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Hall of Fame 2021

Duilio Loi era unico Aveva ritmo, solidità talento multiforme

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I protagonisti della Hall of Fame Italia, l'evento del 30 ottobre nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo a Forlì

 

 

di Gualtiero Becchetti

"...Vivi i miei dolori, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io. Ognuno ha la propria storia. E solo allora mi potrai giudicare" (Luigi Pirandello)


Impossibile non ricordare Duilio Loi! Soprattutto per me, le cui immagini in binconero, sfuocate e piene di "nebbia" (come si diceva allora...), mi permisero di assistere attraverso uno degli enormi scatoloni quali erano i televisori dell'epoca, al primo combattimento di pugilato della mia ancora giovanissima vita. A quello tra il nostro campione e il francese Seraphin Ferrer, valevole per il titolo europeo dei leggeri. Era il 26 Novembre 1955. Mi innamorai definitivamente della boxe quella sera e vivido ho ancora il ricordo della famiglia al completo nella nostra casa di Loiano (Bologna), insieme a quella dei miei zii e dei miei numerosi cugini che abitavano al piano di sopra, coinvolta in un appassionato tifo per Loi, il quale naturalmente vinse.

126 incontri sostenuti (13 all'estero) tra il 1948 e il 1962, con 115 vittorie, 8 pareggi e 3 sole sconfitte, tutte però vendicate nella rivincita! Vale a dire una media di segni meno corrispondente al 2,3% del totale.
Un match perso ogni quaranta disputati! Una sconfitta ogni 5 anni...
Fine!
Ogni ulteriore parola riguardo a Duili Loi sarebbe a questo punto già superflua.

