Una serata dedicata ai ricordi, sognando il futuro. Racconti, imprese e divertenti aneddoti dalla Casa della Gloria
(Sono entrati nella Hall of Fame 2021 da sinistra: Loris Stecca, Patrizio Sumbu Kalambay, Bonaria Loi, Massimiliano Duran, Roberto Cammarelle. Le foto di questo servizio sono di Cristiano Frasca)
Terza edizione della Hall of Fame Italia.
La serata di gala si è svolta all'interno dell'ex chiesa di San Giacomo Apostolo (nell’area dei Musei San Domenico) a Forlì.
L'evento era organizzato dal sito boxeringweb.net, che quest'anno ha avuto come partner il Comune di Forlì.
Grandi campioni, splendide storie, divertenti aneddoti.
il video della Domenica sportiva Rai
https://www.facebook.com/mezzacapodaniele/videos/590902822002569
(Roberto Cammarelle riceva la targa della Hall of Fame Italia dal vice sindaco di Forlì, Daniele Mezzacapo)
Roberto Cammarelle ha raccontato l'avventura di Pechino 2008.
“Avevo incrociato Zhang ai Mondiali di Chicato nel 2007. Mi sembrava molto sicuro di sè, gli sono andato incontro e gli ho detto: Stai sereno, tanto vinco io. È andata avanti così sino alla semifinale, quando lui è stato sconfitto. Io ho preso l'oro. All'Olimpiade, stesso copione. Lui che mi guarda con l'aria strasicura e io che gli dico di stare sereno, tanto finisce nello stesso modo dei Mondiali. Così è stata. L'avevo anche preannunciato a un giornalista".
Cosa?
“Quando è venuto a intervistarmi prima che i Giochi cominciassero, mi ha chiesto: quale è il tuo sogno in questa Olimpiade. Gli ho risposto: Battere il cinese in finale. Sogno realizzato".
Vittoria in semifinale contro David Price per ko, vittoria in finale con il cinese per ko. Eppure hai sempre detto che sei convinto sia la tecnica non la potenza l'arma del vero pugile. Cosa è successo?
“Devo avere sbagliato qualcosa".
I Giochi sono filati via senza problemi?
“Avevo un gran male alla schiena, faticavo a fare anche cento metri a piedi senza dovermi fermare. Poi è arrivata la svolta. Il mio compagno di stanza Mirko Valentino è stato elminato e avendo un po' di tempo libero è andato il giro. Si è comprato una biclicletta. Da quel momento ogni giorno andavo sulla bici. Mi piazzavo in una grande sala con uno schermo, rivedevo i match dei miei avversari e pedalavo. Mi ha fatto bene".
Che fine ha fatto quella bici?
“Ne aveva comprate due, una Valentino e una Parrinello. Prima di partire per l'Italia, Valentino ha deciso di lasciarla lì. Parrinello l'ha smontata pezzo per pezzo e l'ha riportata a casa".
(Massimiliano Duran riceva la targa della Hall of Fame Italia dall'assessore comunale al welfare Rosaria Tassinari)
Massimiliano Duran si commuove quando parla del rapporto con il papà Carlos.
“È stato fondamentale per me, avevamo un rapporto forte. Quando parlo di lui, fatico a rimanere tranquillo. Mi ha insegnato tutto, senza mai dare l'impressione di volere essere il professore e io l'alunno. Quando se ne è andato via per sempre, la mia vita pugilistica è cambiata. Mi è mancato tantissimo".
Contro De Leon è stato un match difficile, un azzardo.
(Massimiliano Duran firma il libro della Hall of Fame Italia, con lui Flavio Dell'Amore, direttore ed editore di boxeringweb)
“Sapevo che se avessi usato il mio sinistro in modo preciso, se avessi avuto gambe e non mi fossi emozionato avrei potuto farcela. Così è stato"
Il sinistro, arma magica.
“Vero. Può essere un colpo d'offesa, può servire a preparare il destro, può essere usato per interrompere l'azione dell'avversario. È un'arma determinante nella boxe."
È stato ricordato Cleto Locatelli, entrato tra i PIonieri della Hall of Fame. Pugile che Umberto Branchini e due grandi giornalisti come Giusppe SIgnori e Roberto Fazi indicavano come il migliore italiano di sempre.
(Patrizio Sumbu Kalambay riceve la targa della Hall of Fame Italia dall'onorevole Jacopo Morrone)
Patrizio Sumbu Kalambay ha parlato del suo mondiale contro Mike McCallum.
“L'ho studiato, ho guardato tutti i match più importanti della sua carriera. Ho capito che era il gancio sinistro la sua arma migliore. Mi sono detto: quel gancio sinistro non dovrà mai arrivare a segno. Così è stato e il titolo è arrivato".
Come è nato il soprannome Ali?
“Me l'hanno dato gli amici. Io ho sempre avuto Muhammad Ali come idolo. Il suo pugilato andava studiato per capire cosa fosse l'arte".
È stata poi la volta di Loris Stecca.
Hai vinto il titolo contro Leo Cruz a Milano. Ma nella non ripresa di quel Mondiale hai sofferto.
“Vero. Lui ha provato a tirare fuori tutto quello che aveva per vedere se riusciva a chiuderla lì. Ma io ho resistito. Sono tornato all'angolo, stanco, stremato e con nella testa il dolore dei colpi subiti. Ghelfi mi ha guardo e mi ha detto: Benissimo, ora sei il campione, devi solo difendere il titolo".
(Loris Stecca riceve la targa della Hall of Fame Italia dal professor Mario Ireneo Sturla)
E tu cosa gli hai detto?
“Elio vai a... Ma come, quello mi ha menato per un round e tu dici: sei il campione? Difendi il titolo? Poi, a freddo, dopo il match, ho capito che aveva ragione lui. Cruz aveva esaurito la benzina e gli ultimi dieci secondi di quel round ero stato io a mettere dentro tutti i colpi".
A Rimini nel mondiale contro Callejas ci sono state circostanze sfavorevoli che ti hanno punito.
“Alla quarta ripresa mi sono fratturato la mandibiola, ma sono andato avanti. L'ho messo in difficoltà, il suo angolo voleva farlo abbandonare. Mi ha bloccato un maledetto corto circuito, causato dalla gente che voleva ugualmente entrare, nonostante il Palazzetto fosse tutto esaurito. Per forzare una porta, hanno tranciato un cavo. La luce è andata via per una decina di minuti, quando è tornata il dolore era fortissimo e ho dovuto cedere".

