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Hall of Fame 2021

Cammarelle magico spedisce il cinese ko ed è oro a Pechino

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I protagonisti della Hall of Fame Italia, l'evento del 30 ottobre nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo a Forlì

 

 

di Davide Novelli

Pechino, 24 agosto 2008, Workers Indoor Arena.
L’Ibc, International Broadcasting Center si svuota dopo pranzo, almeno il compound italiano. Chi in taxi, chi con le navette dell’Organizzazione, in tanti si spostano nel distretto di Chaoyang per assistere alla finale di pugilato dei pesi supermassimi.
Le strade, nonostante si sia ormai a poche ore dalla cerimonia di chiusura dei Giochi, restano ancora interdette al traffico privato. Questa Olimpiade, la prima cinese, è nata sotto uno schema rigido di ordine e disciplina: vietato sputare a terra, usanza “di purificazione”, circolazione veicolare e pedonale ridotta all’osso, totale disponibilità e cortesia verso lo straniero. La Cina vuole fare bella figura ora che ha appena aperto una  finestra sul mondo.
All’interno del Palasport troviamo posto sulla tribuna riservata agli accreditati, dalla parte dell’angolo blu del ring. Tutto intorno soltanto cinesi che fanno un tifo per il beniamino Zhang Zhilei, 25 anni, due metri d’altezza. Tra l’oro e Roberto Cammarelle c’è soltanto questo gigante in rosso.
Alla vigilia del match l’incubo che si andava materializzando era quello del povero Vincenzo Nardiello ai quarti dei superwelter nei Giochi di Seoul, vent’anni prima contro l’atleta di casa Park. Nardiello fu derubato con uno scandaloso verdetto e la stessa cosa accadde giorni dopo nella finale con l’americano Roy Jones jr che, dopo aver dominato il coreano, venne decretato incredibilmente perdente.  
Qualcuno al di fuori dell’entourage azzurro azzarda un consiglio: “non correre rischi, mettilo giù”.  La ricerca del ko non è mai stata l’anima del pugilato del 28enne di Cinisello Balsamo.
Il mio sport insegna l’autocontrollo, non le botte a occhi chiusi. È la tecnica ad aprire tutte le porte”.
Roberto, milanese di nascita, genitori lucani, entra in palestra a 11 anni, per scaricare energie in eccesso, perdere peso ed emulare il fratello maggiore. Alla “Rocky Marciano”, vicino al Parco di Villa Ghirlanda, c’è il maestro Biagio Pierri, ex peso superpiuma, che vede nel ragazzino un futuro campione. Lo imposta da mancino e parte. In tre anni lo porta a vincere il tricolore under 16.
Nel 2000 per Cammarelle si aprono le porte delle Fiamme Oro, la Polizia di Stato. Due anni dopo arriva la prima affermazione internazionale: argento agli europei di Perm in Russia, sconfitto in finale dall’idolo di casa Alexander Povetkin.
Nel 2004, alla vigilia olimpica, trionfa nell’Europeo. È con quelle credenziali che ad Atene ottiene la medaglia di bronzo.
Roberto è in costante crescita. Diventa il capitano della nazionale, ma non sono i suoi 190 cm di altezza o i 100 chili di peso a nominarlo tale, bensì la grande professionalità che lo distinguerà sempre, sia dentro che fuori del ring. Se ad Atene porta in dote l’europeo, a Pechino arriva con il titolo di campione del mondo 2007 conquistato a Chicago. Per questo, quando sale sul quadrato cinese per affrontare Zhilei si sente pronto, tutto è stato fatto al meglio. All’angolo a dare la carica c’è Francesco Damiani, l’uomo giusto per fare da contraltare al carattere chiuso, introverso di Roberto, che ha imparato a socializzare utilizzando lo sport.
Nella Workers Arena cerco qualcuno con cui scambiare due parole, ho bisogno di allentare la tensione. Chiedo al collega Andrea Fusco come veda la sfida.
“Ce la fa, ce la fa” risponde.
Cammarelle parte bene, all’attacco, pulito. È elegante nonostante la mole, rapidissimo. Immediata emerge la tecnica e con essa il vantaggio: 6-1 nella prima ripresa; 11-3 nella seconda; 13-4 nella terza.
Zhilei, nonostante il maggiore allungo, non riesce a contrastare l’avanzata dell’azzurro che sfoggia una scelta di tempo impressionante. All’angolo prende vita la pantomima di Damiani che, nonostante manchi pochissimo, non si mostra ancora soddisfatto, pur sapendo bene come il vantaggio sia ormai incolmabile.
Intima al ragazzo di aumentare la pressione, perché altrettanto farà il cinese. Il coach non vuole correre rischi. Forse per un istante lo sguardo scappa al tavolo di giuria e riaffiorano i fantasmi.
Roberto non cerca il colpo risolutore, non gli serve, eppure la semifinale l’ha vinta mettendo al tappeto il britannico Price. Tra i dilettanti il fuori combattimento è merce rara, ma fra giganti il kappao è sempre dietro l’angolo.
Dopo tre riprese Roberto ha ancora intatte tutte le risorse. Mancano solo due minuti al termine della finale olimpica. Damiani lo scuote ancora, “solo due minuti, stai concentrato, stai pronto a colpire d’incontro”.
Il gong e il tempo che mi sembra scorra troppo lentamente, sono passati appena venti secondi. Zhilei porta il diretto sinistro, Roberto schiva, rientra con il gancio sinistro al mento e replica con il gancio destro al capo del gigante cinese che si accartoccia su sè stesso, è a terra.
KOT!
Damiani salta giù dal ring, sembra un invasato, risale e stritola di gioia il suo ragazzo. È festa grande, il piccolo gruppo di italiani fa sentire la propria gioia all’interno dell’Arena. I cinesi applaudono composti. Cammarelle è campione olimpico, vent’anni dopo l’oro di Giovanni Parisi. È anche il primo titolo a cinque cerchi dei +91 kg, i supermassimi.
Quel tardo pomeriggio di agosto del 2008 ci regala il miglior Cammarelle di sempre. È l’apice di una carriera lunga e ricchissima di medaglie, condotta nella scelta meditata di restare per sempre fra i dilettanti.
Tra verdetti netti, e knockout, Roberto prima e dopo Pechino ha collezionato tre giochi del Mediterraneo, quattro titoli europei e due mondiali. Dal 2000 al 2012 ha segnato la scena internazionale della massima categoria, pur con una schiena a pezzi per due ernie del disco.
Quando sale sul ring ai Giochi di Londra 2012 contro l’attuale campione del mondo dei massimi Anthony Joshua, Cammarelle è sofferente. La famosa catena cinetica di un pugile, in lui stride e cigola, è come se combattesse con uno zaino sulla schiena. Eppure, dal momento che la classe è fatta non solo di tecnica ma anche di sentimento, se non fosse stato per una giuria messa all’indice perfino dai tabloid britannici, ora saremo qui a scrivere del titolo olimpico di Londra 2012.
Se Roberto fosse nato trent’anni prima, probabilmente lo avremmo visto campione del mondo anche tra i professionistii. Ma troppe erano le incertezze, anche economiche, per fare quel passo. Così Roberto Cammarelle ha scelto di restare vicino al pugilato olimpico, ai ragazzi di Assisi.
Nella città di San Francesco vive con la moglie Nicoletta, con i figli Mattia e Davide. Il suo mondo è e resterà quello a Cinque Cerchi, e lui rimarrà il nostro più medagliato pugile dilettante della storia.


