
Un gancio sinistro impressionante annientò il campione dei mediomassimi
Il 18 novembre 1970, alla Cobo Arena di Detroit nel Michigan
Nella seconda ripresa il solito gancio sinistro di Smokin’ Joe centrava Bob Foster alla mascella, lo sbatteva contro le corde e lo faceva crollare al tappeto, costringendolo a una doppia capriola. Steso sul ring, con la gamba sinistra semiparalizzata, l’uomo del Nuovo Messico aveva provato a tirarsi su. Per un attimo era sembrato a tutti che non sarebbe mai riuscito in quell’impresa. Poi, con grande sforzo, Foster si era rimesso in piedi.
«Ferma il match» sibilava Frazier all’arbitro, ma Tom Briscoe dava l’ordine di continuare a boxare.
Ancora una lunga serie di colpi, chiusi con un terrificante, ennesimo gancio sinistro. La testa di Foster schizzava all’indietro, Bob cadeva lentamente al tappeto. Giù, con gli occhi rivolti verso il cielo e nessuna energia in quel fisico così longilineo. Giù, un uomo in croce, con gli occhi fissi nel vuoto. Aperti, spalancati per guardare in faccia la paura...
Knock out, drammaticamente, tragicamente.
Yank Durham si avvicinava allo sconfitto e provava a tenergli su la testa.
«Lascia che i dottori facciano il loro lavoro» gli ordinava Tom Briscoe.
«Stai zitto tu, stupido figlio di puttana! Perché non hai fermato il match? Quest’uomo potrebbe essersi fatto molto male per colpa tua!» gli rispondeva Yank.
Per fortuna, Bob Foster si riprendeva dopo qualche minuto e veniva accompagnato nello spogliatoio. Lì, un quarto d’ora dopo, il suo maestro l’aveva visto calzare le scarpe da pugile.
«Cosa stai facendo?», gli aveva chiesto Bill Edwards.
«Mi sto preparando per il match con Frazier».
«Lascia stare, figliolo. Il match è finito».
(tratto da “Joe Frazier, Il migliore nemico di Ali” di Dario Torromeo, edizioni Ultra Sport, Castelvecchi. Pagine 230, euro 19,50)



