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Storia e personaggi del “Santo Stefano” a Bologna


La storia del pugilato italiano passa  attraverso i"Santo stefano" bolognesiCavicchi_vs__neuhaus__giu_55




Un’antica tradizione: dal 1951, nel pomeriggio del 26 dicembre, tanti grandi campioni sono saliti sul ring bolognese. Da Cavicchi a De Piccoli, da Carati a Parmeggiani e Nobile, da Mazzinghi a Benvenuti. E poi, Canè, Ros, Carlos Duran, Farinelli, Cusma, Loris Stecca, Oliva, Nati, Kalambay.

di Maurizio Roveri

Il 26 dicembre è giorno tradizionalmente dedicato alla boxe in Italia. In passato, soprattutto, quando il pugilato nel nostro Paese “tirava” molto più di adesso e sui giornali aveva praticamente gli spazi del calcio e del mitico ciclismo di Coppi e Bartali, di Gimondi e Motta, Anquetil e Merckx, sbocciavano riunioni professionistiche in diverse parti della penisola il giorno dopo Natale. Milano (con personaggi come Loi, Campari, Garbelli, Lopopolo…), Piacenza, l’attivissima Cremona, e poi Roma, Lugo, Ferrara, Pesaro, Ravenna, Pavia, Rimini, Sondrio, Alessandria, Genova, Mestre, La Spezia, Asti, Reggio Emilia, Pordenone, Brescia, Castelfranco Veneto, Udine, Padova, Bari, Firenze, Pisa, Mantova, Piove di Sacco, Cagliari, San Donà di Piave, Grosseto, Lumezzane, sono tutte città o cittadine che hanno visto “grande boxe” per Santo Stefano negli anni ruggenti della noble art. E ovviamente Bologna. Perché ovviamente? Perché il “Santo Stefano pugilistico” nella città delle Due Torri ha sempre avuto un fascino speciale. Bologna rivaleggiava con Milano. Ci fu un anno che la metropoli lombarda presentò un 26 dicembre con ben 9 combattimenti fra pugili professionisti! Però i cartelloni di Bologna proponevano sempre tanta qualità. E 5-6 match professionistici ogni volta. Bologna aveva il colosso, Checco Cavicchi, sollevator di popolo, il peso massimo dal fisico perfetto, dotato d’una struttura possente ed equilibrata come nessun altro nella storia dei massimi in Italia. Cavicchi trascinava le folle alle riunioni di pugilato. Bologna aveva un grande promoter, Renato Torri. E successivamente Bruno Amaduzzi, nei giorni di Nino Benvenuti.

Negli Anni ’50 e soprattutto ’60, Bologna ha vissuto il “Santo Stefano” come qualcosa di sacro. Come religione. Era l’evento. Un appuntamento al quale non mancare. Il “Santo Stefano pugilistico” come rito, come liturgia, come coinvolgimento emotivo. Passione, enfasi, delirio. Quasi tutti i più grandi personaggi del pugilato italiano sono passati da qua.

Il “Santo Stefano” del ring a Bologna ha radici antiche, se ne parlava già negli Anni Quaranta.

Mi sono avventurato in una ricerca. Non semplice. Impegnativa. Con pazienza e costanza sono riuscito a ricostruire la storia di questo tradizionale appuntamento bolognese.

A livello professionistico le statistiche ufficiali partono dal 1951.

Okay. Allora prendiamo la macchina de tempo e andiamo indietro d’una sessantina d’anni. Il nostro viaggio parte da lì.

26 dicembre 1951. A reggere il clou quel giorno c’era Aldo Pravisani, un pugile bravino che era allenato dal mitico Steve Klaus. Pravisani era nato in Slovenia il 23 ottobre 1930, ma i primi match della carriera “pro” li fece a Bologna dove – per le sue caratteristiche – divenne un idoletto. Però in quel Santo Stefano del 1951 non andò oltre un verdetto di parità contro Enrico Macale. Con il passar degli anni, Pravisani si trasferì in Australia dove diventò il migliore fra i pesi piuma. In Italia è stato campione nazionale dei pesi leggeri.