Che pensi di Callejas?
“Un grandissimo pugile. Un vero campione. Siamo rimasti amici, è venuto anche a trovarmi a RImini".
A chiudere la carrellata di grandi, un grandissimo. Duilio Loi.
(Bonaria Loi riceve la targa per il papà Duilio dalle mani del dottor Luca Paciolla)
A ricevere il premio la figlia Bonaria Loi.
Signora, suo padre era piccolino, eppure ha sconfitto pugili molto più alti di lui. Ed è arrivato a vincere l'europeo welter., oltre ovviamente al mondiale superleggeri.
“Aveva rapidità, senso del tempo. E poi co il suo maestro Dario Bensi faceva un allenamento particolare. Si piegava leggermente sulle gambe e doveva colpire con il sinistro. Si abituava a boxare in svantaggio di altezza, trovava i sincronismi giusti".
Voi figli siete mai andati a vederlo combattere dal vivo?
“Mai. Non voleva. E non voleva che lo vedessimo neppure alla televisione. Ci diceva: Guardate le prime due riprese, poi alla terza dall'angolo vi faccio l'occhiolino e voi andate a dormire. Non si discuteva. Voleva solo la nonna in platea, diceva che lo faceva sentire sicuro".

Duilio era il campione della gente. Riempiva gli stadi, per la sfida con Carlos Ortiz dell'1 settembre 1960, in piena Olimpiade di Roma. c'erano sessantamila persone sugli spalti.
“Ad essere precisi erano 67.000 paganti".
Era molto amato.
“Lui diceva che i tifosi vanno rispettati, e loro questo lo avevano capito".
Combatteva spesso in dicembre, a volte anche a Santo Stefano. In famiglia come era vista questa cosa?
“La boxe era un lavoro. E poi nei giorni vicini al match la famiglia si radunava in casa, tutti vicini per fargli sentire il nostro appoggio, diventavamo una forza in più".
(Flavio D'Ambrosi, presidente della Federazione Pugilistica Italiana, in collegamento video con la Hall of Fame Italia dialoga con Davide Novelli)
Durante l'evento c'è stato un collegamento a distanza con Flavio D'Ambrosi, il presidente della Federazione Pugilistica Italiana. Ha promesso il massimo impegno per il rilancio del nostro sport, ha apprezzato l'iniziativa di boxeringweb per la Hall of Fame Italia e ha promesso che la prossima volta sarà presente in sala perché l'avvenimento merita un applauso da parte dell'intera famiglia della boxe.
Premi anche per due campioni che hanno regalato a Forlì e alla Romagna gloria e titoli: Simona Galassi e Valerio Nati (foto sotto).
È stata una bella serata.
Appuntamento al 2022 con la quarta edizione della Hall of Fame Italia.

IL LIBRO DELLA HALL OF FAME 2021







