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Bordo Ring

Pesi massimi, da Lyle a Boswell

Ron_Lyle2-235x300L'incredibile vita di Ron Lyle. I mitici massimi degli anni Settanta. E sabato la prima occasione di Cedric Boswell, un ragazzo di 42 anni.

Negli occhi e nel cuore ho lo scontro feroce, appassionato, esaltante contro George Foreman. Più che le vittorie contro Buster Mathis, Oscar Bonavena, Joe Bugner e Earnie Shavers, o la sfida a Muhammad Ali, mi restano dentro quei cinque round pazzeschi contro Big George (guardateli nel video che BoxeRingWeb vi propone da YouTube).

images_copyMi viene voglia di rubare la frase usata da Muahmmad Ali alla fine della sfida con Joe Frazier a Manila. Il quarto round di Foreman-Lyle “è stata, per entrambi, l’esperienza più vicina alla morte”. Prima giù Foreman (a sinistra nella foto), poi Lyle, poi ancora Foreman. La conclusione nella ripresa successiva, quando Big George è stato sull'orlo del ko e alla fine ha colto la vittoria prima del limite. Oggi Lyle non c’è più, un male terribile allo stomaco se l’è portato via. Aveva 70 anni. Dei viaggi nel buio era un esperto. Era nato in una famiglia molto numerosa, diciannove i figli di William e Nellie. Ma solo lui aveva avuto problemi con la giustizia. Accusato e poi condannato per omidicio di secondo grado durante una battaglia tra gang. Aveva ucciso il ventunenne Douglas Byrd.

Lyle aveva scontato in prigione meno di otto anni ed era stato liberato sulla parola (la condanna era da 15 a 25 anni) nel 1969. In carcere era stato a un passo dalla morte. Accoltellato più volte, era stato salvato dopo un’operazione durata sette ore. Per due volte era stato dichiarato il suo decesso, per due volte era tornato a vivere. Dicono che per salvarlo siano stati necessari trasfusioni per quindici litri di sangue. L’unica cosa certa è che uscì con le sue gambe dal Canon City, il penitenziario dello Stato dove aveva anche imparato a boxare.

Ha chiuso la carriera con un record di 43 vittorie (31 per ko), 7 sconfitte e un pari. Compresi i quattro successi ottenuti nel suo folle rientro sul ring a 54 anni di età!

La morte di Ron Lyle arriva a stretta distanza da quella di Joe Frazier. E questo mi ha fatto riflettere. Ho pensato a Smokin’ Joe,  al grande campione, alle emozioni che aveva saputo regalare a questo fantastico sport. Ma mi sono anche ricordato di quei magici anni Settanta per i pesi massimi e per tutta la boxe.

Un periodo, tanto per rinfrescare la memoria, in cui combattevano nella categoria: Ali, Frazier, Foreman, Norton, Lyle, Bugner, Shavers, Holmes. Ed erano tutti (con l’eccezione di Bugner, ungherese di nascita e australiano di residenza) statunitensi. Poi il basket ed il football sono diventati il rifugio di chi il fisico per fare il pugile lo aveva, ma preferiva le maggiori possibilità (e i minori rischi) che questi altri due sport gli offrivano. Borse di studio, inviti pressanti da parte delle Università, ma anche (con grande attenzione, visti i limiti posti dalla legislazione americana) di NBA e NFL.

L’ultimo campione del mondo statunitense è stato il non certo fenomenale Shannon Briggs che tra il 2006 e 2007 ha tenuto il titolo per tre mesi. L’ultimo mito riconosciuto è stato Mike Tyson, uno degli otto pugili (gli altri sono stati Foreman, Ali, Leon Spinks, Douglas, Holyfield, Bowe e Lewis) che sono riusciti ad essere, negli ultimi quarant’anni, campioni unici dei pesi massimi. Quando nel 1971 Frazier ha sconfitto Ali al Madison Square Garden, erano in circolazione 14 detentori dei titoli. Oggi, con il moltiplicarsi delle sigle e delle categorie, siamo arrivati a 81 campioni del mondo.

La boxe sta soffrendo negli States, nella sola Las Vegas negli ultimi dieci anni sono state chiuse quindici palestre (nel migliore dei casi trasformate in luoghi di allenamento per arti marziali). La nazionale dilettanti fatica a trovare un supermassimo, oggi è questa la categoria olimpica che un tempo era di Foreman e Frazier, capace di puntare all’oro ai Giochi. L’ultimo è stato Tyrrell Biggs, nell’ormai lontano 1984.

Con l’America in crisi, tutto il pugilato soffre. Nelle classifiche dei quattro maggiori enti (i titoli sono nelle mani di pugili dell’est, trasferitisi in Germania), lo statunitense che gode di maggior credito è Chris Arreola: 30 anni e due sconfitte pesanti alle spalle. Contro Tomas Adamek (15 chili e 8 centimetri più piccolo di lui) e contro Vitali Klitschko che lo ha messo kot dopo aver dominato per dodici round. Poi c’è Hasim Rahman, che ha 40 anni e sette brutti ricordi nel suo record.

Sabato alla Hartwall Arena di Helsinki, Cedric Boswell salirà sul ring per sfidare Alexander Povetkin per il mondiale massimi Wba. Boswell (35 vittorie, 26 per ko, 1 sconfitta) ha 42 anni. Un po’ grande per essere l’uomo del futuro. Coglie questa occasione dopo essere sparito (in due riprese) per più di cinque anni ed aver visto la possibilità di affrontare Vitali Klitschko svanire a 48 ore dal match. Avrebbero dovuto combattere (il 21 giugno del 2003) allo Staples Center di Los Angeles, nel sottoclou del mondiale Wbc tra Lennox Lewis e Kirk Johnson. Ma quest’ultimo si è infortunato alla vigilia dell’incontro. A Lewis è stato proposto di scegliere uno dei due uomini del sottoclou e lui ha optato per Klitschko. Ottenere la prima grande occasione a 42 anni suona strano, ma mi mette dentro anche tanta curiosità. Povetkin non è un fenomeno…

Nella riunione di Helsinki combatterà la “grande speranza bianca”, Robert Helenius, che si batterà contro Derek Chisora per il vacante europeo dei massimi. Helenius ha 26 anni, pesa 108 chili ed è alto 2.01. E’ finlandese, terra non certo prodiga di pesi massimi. Ha un record di 16 vittorie, di cui 11 prima del limite. Non sembra avere grandi doti tecniche, i suoi colpi non sono portati nel migliore dei modi, non sfrutta tutte le armi in suo possesso. Ma è potente, ha i pugni pesanti. Lo chiamano “l’incubo che viene dal Nord”. Il mondo dei pesi massimi, credo, dovrà vivere ancora a lungo nell’incubo, prima di rivivere momenti felici. Ammesso che arrivino.

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