Dal ’51 si salta al Santo Stefano del 1954. Il palazzo dello sport di Piazza Azzarita, che sarà poi ribattezzato “il Madison”, non esiste ancora. Si combatte in Sala Borsa, in via Ugo Bassi, è il tempio di Cavicchi e anche dei cestisti della Virtus. Cavicchi (un prodotto della Sempre Avanti) era già campione d’Italia, per aver messo ko al decimo round – nel sentitissimo derby emiliano – il valoroso ferrarese Uber Bacilieri, a Milano. Il colosso di Pieve di Cento elettrizzava la gente. Ogni volta che una riunione di pugilato aveva lui per protagonista il traffico nel cuore di Bologna andava regolarmente in tilt. La gente  faceva ore di fila davanti ai botteghini e arrivava fino in mezzo alla strada e all’incrocio. Davanti ai botteghini una incredibile ressa, al punto che regolarmente dovevano intervenire i “pulismani” per salvaguardare l’ordine. Quel giorno di Santo Stefano del ’54 Cavicchi stende il malcapitato Emile Bentz alla prima ripresa. Due minuti appena e… il francese è già nel mondo dei sogni. Quando lo sollevano, ha la faccia da stravolto e chiede cos’è successo.

26-12-1955. A Bologna sono in programma 5 match professionistici (oltre ad un nutrito contorno di dilettanti). Sul ring c’è Guido Mazzinghi, che è stato un ottimo peso medio (34 vittorie e 1 sola sconfitta in carriera). E’ il fratello maggiore di Sandro. Picchia duro, Guido. Ha alle spalle dieci vittorie per KO su una ventina di match, quando arriva a Bologna. Vince anche quel giorno, ma ai punti, contro Gino Rossi. Nel sottoclou spicca Remo Carati, peso medio bolognese, non elegante, ma duro, coraggioso, efficace. E’ un guerriero, diventerà per anni un beniamino dei bolognesi. Remo costringe al KOT Giovanni Ferrazzi. Nella stessa giornata ci sono anche Artemio Calzavara (vittorioso su Bettazzoni), Luciano Grilli (che batte Nocentini) e Francesco Pinto (il quale vince per KOT contro Ardillo).

Ma quel 1955 è l’anno  che verrà ricordato per l’impresa di Cavicchi e per la più clamorosa affluenza di pubblico nella storia deCavicchi_Francolla boxe bolognese (nonché la terza di tutti i tempi in Italia). Cavicchi in giugno era salito sul trono europeo dei pesi massimi (sconfiggendo il tedesco Neuhaus-foto di copertina )ed era riuscito a calamitare qualcosa come 60 mila persone – fors’anche di più - allo stadio Comunale di via Andrea Costa!

26-12-1959. Il “Santo Stefano” fa il suo ingresso nel bellissimo palasport di Piazza Azzarita, suggestivo, progettato con idee moderne, guardando al futuro (infatti è tutt’oggi un gioiellino). Quell’impianto è stato voluto principalmente per contenere le folle che Cavicchi ( foto a fianco)era capace di smuovere. L’attrazione del pomeriggio ovviamente è l’omone che viene dalla campagna di Pieve di Cento. Cavicchi, detto anche “Emilian Bull”, batte ai punti Lave Kitione. Piero Rollo fulmina (KOT al 1° round) Stanislas Sobolak. E Vittorio Stagni, buon peso massimo bolognese, un prodotto della Pugilistica Tranvieri, cede ai punti all’insidioso Jimmy Slade. Seconda sconfitta nella carriera professionistica, in verità breve, del buon Stagni che dal 1957 al 12 gennaio 1959 aveva collezionato otto successi di fila (anche contro Federico Friso).