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Non credo sia mai esistito, nella pur lunga e gloriosa storia del pugilato italiano, qualcuno che possa vantare un simile, mostruoso record!
Negli anni Ottanta lo vidi di persona e gli strinsi la mano, nel corso di un affollatissimo raduno di ex pugili svoltosi a Ferrara. Avrei voluto dirgli molte cose e anche della fotografia con dedica che mi aveva inviato trent'anni prima ma alla fine non gli dissi nulla. Va bene così! I miti li si osserva e li si ammira in lontananza. Non ci si parla...
Era nato a Trieste il 19 Aprile 1929 e ancora bambino si era trasferito a Genova con mamma Anna e papà Vittorio, un macchinista di navi mercantili, che purtroppo se ne andrà per sempre nel 1942, quando un siluro inglese affondò la nave su cui prestava servizio. 
Era la prima e dolorosa tappa dell'esistenza di un immenso campione.
Aveva sedici anni quando si avviò alla boxe sotto le cure del maestro Dario Bensi, che intravvide in lui la "scintilla" del grande pugile. Le ore trascorse nella palestra di Bensi, che conosceva solo il dialetto genovese, forgiarono il carattere di quel piccolo adolescente costretto a mille lavoretti per aiutare in casa. Ma ne rivelarono pure le qualità tecniche, alla cui base era la naturale e rara capacità di usare con perfetta indifferenza sia il braccio destro che il sinistro.
Nel 1951, il 18 luglio, al Velodromo Vigorelli di Milano diventò campione d'Italia dei leggeri battendo ai punti in dodici riprese il concittadino Gianluigi Uboldi. Per arrivare al primo importante traguardo della carriera, gli erano serviti 27 combattimenti senza sconfitte...
Con il proprio inimitabile stile, improntato su un formidabile tempismo, una solidità a prova di bomba, ritmo infernale, grande mobilità di tronco e carattere d'acciaio, cominciò un'ascesa che in pratica non si sarebbe mai più fermata.
Di lui, la più azzeccata delle definizioni l'avrebbe data tanti anni dopo l'acerrimo rivale statunitense Eddie Perkins: "Tre volte ho incontrato Duilio Loi e tre volte mi sono trovato a combattere con un pugile diverso".
Con la cintura tricolore ai fianchi, si esibì ovunque lo reclamassero e ci fossero buone borse. Tra i tanti, sconfisse il britannico Tommy Barnham a casa sua e il grossetano Emilio Marconi in una difesa del titolo. Chi erano? Erano pugili che oggigiorno sarebbero molto in alto nelle classifiche internazionali...
Ma ecco arrivare, il 18 Agosto 1952 di fronte ai ventimila spettatori dell'Idraetsparken di Copenaghen, la doccia fredda dello scandaloso verdetto che premiò, al termine dei 15 round allora previsti per la cintura europea, il beniamino di casa Jorgen Johansen...
Per avere la rivincita, Loi dovette rimettersi in fila e pazientare quasi tre anni, sostenendo altri quattordici incontri senza sconfitte; ma il 6 Febbraio 1954, al Palasport di Milano, s'impossesso della cintura Ebu impartendo a Johansen una lezione di boxe.
Era diventato un astro di prima grandezza nel firmamento mondiale. Sapeva attaccare e difendersi, accelerare e addormentare i match, portare a termine un combattimento senza neppure un intervento dell'arbitro o mettere in atto qualsiasi ostruzionismo rendendolo invisibile. Non aveva potenza ma era precisissimo. Era brevilineo, ma arrivava a segno anticipando anche i rivali più alti e dava il meglio di sè negli ultimi round, quando l'avversario aveva esaurito le energie e lui invece pareva iniziare il match in quel momento...
Difese a Milano l'Europeo contro un vero campione, lo spezzino Bruno Visintin, il quale gli fece vedere i sorci verdi prima di cedere ai punti, poi con il francese Herbillon e quindi andò a vincere tre combattimenti in Australia e uno negli Usa e l'anno dopo, il 1955, superò il fortissimo transalpino Ray Famechon (107 match e appena 10 sconfitte) e quindi, in un derby appassionante che riempì il palasport milanese, ebbe la meglio sull'indimenticabile Giancarlo Garbelli, contemporaneamente per il titolo d'Europa e d'Italia. Pochi mesi dopo, batté il franco-algerino di cui si é parlato in apertura, Seraphin Ferrer e il 21 Gennaio 1956 ebbe la meglio sul temutissimo cubano Orlando Zulueta, mostrando al mondo che ormai era pronto per qualsiasi traguardo. La sua classe e il suo cuore l'avevano certificato.
Ma erano altri tempi, era un'altra boxe ed esisteva una tale selezione che oggigiorno neppure si può concepire.
Dominatore fisso del Vecchio Continente tra i leggeri, salì nel 1959 nei welter e s'impossessò del titolo europeo con la vecchia conoscenza Emilio Marconi, per poi difenderlo con il sempre ostico Bruno Visintin. Continuò poi a combattere e a vincere per arrivare infine al 15 Giugno 1960, sul ring del Cow Palace di San Francisco, dove l'attendeva l'invitto campione mondiale dei superleggeri Carlos Ortiz, ritenuto oggi uno dei più grandi della categoria nella storia della boxe, con un record di 33 match, moltissimi dei quali vinti per ko.
Duilio Loi faticò, scese di categoria e fu un leone, ma alla fine l'arbitro alzò il braccio di Ortiz, con due cartellini a favore e l'altro per il nostro fuoriclasse...
Era stata preferita la maggiore aggressività del latino-americano!
Ma la Milano del miracolo economico compì l'impresa. Steve Klaus era sicuro che il proprio campione poteva farcela e furono trovati i soldi necessari per fare arrivare allo Stadio di San Siro il detentore che, attirato da una cospicua borsa, dai sette anni in meno rispetto a Loi, dal pensiero che Duilio avesse ormai dato il meglio di sé, accettò la trasferta. In effetti, anche molti italiani lo ritenevano favorito...