1

Roberto Cammarelle è nato a Cinisello Balsamo il 30 luglio 1980.
Altezza: 1.90
Categoria: supermassimi
Record: 116-14-0

 

San Giacomo DUE

 

LA HALL OF FAME ITALIA 2021 NELL'EX CHIESA SAN GIACOMO APOSTOLO A FORLI'

Il 30 ottobre serata di gala nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo (nell’area dei Musei San Domenico) a Forlì per la terza edizioni della Hall of Fame Italia, manifestazione ideata e organizzata dal quotidiano online boxeringweb.net che quest’anno avrà come partner il Comune di Forlì.
Per l’edizione 2021, il Comitato Direttivo della manifestazione (composto da sette giornalisti: Gualtiero Becchetti, Flavio Dell'Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Dario Torromeo) ha deciso di inserire nell'albo d'oro della Hall of Fame Italia: Duilio Loi (campione mondiale dei superleggeri), Loris Stecca (campione mondiale dei supergallo), Patrizio Sumbu Kalambay (campione mondiale dei medi), Massimiliano Duran (campione mondiale dei massimi leggeri), Roberto Cammarelle (oro, argento e bronzo in tre diverse Olimpiadi nei supermassimi).
Tra i Pionieri il riconoscimento andrà a Cleto Locatelli (campione europeo dei leggeri).
Presenteranno la serata Davide Novelli, inviato della Rai e voce del pugilato sull'emittente di Stato, e Dario Torromeo, giornalista che ha raccontato dieci Olimpiadi e centinaia di campionati del mondo per il Corriere dello Sport-Stadio.

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