26-12-1960. Nel Madison di Piazza Azzarita è il Santo Stefano del derby cittadino. Cavicchi contro Stagni. Vince Checco ai punti, ma Stagni si merita applausi e consensi per lo sforzo compiuto e per essere riuscito a reggere 10 round a un tipo come Cavicchi, dotato d’una “castagna” devastante (che però usava in maniera efficace quando era motivato e concentrato…). In quella riunione del ’60 compaiono altre “firme” importanti. Debutta da professionista Franco De Piccoli, un altro colosso, campione olimpico dei massimi a Roma: si presenta in maniera impressionante, facendo saltare in aria Moriggi al primo round. In scena c’è anche Alfredo Parmeggiani, peso welter bravo e bello, elegante interprete della noble art. Vince limpidamente ai punti (Parmeggiani, poco pugno ma grande stilista, chiuderà la carriera nel 1966, con un record di 28 vittorie e soltanto 3 sconfitte).

26-12-1961. Ancora una parata di Stelle. Sul ring del Madison bolognese arriva Sandro Mazzinghi, al suo quinto combattimento da professionista. Il lanciatissimo toscano di Pontedera (allora ventitreenne) liquida Francesco Pondrelli infliggendogli un KOT al secondo round. Quarta vittoria prima del limite del ruggente avvio di carriera del superwelter di Pontedera, che otto giorni dopo (sì, appena otto giorni) si ripresenterà sul ring bolognese mettendo KOT Guglielmo Paulon. Nel Santo Stefano del ’61 fa bella figura un bel trio di bolognesi: Raimondo Nobile, Remo Carati, Alfredo Parmeggiani. Tutti vincitori.

26-12-1962. Permettetemi di dire che quel giorno a Bologna c’era il meglio: il grande Nino Benvenuti.(Foto) Che sconfisse Giampaolo Melis, fulminandolo con un knock-out alla seconda ripresa. Il sottoclou è affidato al peso massimo bresciano Santo Amonti, campione d’Italia (proprio alcuni mesi prima, a maggio,Benvenuti_1967 a Brescia, aveva strappato il tricolore a Cavicchi, difendendolo poi vittoriosamente contro Bozzano a Roma in ottobre). Il ring di Bologna non porta fortuna ad Amonti che cede ai punti a Tommy Fields sulla distanza dei 10 rounds. Quel pomeriggio vede per interpreti anche Bruno santini, Nevio Carbi, Luigi Baseotto. E sul ring c’è anche Romano Rubini. Sì, colui che poi diventerà storico Maestro della palestra Sempre Avanti dello stadio a Bologna. In quel 1962 Romano Rubini, già bravo pugile dilettante, era u giovane professionista interessante e quel giorno sconfisse ai punti Gustavo Lo Cascio.

26-12-1965. Cavicchi s’è già ritirato da tre anni (71 vittorie, ben 45 prima del limite, 14 sconfitte e 4 pareggi in 11 anni di attività professionistica) ed ecco… entrare in scena un altro peso massimo, un bolognese doc. Si chiama Dante Canè. Incrocia i guantoni con tale Celio Turrini, il match viene interrotto dopo tre round e il verdetto è di “no contest”. Il pubblico si consola con Remo Carati, che batte ai punti Cariddi Rossi. Carati (“scuola” Tranvieri, come Ray Nobile) si avvia verso la fine d’una carriera che lo ha visto per due volte sul trono italiano dei pesi medi (nel 1962, battuti prima Fortilli e poi Cottino).