Il 1° Settembre una marea umana si radunò attorno al ring, riversando nelle casse della SIS dell'organizzatore Strumolo oltre cento milioni di lire, corrispondenti a circa 1.350.000 euro di oggi!
E Duilio Loi, dopo un tribolato inizio venne fuori alla distanza e diventò finalmente campione del mondo, con due cartellini a favore e uno pari! Il terzo italiano, dopo Primo Carnera e Mario D'Agata, a cingersi i fianchi con la cintura iridata...
La bella diventava ora sportivamente d'obbligo e pure un affare imperdibile. I manager del portoricano, Cherin e Gleason, strapparono un compenso stratosferico per uno sfidante: 25.000 dollari! Ortiz non poteva di certo lamentarsi, anche se sarebbe dovuto tornare a Milano.
Comunque, nell'attesa di tale appuntamento, Loi difese facilmente ai punti, il 25 Novembre al Palazzo dello Sport di Roma, la cintura europea dei pesi welter, cui non aveva rinunciato, contro il francese Maurice Auzel.
E il 10 Maggio 1961, ecco di nuovo la muraglia umana di San Siro per assistere probabilmente al capolavoro, all'apogeo della storia pugilistica di Duilio Loi. Stavolta non ci furono dubbi e Carlos Ortiz fu sconfitto senza discussioni (70-67, 74-69, 74-66), subendo persino un kd alla sesta ripresa.
Ma dopo l'apice, purtroppo, c'é soltanto la discesa... E nella trilogia con il portoricano, Loi aveva speso tantissimo. Una carriera lunga, impegnativa e senza un attimo di respiro cominciava a stendere qualche ombra sul futuro.
Difese nuovamente il titolo europeo dei pesi welter contro il danese Chris Christensen, battuto ai punti a Saint Vincent il 5 agosto 1961, a quel punto fu commesso un grave errore. Come sfidante mondiale fu scelto lo statunitense di Chicago Eddie Perkins, il quale aveva un record apparentemente non trascendentale, venne sottovalutato...
Non ci si immaginava che sarebbe divenuto uno dei grandissimi della categoria! Il 21 Ottobre, uno stanco, lento, irriconoscibile Duilio scese dal ring del Palasport della sua città indossando ancora la cintura iridata con un verdetto di parità emesso da una giuria interamente italiana (Nello Barrovecchio, 70-69; Gualtiero Cecchi, 69-71; Nello Martinelli 71-71), che profumava di un certo patriottismo...
Ma il percorso del triestino-genovese-milanese continuò senza sosta, senza un po’ di riposo. Sostenne ben otto match vittoriosi nei mesi seguenti, con un secondo subdolo campanello d'allarme: per la prima volta in 120 match disputati, il 27 Marzo 1962 si trovò al tappeto contro l'altissimo ma non trascendentale statunitense Billy Collins, si rialzò e vinse nettamente. Poi, al cospetto ai 30.000 spettatori dello Stadio Amsicora di Cagliari, di nuovo conservò l'Europeo dei welter ai danni dell'idolo della Sardegna, l'indomabile "rullo compressore" Fortunato Manca, con un chiaro verdetto ai punti.
A questo punto l'orgoglio, che spesso rappresenta la massima risorsa di un campione e talvolta la sua rovina, trascinò Duilio Loi verso il peggiore combattimento della carriera. A tutti i costi volle concedere la rivincita a Perkins, ferito dalle critiche ricevute per il discutibile pareggio del precedente match.
Al Vigorelli, che tante volte l'aveva salutato trionfatore, il 14 Settembre salì sul ring un detentore più debole rispetto al pugile che era 13 mesi prima, più anziano e debilitato dai tremendi sacrifici per rientrare nei limiti della categoria. Perkins, al contrario, era in rapidissima ascesa, molto migliorato psicologicamente e tatticamente. La vecchia storia di quando il campione che scende incrocia quello che sale.
Al termine delle quindici e malinconiche riprese, l'arbitro e giudice unico, il francese Pierre Verrière, sollevò il braccio del ragazzo di Chicago, nettissimo vincitore.
Ma i contratti firmati tra le parti prevedevano la bella e benché ormai tutti fossero convinti che l'esaltante cavalcata di uno dei più grandi protagonisti della Noble Art tricolore fosse ormai alla fine, il 15 dicembre l'indomabile, fiero, commovente Duilio entrava di nuovo e per l'ultima volta nell'arena circondata da corde di cui per 14 anni era stato un re e al Palasport di Milano spese tutto ciò che gli era rimasto da spendere in termini fisici, morali, tecnici e tattici. Alla fine l'arbitro e giudice unico francese, Georges Gondre, gli alzò il braccio lasciando di sasso Eddie Perkins, il quale avrebbe comunque avuto ancora tanti anni davanti a sé per consolarsi.
Molti uscirono dal Palaport, quella notte, con le lacrime agli occhi per la commozione di una vittoria soffertissima e la consapevolezza che si era appena chiusa un'epoca. Nellla nebbia e nel freddo della città era suonato l'ultimo gong...
Il 24 gennaio 1963, a trentaquattro anni, Loi diede l'addio ai guantoni, al titolo mondiale dei superleggeri e a quello europeo dei welter.
Come meritava. Come un re ancora seduto sul trono.
Dario Bensi, il vecchio maestro di sempre, gli aveva detto: “Per me, Duilio, sei arrivato”. E Duilio l'aveva ascoltato.
La vita vera gli riserverà ancora tremende e terribili battaglie che egli affronterà sempre a testa alta, guardando il dolore negli occhi senza mai tentennare, senza mai neppure l'ipotesi di alzare bandiera bianca.
Se ne è andato per sempre lasciando un enorme vuoto il 20 gennaio 2008.
Unico italiano insieme a Nino Benvenuti, nel 2005 venne inserito dalla International Boxing Hall of Fame tra gli immortali del pugilato mondiale. Il suo nome é oggi accanto a quelli di Eddie Perkins e di Carlos Ortiz.
Questo è stato Duilio Loi. Questi sono stati i suoi grandi avversari. Questa la boxe che scorreva nel cuore degli italiani...

