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Bordo Ring

Verso la resa finale

ChingKuoWuIOCExtraordinarySessionSwitzerlandh1C3E9wSUxDlLa Fpi ha fatto il primo passo sulla strada del distacco dal professionismo. Dubbi, incongruenze, scarsa informazione. Il resto del mondo avanza, l'Italia indietreggia. Non è una novità...


La Fpi deve avere elaborato una strana interpretazione del verbo “comunicare”. E’ prodiga di particolari quando informa su un torneo riservato agli Under 15, mancini, nativi della Marsica, senza parenti in Lombardia o in Campania e con una madre di nome Ermenegilda (materia che, come facilmente si intuisce, incuriosisce milioni e milioni di persone), ma è assai più ermetica se indirizza un messaggio all’intera comunità pugilistica italiana.

Il 19 dicembre all’interno di un comunicato sull’ultimo Consiglio Federale il sito della Fpi informava che: “La Giunta Nazionale del CONI con delibera n. 442 dell’11/12/2013 ha approvato ai fini sportivi lo Statuto della FPI modificato dal Commissario ad acta Prof. Avv. Giulio Napolitano in armonia con le norme dettate dall’AIBA, in cui si è stabilito inoltre che nell’ambito della FPI non venga più svolta l’attività “professionistica” inquadrata ai sensi della L. 91/81. In tale ottica è stato deliberato un primo pacchetto di deleghe a favore della Lega Pro Boxe per il raggiungimento della piena autonomia al termine del 2016.

Lo stesso giorno sul sito ufficiale del Coni, sotto il titolo “Comunicato del Consiglio Nazionale” al punto 4) Attività F.S.N.-D.S.A.-E.P.S. si poteva leggere: “3) Esclusione dall'elenco delle Federazioni dotate di un settore professionistico della Federazione Pugilistica Italiana, votata all'unanimità.

E qui siamo già entrati in confusione. La Fpi si è tolta con un escamotage dalla Legge 91/81 inserendosi nel semiprofessionismo dell’Aiba o si è già privata del professionismo con due anni di anticipo rispetto all’imposizione degli asiatici che goverano sui chi non ha la forza per difendersi?

Per aggiungere confusione alla confusione è bastato poco.

Il 15 dicembre, cioè quattro giorni prima dell’annunciate modifiche allo Statuto e quattro giorni dopo la firma dello stesso, il Consiglio Federale approvava l’Articolo 23 – Il Settore Professionisti. E qui entriamo in pieno contrasto con quanto detto tempo fa dalla Lega.

E sì perché all’interno dell’Art. 23 si legge che la gestione del professionismo in Italia per ora sarà affidata al Comitato Esecutivo Professionisti, composto da un coordinatore nominato dal CF, un vice presidente eletto dalle società professionistiche in assemblea e tre membri: due di nomina federale, uno espressione delle società. Quindi la Fpi avrebbe una maggioranza di 3 a 2 con cui gestire ogni decisione. E quelle che spetteranno al CEP saranno tantei.

