titolo mondiale dei pesi medi, quello vero, battendo Miguel Angel Cotto e difendendolo poi contro Amir Khan per poi tornare fra i superwelter per battere un altro inglese, Liam Smith. Sicuramente Alvarez è uno dei migliori pugili degli ultimi anni, ha tecnica, pugno pesante, capacità di tagliare il ring e sa dove mettere i colpi. Non è velocissimo soprattutto di piedi ed è abbastanza lento a mettersi in azione, ma è uno che fa sentire la sua pressione ed è un ottimo incassatore.
Chavez Jr ha 31 anni e se non fosse il figlio del mitico padre che porta il suo stesso nome e che è considerato il miglior pugile messicano della storia non sarebbe mai arrivato a questo match tanto più con una storia pugilistica che possiamo definire deludente in rapporto alle aspettative. Partito dall'essere un peso superwelter, Chavez era approdato fra i mediomassimi fra eccessi alimentari, droghe e allenatori cacciati perché volevano imporgli una certa disciplina, primo fra tutti Freddie Roach che pure gli ha insegnato molto sul come difendersi meglio. Non che il padre fosse molto diverso ma la differenza stava nel talento puro che lo contraddistingueva. Fra i vari titolini per i quali ha combattuto, Chavez Jr, aiutato ovviamente dal messicano WBC, è stato sfidante in un campionato del mondo vero, quello dei pesi medi dove se è vero che ha messo a terra l'argentino Sergio Gabriel Martinez nell'ultimo round è altrettanto vero che è stato a scuola per i precedenti undici. L'altra sconfitta è stata fra i mediomassimi con il polacco Fonfara ma in precedenza Chavez era stato tecnicamente dominato anche da Andy Lee prima di vincere prima del limite. In effetti la migliore arma che Chavez ha è la potenza che può esprimere. Questa volta dovrebbe avere fatto le cose sul serio visto che ha preso come trainer Nacho Beristain, uno che non ama le mezze misure nè permette interferenze.
Su un match come questo il peso può influire a meno che Chavez non si sia logorato molto per scendere al limite fissato. Rimane però il fatto che Alvarez è un pugile molto migliore ed è il nostro netto favorito, forse anche per una vittoria prima del limite.