 

Tabella

 

Duilio Loi è nato a Trieste il 29 aprile 1929.
È morto a Treviso il 20 gennaio 2008.
Altezza: 1.65
Categoria: leggeri, superleggeri, welter
Record: 115-3-8 (26 ko)

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HALL OF FAME ITALIA 2021 A FORLI'

Il 30 ottobre serata di gala nell’ex Chiesa San Giacomo Apostolo (nell’area dei Musei San Domenico) a Forlì, piazzale Guido da Montefeltro 12, per la terza edizioni della Hall of Fame Italia, manifestazione ideata e organizzata dal quotidiano online boxeringweb.net che quest’anno avrà come partner il Comune di Forlì.
 Per l’edizione 2021, il Comitato Direttivo della manifestazione (composto da sette giornalisti: Gualtiero Becchetti, Flavio Dell'Amore, Franco Esposito, Alessandro Ferrarini, Davide Novelli, Vittorio Parisi, Dario Torromeo) ha deciso di inserire nell'albo d'oro della Hall of Fame Italia: Duilio Loi (campione mondiale dei superleggeri), Loris Stecca (campione mondiale dei supergallo), Patrizio Sumbu Kalambay (campione mondiale dei medi), Massimiliano Duran (campione mondiale dei massimi leggeri), Roberto Cammarelle (oro, argento e bronzo in tre diverse Olimpiadi nei supermassimi).
Tra i Pionieri il riconoscimento andrà a Cleto Locatelli (campione europeo dei leggeri).
Presenteranno la serata Davide Novelli, inviato della Rai e voce del pugilato sull'emittente di Stato, e Dario Torromeo, giornalista che ha raccontato dieci Olimpiadi e centinaia di campionati del mondo per il Corriere dello Sport-Stadio.

 

San Giacomo DUE

 

L’evento è aperto a tutti, nel rispetto del Protocollo Generale Covid. 
Sarà chiesta ai partecipanti la presentazione del Green Pass, si accederà all’interno del locale indossando la mascherina. 
Sarà necessaria la prenotazione attraverso i seguenti contatti:
Scrivendo una email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. 
(telefono 0543 550608).
UNITA SPORT COMUNE DI FORLI: 0543- 712402 (cellulare 3204322943).  
Scrivendo una email a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Nel rispetto delle disposizioni locali, dopo la prenotazione sarà necessario inviare un bonifico di 38 (trentotto) euro al seguente IBAN (Iban Comune di Forlì):
IT 08 I 06270 13199 T2099 0000685
Istituto: LA CASSA DI RAVENNA SPA
Nella causale andrà indicato: "rimborso cena” (seguito dal nome e cognome di chi prenota)
Nei 38 euro sono comprese: la cena di gala (bevande incluse) e la partecipazione alla serata.

ULTIMO GIORNO DI PRENOTAZIONE 25 OTTOBRE

 

 

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