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Hall of Fame 2021

Locatelli, un’artista tra i pionieri del ring Per alcuni, il migliore

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I protagonisti della Hall of Fame Italia, l'evento del 30 ottobre nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo a Forlì

 

di Vittorio Parisi

Il 5 ottobre 1961, solo e in miseria, all’età di nemmeno 55 anni, moriva a Parigi Anacleto Locatelli, detto Cleto, artista del ring.

Spesso mi domando cosa possa immaginare un ragazzo che si appassiona adesso al pugilato di fronte a un record di 101 vittorie, 41 sconfitte e 18 pareggi secondo boxrec.com. Probabilmente la stessa cosa che immaginavano i redattori di The Ring Magazine quando negli anni Novanta classificarono i 10 migliori pugili della storia del pugilato moderno nati in Italia e il nome di Locatelli non vi trovò posto.

Non ha trovato posto nemmeno nella International Hall of Fame di Canastota nella quale mai entrerà perché adesso il giudizio sui pugili è dato così spesso dall’aridità dei numeri e se la casella delle sconfitte non porta quel fatidico zero un pugile già conta di meno.  Così, senza sapere, senza conoscere le cose, le storie, le vite, le circostanze. 

Questo ipotetico ragazzo non saprà neppure chi è stato un certo Umberto Branchini, probabilmente il più grande manager italiano della storia, uno che ha vissuto dal 1914 al 1997 e quindi i grandi della nostra storia, e non solo della nostra, li ha visti tutti all’opera e dal vivo. Ebbene, Branchini considerava, e come lui i vari mostri sacri del giornalismo pugilistico, da Giuseppe Signori a Roberto Fazi, Locatelli il miglior pugile italiano della storia. Purtroppo non ci sono che scarne immagini in movimento di questo fuoriclasse e da quelle non si può capire molto ma non serve vedere Garibaldi in azione per sapere che fosse un grande comandante sul campo di battaglia, lo dice la storia, lo dicono i testimoni.  

Locatelli è stato un cittadino del mondo, qualcosa che aveva nel suo DNA anche solo per una casuale nascita svizzera, è stato l’idolo del raffinato pubblico parigino, ha tentato l’avventura americana subendo la dura sorte toccata agli immigrati di tutte le migrazioni umane, ha combattuto in Belgio, in Olanda, in Africa, in Gran Bretagna, in Svizzera, quando avere una diversa nazionalità troppo spesso significava potere aspirare solamente a un pareggio dopo un incontro dominato. Questo pugile velocissimo e straordinariamente completo, un talento naturale coltivato con i sacrifici più duri, si è preso il titolo europeo dei leggeri all’estero, lo ha perso per un furto, lo ha riconquistato.

Negli Stati Uniti non poteva arrivare al titolo mondiale, glielo impedirono, ma tornò in Europa con gli scalpi di Izzy Iannazzo, di un fuoriclasse come l’inglese Jack “Kid”Berg” che aveva già battuto addirittura a Londra, di Benny Bass, di Fritzie Zivic. Fu anche vittima di uno scandalo al Madison Square Garden di New York quando nel febbraio 1934 aveva certamente battuto un mostro sacro come Tony Canzoneri. Non solo diedero l’incontro pari, ma quando i pugili se ne erano già tornati negli spogliatoi il verdetto fu cambiato in vittoria per l’italo-americano, una cosa che nella storia della gloriosa arena newyorkese non era mai accaduta! Ma allora, molto più che adesso, bisognava avere gli agganci giusti per avere la grande opportunità in quel mondo molto più lontano di quanto non sia oggi, e Locatelli quegli agganci giusti non li aveva.

