Gli incredibili punteggi dei giudici

Manny Pacquiao è stato derubato della vittoria a Brisbane? Si. Manny Pacquiao è il pugile di un tempo? No. Manny Pacquiao era preparato a sufficienza per questo impegno? No. Ha preso sottogamba l'avversario? Si . E' Jeff Horn il nuovo vero campione dei pesi welter? No.
Abbiamo cercato di riassumere in poche domande e altrettante risposte ciò che si è visto su un ring australiano dove si è praticamente affermato che combattere all'attacco con abbondante uso della testa in vari modi oltre a quello a cui servirebbe principalmente, cioè ragionare, paga con giudici incapaci di osservare freddamente ciò che avviene. Certo, quando il pugile strafavorito si dimostra in difficoltà e l'outsider si dimostra più impegnativo del previsto c'è la tendenza ad avere in simpatia il cosiddetto "underdog" ma i giudici sono, o dovrebbero essere, dei professionisti e non l'improvvisata giuria formata da vacanzieri nella gara di karaoke del villaggio turistico al mare.
Quello che ci ha più impressionato del match di oggi è stata la forma precaria di Pacquiao, il non vedere i colpi (gran brutto segno!) e l'incapacità di liberarsi di Horn nel momento in cui l'aveva messo in uno stato di crisi tale che ha spinto l'arbitro, deficitario comunque anche lui, a chiedere all'australiano se se la sentisse di continuare o meno fra il 9° e il 10° round. Ci ha fatto anche impressione che l'angolo del filippino e lui stesso non abbiano capito che questo giovanotto australiano non gradisce per niente i colpi al corpo. Ci sentiamo in ogni caso di poter affermare che il vero Manny Pacquiao, quello che quasi certamente non vedremo più, questo match l'avrebbe risolto in 5 round al massimo.
Horn aveva dichiarato più volte che il destro sarebbe stata l'arma decisiva in questo combattimento. In effetti vi si è affidato spesso ma è impensabile che un mancino della qualità e della carriera di Pacquiao non sappia che Horn non ha affermato altro che una vecchia legge: il diretto destro è l'arma più appropriata contro i guardia destra, ma se questi sono fuoriclasse anche quella conta poco. Sta di fatto che anche i fuoriclasse declinano e aggiungiamoci pure che il gancio sinistro del senatore filippino ha perduto efficacia.
Horn, naturalmente più grosso (ma Pacquiao ha combattuto mezza vita pugilistica contro gente più grossa di lui) ha fatto tanta mobilità e un gran lavoro di gambe, ha fatto subito capire di voler togliere l'iniziativa al filippino e c'è riuscito. E' stato il primo a ferirsi al 3° round ma poi due scontri di teste giudicati involontari, ma certamente facilitati dalla tendenza di Horn di venire avanti con la testa, hanno reso il volto di Pacquiao una maschera di sangue. Nonostante tutte le difficoltà erano però di Pacquiao i pugni più puliti messi a segno, ma il filippino è andato anche a vuoto con sconcertante frequenza e Horn ha senz'altro avuto il merito di non avergli mai concesso un attimo di respiro.
Al 9° round Horn era ancora sotto gli effetti di un colpo al corpo subito nel finale della ripresa precedente e ha lungo vagato quasi come uno zombie per il ring. Pacquiao lo ha tempestato di colpi al volto quando ne sarebbero probabilmente bastati un paio sotto per chiudere la questione. L'australiano ha resistito in qualche modo e ha pure vinto la ripresa successiva dove il filippino anziché chiudere le ostilità ha dovuto rifiatare.

Il verdetto ha esaltato gli australiani e depresso tutti gli altri oltre ai filippini. Il 117-111 di Waleska Roldan sarebbe da ergastolo (pugilistico, s'intende) ma non molto da meno sono i punteggi di Chris Flores e Ramon Cerdan, 115-113 tutti per l'australiano che conquista il titolo di sigla WBO dei pesi welter. Noi avevamo 115-112 per Pacquiao.
Cosa possa succedere ora non lo sappiamo, certamente Freddie Roach ci darà la sua attendibile versione, e forse sarà spietata. Trentotto anni pesano per uno che ha sempre combattuto tanto contro chiunque e per di più ha altre cose per la testa. Sta di fatto che un verdetto così alla credibilità della boxe fa solo male.