26-12-1967. Un altro “nome” entra a far parte della storia del Santo Stefano bolognese. Juan Carlos Duran, uno dei più sublimi interpreti della noble art. Carlos, un autentico artista del ring, veniva dall’Argentina. Aveva combattuto anche nel prestigioso “Luna Park” di Buenos Aires. Ferrara era diventata la sua città. Quando salì sul ring di Bologna nel Santo Stefano del ’67, Carlo Duran era fresco fresco di titolo europeo. La “star” del momento. Quaranta giorni prima, l’italoargentino era stato capace di realizzare un’autentica impresa: a Torino, il 17 novembre, aveva sconfitto per KOT alla dodicesima ripresa un campione come lo spagnolo Luis Folledo, un tipo che – al momento di quel match – vantava 108 vittorie e appena 5 sconfitte. Carlo Duran, ripresentandosi a Bologna (dove aveva già combattuto diverse volte ad inizio carriera) da neo-campione d’Europa fece un match senza rischiare. Vincendo ai punti contro un avversario di valore, pericoloso, come l’americano Ted Wright (già valido rivale di Emile Griffith in un mondiale e di Nino Benvenuti). Wright e Duran si erano già affrontati, al Palalido di Milano nel 1964, e pareggiarono. Il pubblico bolognese, in quella grande riunione del 26 dicembre 1967, ebbe l’opportunità anche di ammirare altri interpreti interessanti come Enzo Farinelli, Silvano Bertini, Gianfranco Macchia, Vito Mancini. Un cast talmente importante che… un forte pugile bolognese di allora, Vincenzo Pitardi, fu costretto ad emigrare a Reggio Emilia per poter combattere.

26-12-1969. E’ l’anno della sfida fra Enzo Farinelli e Nevio Carbi. In proiezione europea. Il bolognese Farinelli, quell’anno, aveva conquistato il titolo italiano dei pesi gallo sconfiggendo ai punti Carmelo Massa a Cagliari. Poi, aveva battuto José Bisbal. Ma nel Santo Stefano del Sessantanove non andò oltre il pari contro Carbi. Avrà poi la chance europea nel giugno del ’70, cedendo ai punti a Franco Zurlo in 15 rounds a Napoli.

26-12-1970. Enzino Farinelli c’è anche in quel primo “Santo Stefano” bolognese degli Anni Settanta e vince ai punti contro Domenico Chiloiro. Pareggia Nicola Menchi, perde Piero Cerù contro Nelson Gomez.

26-12-1971. Il clou del Santo Stefano di Bologna torna ad essere rappresentato da un pugile di grande classe come Carlo Duran che firma un signor match prevalendo ai punti contro un avversario quotato come Matt Donovan. E’ sempre una delizia per gli occhi vedere la tecnica, l’arte difensiva, le finte, le schivate, il senso tattico di Duran. Nella stessa riunione Domenico Adinolfi impone la sua consistenza a Carl Baker mettendolo KO. Inoltre, vincono Enrico Barlatti, Antonio Lauri, Osvaldo Smerilli.

26-12-1973. Match pari fra Bepi Ros (storico avversario di Dantone Canè) e Vasco Faustinho. Verdetto di parità anche nel confronto tra Pietro Zanola e Domenico Scala. Piero Meraviglia s’impone per KOT a Oliviero Pierleoni. Laureti batte ai punti Visini.

26-12-1974. Viene proposto, a reggere il cartellone, un futuro campione d’Europa. E’ il forlivese Primo Bandini, detto “maremoto”. Bandini arriva al palasport di Bologna con appena otto match alle spalle (sette successi, sei prima del limite). Nel Madison di Piazza Azzarita il superleggero forlivese batte ai punti Pierino Meraviglia. Due anni più tardi, “maremoto” diventerà campione d’Italia e in una strana notte dell’agosto 1977 a Rimini vivrà il suo grande momento di gloria salendo sul trono d’Europa (vittoria per squalifica contro Jean Baptiste Piedvache, dal quale poi sarà sconfitto nella rivincita a Parigi. Tornando al Santo Stefano bolognese del ’74, da registrare sul ring un altro guerriero romagnolo, il generosissimo Italo Venturi di Gatteo Mare. E’ un peso welter che ha nel ritmo e nell’intensità le sue risorse migliori, e a Bologna batte Giuseppe Carbonara per KOT al 5° round.