Al giorno d’oggi poi si guarda con un certo stupore all’allungamento di tante carriere non tenendo conto di quanto spesso si combattesse ai tempi di Locatelli.  Combattere anche più di una volta al mese era la norma, farlo con grandi avversari accadeva spesso ed era molto logorante, oggi si grida al miracolo se un Canelo Alvarez combatte 4 volte in un anno solare. Logico che le carriere durassero meno e che anche Locatelli a 30 anni andasse verso il tramonto, complici i problemi di stomaco che lo assillarono per tutta la vita e un’inclinazione a non negarsi i piaceri della vita, inclinazione che col passare degli anni divenne più una scivolata.

Parigi, che era diventata la sua prima casa, tra l’altro è sempre stata una città dalle mille tentazioni. Per uno che è stato un idolo in quell’immenso teatro non deve essere stato neppure facile rassegnarsi al passare del tempo e ci si dovrebbe chiedere come sarebbero finiti quei due incontri perduti ai punti contro un fuoriclasse come era già Marcel Cerdan se Locatelli lo avesse incrociato quando era al meglio, questione di soli due o tre anni.

Purtroppo poi la vita non gli ha più sorriso come ai pugili della sua generazione accadeva anche troppo spesso. Prima arrivano le sconfitte, poi si spengono le luci della ribalta e, si sa, la gente ha la memoria corta, anche quella che va a vedere la boxe e passare da un idolo a un altro, soprattutto se il secondo magari è un tuo connazionale e il primo no, è facile. Parigi voltò presto le spalle a Locatelli, il locale che aveva aperto andò male, l’ex pugile fu persino brevemente arrestato a guerra finita nella Francia liberata, la sua unica colpa era quella di avere salutato Mussolini, cosa alla quale non poteva sottrarsi,  a Roma 11 anni prima quando a Piazza di Siena riconquistò il titolo europeo dei leggeri con una splendida prestazione contro il belga  Francois Sybille nel sottoclou del campionato mondiale dei massimi fra Primo Carnera e il basco Paulino Uzcudun.  In un inarrestabile declino fisico, debilitato da alcolismo e malattie, Locatelli morì quando era ormai ridotto a vivere in una misera abitazione lungo la Senna.

L’elezione di Locatelli nella Hall of Fame italiana è non solo quindi un atto dovuto ma anche un gesto di attenzione verso una generazione di pugili, da Mario Bosisio a Leone Jacovacci, dai fratelli Enrico e Vittorio Venturi a Carletto Orlandi a tanti altri, che forse mai più, ahimè, rivedremo.


IlLoca

 

Anacleto Cleto Locatelli era nato a Bellinzona (Svizzera) il 5 novembre 1906.
È morto a Parigi il 5 ottobre 1961.
Altezza: 1.70
Categoria: leggeri
Record: 101-41-18, 25 ko

San Giacomo UNO

 

HALL OF FAME ITALIA 2021 NELL'EX CHIESA SAN GIACOMO APOSTOLO A FORLI'

Il 30 ottobre serata di gala nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo (nell’area dei Musei San Domenico) a Forlì per la terza edizioni della Hall of Fame Italia, manifestazione ideata e organizzata dal quotidiano online boxeringweb.net che quest’anno avrà come partner il Comune di Forlì.
Per l’edizione 2021, il Comitato Direttivo della manifestazione (composto da sette giornalisti: Gualtiero Becchetti, Flavio Dell'Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Dario Torromeo) ha deciso di inserire nell'albo d'oro della Hall of Fame Italia: Duilio Loi (campione mondiale dei superleggeri), Loris Stecca (campione mondiale dei supergallo), Patrizio Sumbu Kalambay (campione mondiale dei medi), Massimiliano Duran (campione mondiale dei massimi leggeri), Roberto Cammarelle (oro, argento e bronzo in tre diverse Olimpiadi nei supermassimi).
Tra i Pionieri il riconoscimento andrà a Cleto Locatelli (campione europeo dei leggeri).
Presenteranno la serata Davide Novelli, inviato della Rai e voce del pugilato sull'emittente di Stato, e Dario Torromeo, giornalista che ha raccontato dieci Olimpiadi e centinaia di campionati del mondo per il Corriere dello Sport-Stadio.

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