Il filippino è favorito ma è in calo
Non siamo affatto sicuri che sia un bene per la boxe che il suo pugile in attività più popolare sia un quasi 38enne filippino che sul ring ha già dato il meglio di sè. Eppure fa notizia che Pacquiao torni sul ring dopo aver detto pochi mesi fa di averne abbastanza tanto da uscire dalle classifiche del Transnational Boxing Rankings Board che lo ha preso alla lettera. Freddie Roach, il suo allenatore, dice che Pacquiao ama la boxe e gli piace continuare a farla, noi crediamo che Pacquiao ricominci perché spera di riavere Mayweather. La sconfitta subita gli brucia, a suo dire per quell'infortunio tenuto nascosto che lo ha portato a un'operazione a una spalla. Il problema è che ogni giorno che passa la possibilità che Mayweather decida di tornare dalla pensione si fa più tenue e Pacquiao sembra uno di quei tipi abbandonati dall'amante che per nostalgia continuano a frequentare gli stessi posti, nel suo caso il ring.

Il problema è che Pacquiao non torna per affrontare Crawford o Thurman e nemmeno un giovane in prepotente ascesa come Spence, ma per incontrare un uomo battuto dall'ultimo avversario da lui sconfitto e il cui nome è Jesse Vargas. Intendiamoci, Vargas, numero 8 della classifica dei pesi welter del TBRB, non è un frillo qualsiasi ma non è neppure l'uomo più pericoloso in circolazione. E' quel pugile che negli ultimi secondi del match contro Timothy Bradley aveva scosso l'avversario ma era stato fermato dall'arbitro che aveva equivocato il segnale degli ultimi 10 secondi scambiandolo per il gong finale. Vargas era salito sulle corde a celebrare quella che credeve una vittoria in rimonta e aveva faticato ad accettare poi la realtà delle cose. Nel record di Vargas ci sono ottimi avversari battuti ma l'ultimo, Sadam Ali, è quello che conta di più perché era un avversario in ascesa e perché è stato battuto prima del limite da un ragazzo che non è mai stato noto per avere il pugno pesante.
Vargas sostiene di aver migliorato la sua già ottima tecnica ma soprattutto la potenza grazie a un allenatore nuovo che lui reputa straordinario, Dewey Cooper, e lamenta di essere stato sempre sottovalutato e di aver sempre colto le sue vittorie da sfavorito. E' comunque essenzialmente un incontrista con un ottimo jab ma se c'è da battersi a viso aperto non si tira indietro. Su Pacquiao ha il vantaggio di avere 10 anni e mezzo di meno. oltre a quello, comune a tanti avversari del filippino, di essere più alto e con le braccia più lunghe. Un vantaggio che contro Pacquiao non è servito quasi mai. Pacquiao è infatti bravissimo a tagliare il ring e a venire sotto dove può far esplodere il suo gancio, più sinistro che destro come è normale per un mancino. Però va tenuto in considerazione che l'ultima volta che il filippino ha vinto prima del limite è stato ben 7 anni fa ed è evidente che la sua una volta proverbiale efficacia sia diminuita. Aggiungiamo che battere Vargas non aggiungerebbe nulla alla carriera di Pacquiao a meno che non avvenisse prima del limite in modo spettacolare. Viceversa una vittoria di Vargas cambierebbe la vita e la carriera di questo ragazzo nato a Las Vegas e trasferitosi a Los Angeles quando aveva sei anni.

La conclusione più logica è la vittoria ai punti di Pacquiao. Però prima o poi, e sarà sempre più prima che poi, Pacquiao dovrà cedere il passo a forse fresche. Lo sa anche lui e sa che questo potrebbe avvenire con un Crawford. Vargas è però lì per rovinare i suoi piani e non parte battuto. Noi possiamo sperare, invece, in un grande spettacolo che manca da troppo tempo. C'è in palio il titolo di sigla WBO in possesso di Vargas ma dubitiamo interessi davvero...