Can_dante_al_peso26-12-1975. C’è in scena un titolo italiano dei pesi massimi, è Dante Canè che difende contro Benito Penna la sua cintura. Dopo avere già respinto gli assalti di Bepi Ros (pari a Conegliano) e di Lorenzo Zanon (folgorante successo per KOT all’8° round a Milano). Canè (Foto) firma un’altra vittoria, ai punti. Il manager Bruno Amaduzzi porta a Bologna Oscar Aparicio, un salvadoregno dall’apprezzabilissima tecnica, ha ventotto anni, due anni prima aveva retto dignitosamente ai punti (in 12 e in 10 round) due match con il grande Alexis Arguello, il primo incontro a Managua e il secondo al Nuevo Poliedro di San Salvador. Oscar Aparicio arriva in Italia nell’estate 1975. E’ bravo, e si vede. Il trainer Libero Golinelli lo prende sotto le sue cure, gli trasmette le giuste motivazioni e per un anno e mezzo Aparicio fa ottime cose. Poi… qualcosa s’inceppa nel suo ingranaggio. Dal 1977 non è più quello di prima, diventa un perdente, a parte il grande squillo del 10 dicembre 1977 quando a Kiel in Germania si permette il lusso di mandare KO al 3° round il quotatissimo Lothar Abend. Ma torniamo al pomeriggio del Santo Stefano 1975: Aparicio, al suo quinto combattimento a Bologna (tutti vinti prima del limite), costringe Piero Cerù a subire un KOT. In quel pomeriggio del 26 dicembre 1975 va in scena anche un torneo di mediomassimi fra Cristiano Cavina, Giovanni Bertini, Leopoldo Centorrino e Gino Freo. Ed è il padovano Freo ad imporsi. Desta tuttavia curiosità quel lungo ragazzo italo belga che vive a Faenza. Si chiama Cristiano Cavina, nato a Ugree in Belgio, da madre russa e padre emiliano. Lo prende sotto la sua gestione il procuratore bolognese Duilio Fenara. E’ un ragazzo con potenzialità interessanti, ma tutto da disciplinare tatticamente, da sgrezzare, anche da far maturare come persona. Cristiano è un ragazzo buono e sensibile. Il percorso non è per nulla semplice. La sua carriera è stata caratterizzata da alti e bassi. Comunque, Cavina è riuscito ad essere per quattro volte campione d’Italia dei mediomassimi (1980 e 1981). Smise con la boxe nel 1985. Si tolse la vita tragicamente nel gennaio 1997 all’età di 45 anni, vittima disperata di una crisi depressiva.

26-12-1977. Protagonista è ancora Dante Canè. “Dantone”, beniamino dei bolognesi, fa assaggiare la consistenza dei suoi cazzotti a Jerry Thompkins, americano del New Jersey che due mesi prima aveva sconfitto Mario Baruzzi a Rimini. Questo Thompkins nel settembre del ’76 s’era guadagnato un ingaggio in una riunione nel mitico Yankee Stadium di New York. Dunque, era tutt’altro che uno sprovveduto. Ma a Bologna resse per sei riprese a Canè e poi… disse basta, ne aveva già prese abbastanza di botte!

26 dicembre 1978.  E’ un giovedì. L’ultimo “Santo Stefano” di Dantone Canè, che tenta a 38 anni una missione ai confini dell’impossibile: conquistare quel titolo europeo, che già gli è sfuggito contro Bugner, sfidando la nuova stella dei massimi. Alfredo Evangelista, spagnolo-uruguayano, ha ventidue anni, è forte fisicamente, potente, lanciatissimo, un vulcano di energie. Canè ci prova. Attacca, porta anche un gran colpo che sorprende per un attimo l’ambizioso giovanotto. Evangelista allora cambia marcia e la differenza appare evidente. Dante al quarto round saggiamente abbandona. Decisione intelligente. Non avrebbe avuto alcun senso andare incontro ad una dura punizione. Canè non l’avrebbe meritata, una punizione. L’abbandono in questo caso è logico e dignitoso. E la gente capisce. I novemila bolognesi che affollano il Madison nel cuore della città non si sentono traditi. Anzi, restano orgogliosi del loro guerriero e di tutto quel che ha dato nella sua lunga onestissima carriera. E parte un grandissimo applauso. Dante è commosso da tanto affetto. Il giorno dopo annuncia il ritiro.