  1. Nulla osta tecnici per campionati nazionali, internazionali, mondiali.
  2. Classifiche e nomine degli sfidanti ufficiali
  3. Passaggi di serie.
  4. Quote federali relative alle affiliazioni delle società professionistiche e tesseramento atleti.
  5. Garanzia del rispetto delle norme del regolamento tecnico professionist.
    Detto questo, non riesco a capire cosa ci sia di diverso tra il passato al presente. Sarei forse riuscito, io e il resto del popolo della boxe, a comprendere meglio la situazione se al posto di “un primo pacchetto di deleghe a favore della Lega Pro Boxe”, la Fpi avesse specificato con maggiore chiarezza a quali deroghe facesse riferimento.
    Ma deve avere giudicato argomento poco interessante per il mondo del professionismo, talmente poco interessante da non meritare un approfondimento. Del resto va capita, sulla homepage del sito non aveva più spazio, se l’erano già preso: “Chiusura ufficili federali per ferie natalizie”,  “1° Corso per il conseguimento della qualifica di Tecnico di Pugilato per l’anno 2014”, “ITA BOXING Youth Maschile: 19 i convocati per il primo Training Camp 2014”, “91 Campionati Italiani Elite Galliate 2013 Day 5: Ecco i nomi dei 20 Finalisti” (quando si dice stare sulla notizia), “Campionato Italiano Supergallo: Scala è il nuovo Campione, Battuto Nettuno”, “91 Campionati Italiani Elite Galliate 2013 Day 4: Completato il Tabellone delle Semifinali, domani dalle...” (l’attualità prima di tutto, è la regola del web), “Campionato d'Europa Superleggeri: il 21 Dicembre a Milano il Campione Di Rocco vs Piispanen”, “Light Boxe: A Grugliasco il 21 Dicembre il 1° Torneo di Natale”, “GYM BOXE: Domenica 8 Dicembre a Roma il Trofeo FarmaEnergy di BoxeCompetition”.
    Il 2014, sempre che gli impegni siano rispettati, sarà l’anno d’esordio dell’APB: il professionismo targato AIBA. In un futuro prossimo, dall'1 gennaio 2016, dovremmo così trovarci davanti a due gestioni del professionismo all’interno della stessa nazione. L’Italia.
    Ma se, come logica e regolamenti lasciano pensare, la Fpi continuerà ad essere autorizzata in via esclusiva a svolgere l’attività del pugilato nel nostro Paese, come farà la Lega Pro a organizzare le sue riunioni?
    Non facciamo paragoni con gli altri Paesi. La quasi totalità delle nazioni non hanno un CONI che vigili sulle federazioni sportive e non prendono contributi pubblici a sostegno dell'attività. Siamo un caso speciale. Per questo veniamo trattati alla stregua del terzo mondo pugilistico.
    Negli Stati Uniti non è certo una federazione a gestire il pugilato. I dilettanti sono governati dall’Usa Boxing che ha assai meno mezzi e potere della Fpi. Il professionismo non ha un ente, ma una serie di grandi organizzatori: Golden Boy Promotion di Oscar De La Hoya, Top Rank di Bob Arum, Don King Production, e ancora Lou DiBella, Cathy Duva, Dan Goosen e altri ancora. E soprattutto hanno Showtime, HBO e ESPN, televisioni che forniscono il carburante. Dollari a milioni.
    In Germania le chiavi del potere le ha Sauerland, che prende più di dieci milioni di euro l'anno dalla ARD-Tv. Dietro di lui la SES di Stainford che riceve circa tre milioni dalla ProSette.Tv. In Inghilterra il leader è Matchroom di Eddie Hearn, che ha preso il posto di papà Barry, a cui vanno almeno centomila sterline ad evento versate da Sky-Tv. Frank Warren ha un contratto con BoxNation di cui è anche socio (televisione che trasmette esclusivamente pugilato, facendo pagare dieci sterline al mese ai suoi abbonati) in associazione con le organizzazioni di Barry McGuigan e Ricky Hatton. In tutti e quattro i casi ai ricavi tv, si debbono aggiungere ingenti introiti da parte di sponsor e botteghino (i prezzi dei biglietti sono alti, ma sia in Germania che in Inghilterra, i tifosi riempiono i Palazzi dello Sport).
    In Russia, Ucraina, Polonia, ma soprattutto in Danimarca (grazie a ViaSatTv) l'attività pugilistica è ricca e costante.
    Il Messico è in piena crescita grazie ai proventi di TV Atzeca. Ma la nuova frontiera è in Asia, con la tradizione del Giappone la Cina di Macao.
    Soldi, Tv, grandi promoter. E’ per questo che otto campioni olimpici su dieci sono passati professionisti subito, che molti protagonisti degli ultimi mondiali hanno lasciato il dilettantismo. Solo da noi si resta dilettanti a vita. Ma questa è ormai, purtroppo, una storia vecchia.
    L'Aiba del presidente Ching-Kuo Wu (foto) prosegue nella sua campagna. Ha presa facile nei Paesi con poche risorse economiche da destinare al pugilato, ma dovrà stare attenta a non intaccare gli interessi di gruppi finanziari importanti. Perché se dovesse svegliare la tigre, potrebbe sempre trovare qualche grande avvocato capace di rompere il giocattolo che sta costruendo con un atteggiamento che sembra in totale contrasto con la legge antitrust o il diritto al lavoro di qualsiasi cittadino.
    La Fpi ha fatto il primo passo verso il distacco totale dal professionismo. Dall’1 gennaio 2016 sarà a tutti gli effetti una Federazione che gestirà solo il dilettantismo, come l’Aiba le ha imposto di fare.
    Quale futuro per la Lega Pro Boxe? Servono soldi. In giro si sentono mille voci, molto ottimismo. I rumors indicano un ingresso di Dolce&Gabbana come sponsor principale, danno imminente un coinvolgimento di Francesco Damiani all’interno della stessa Lega (non si sa con quale ruolo entrerebbe), offrono la speranza di contratti televisivi con emittenti nazionali in chiaro.
    Sport 1, 2 e 3 (che aveva preso il posto di Sportitalia) ha già finito la sua avventura. Fox Sports 2, il canale che dal 20 dicembre appare nel bouquet di Sky, forse trasmetterà pugilato. Ma sembra che sia tutto made in Usa, dovrebbe avere chiuso infatti un accordo con la Goldn Boy Promotion. E la boxe di casa nostra?
    La speranza è che si riesca a convincere Mediaset a insistere sull'esperimento che ha appena ricominciato, di certo non avrà ulteriore spazio in casa Rai. E se dovesse riuscire a inserire eventi in palinsesto non riceverà in cambio i contributi necessari per risollevare la testa.
    Chiudo tornando all’argomento da cui sono partito. Il senso della comunicazione per la Fpi.
    Boxe Ring, storica rivista che ha vissuto tempi eroici in passato e che con Roberto Fazi alla direzione aveva ottenuto rispetto e peso politico all’interno del movimento, diventerà un bimestrale. Per ora sei numeri l’anno, la corsa del gambero continua implacabile. Poi, chissà...
    L’ultimo capoverso è per fare chiarezza sulle polemiche che sono seguite all’interruzione della trasmissione di RaiSport 1 nel corso dei campionati italiani di Galliate. La Fpi aveva chiuso un accordo per una diretta incastrata tra altre due dirette: la seconda manche dello slalom gigante femminile per la Coppa del Mondo di sci da St Moritz e i campionati europei di nuoto da Herring. Una diretta che la Fpi già sapeva sarebbe durata un’ora e cinquanta minuti. Ovvero: sarebbero stati trasmessi sette match, tre sarebbero rimasti fuori. La Fpi lo sapeva in anticipo, non è stata certo colpa della Rai se non è stata mandata in onda l’intera programmazione.
    La Federazione ha scelto come motto della sua campagna promozionale: “Io ci metto la faccia". Chissà perché a me quando parlo di federazione viene invece sempre in mente una frase di Woody Allen: “Sono stato picchiato, ma mi sono difeso bene. A uno di quelli gli ho rotto la mano: mi ci è voluta tutta la faccia, ma ce l'ho fatta."

 

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