Nel contorno di quel Santo Stefano (l’ultimo caratterizzato da un grande pubblico) fa capolino colui che, poi, diventerà l’interprete principale in anni bui della boxe bolognese. E’ Lucio Cusma. Si presenta battendo Traini ai punti. Combatte anche Valerio Nati (il forlivese che poi diventerà campione d’Europa e del mondo), che batte Zebelini. Quattro anni più tardi, il bolognese Cusma conquisterà l’Europeo dei leggeri costringendo Joe Gibilisco al KOT sul ring siciliano di Capo d’Orlando. Il Santo Stefano del ’78 vede anche Oscar Aparicio battere Hugo Carrizo, mentre Angeli batte Ficano.

26-12-1980. Bologna, stavolta, propone nel giorno dopo Natale un ragazzotto di Rimini dalla faccia sveglia e che non ci pensa su due volte quando c’è da menare. stecca_loris_cinturaHa 19 anni, si chiama Loris Stecca, al suo angolo ci sono il numero uno dei managers, Umberto Branchini, e il Maestro Elio Ghelfi. Ha lo sguardo fiero del fighter, questo Loris Stecca(Foto) .Ci tiene a fare un figurone nel tempio della boxe bolognese. E parte fortissimo, si lancia immediatamente all’assalto del malcapitato Dzavid Mahmutovic il quale non riesce a ripararsi da quel tornado di cazzotti che gli arrivano addosso da tutte le parti. Mahmutovic viene salvato dall’arbitro che, al primo round, lo sottrae dalle mani dell’indiavolato Stecca. Nella stessa riunione viene presentato anche Patrizio Oliva. Il gioiellino napoletano vince ai punti contro Mohammed el Kadoumi. Loris Stecca e Patrizio Oliva insieme, sulla rampa di lancio. Qualche anno dopo entrambi conquisteranno il mondo.

Nel contorno vincono i compagni di scuderia di Loris a Rimini, cioè Walter Cevoli e Franco canini.

26-12-1981. In questa edizione del Santo Stefano troviamo per interpreti Nino La Rocca e Sumbu Kalambay. I quali vincono per KOT all’8° round: La Rocca contro Mike Herron, e il più bravo kalambay (pugile più “vero”) contro Gabriele Lazzari. Angelo la Mattina cede a mauro Hernandez da Cruz; Saraullo batte Lubaki; match pari fra Spadaccini e Fenu.

Poi, passano sei anni senza un Santo Stefano professionistico a Bologna.

Si riprende nel 1988, ma non a Bologna. Si va in provincia, a Ozzano Emilia dove si registrano vittorie prima del limite per Di Natale, Aiello e Belkif.

Ancora il ring di Ozzano per il Santo Stefano 1992.Cinque match professionistici. Successi per Bertozzi, Mattioli, Pisani, Pastore, Solinas.

Poi… il niente. Sono tempi di vacche magre. L’antica tradizione del Santo Stefano del ring, a Bologna, sembra perduta. Ma la riacciuffa e la riporta in vita la Pugilistica Tranvieri. Che dal 1999 organizza, puntualmente, ogni 26 dicembre, quello che una volta era un rito nella città delle Due Torri. La Tranvieri, con le poche risorse economiche che ha, fa quel che può. Ci mette tanta passione. Per nove anni ha fatto salire fra le sedici corde i suoi migliori dilettanti, sempre opposti a validi avversari. Dal 2008 la Società di via di Saliceto riesce – facendo i salti mortali – ad inserire in un ampio cartellone un match professionistico. Con Mario Salis (un prodotto della Tranvieri) al centro della scena. Per il terzo anno consecutivo Mario Salis reggerà il clou nel “Santo Stefano del ring” a Bologna, nella palestra Deborah Alutto di via dell’Arcoveggio. Il superpiuma sardo-bolognese, al rientro dopo un anno di stop per un infortunio, troverà sulla sua strada un avversario impegnativo e insidioso nel bulgaro Stoyan Serbezov.

Il contorno prevede 7 incontro di pugilato dilettanti e cinque di kick boxing.

Primo gong alle ore 15,30.

 

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