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Di Rocco:Sono un emarginato perchè voglio fare solo il pugile professionista

Michele Di Rocco  è ancora in guerra. Lamenta di non poter  fare il pugile professionista  a tutto tondo perché un presunto “sistema negativo ” glielo impedisce .

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L’ex campione d’Europa è in  cerca di un futuro  meno criptico e la sua figura  di atleta solitario ed emarginato diventa sempre più somigliante a un personaggio estrapolato  da Fat City  il celebre  ed unico romanzo scritto  Leonard  Gardner .  

La situazione di Michele  potrebbe essere definita la metafora dell’ incapacità di rapportarsi con   il mondo  pugilistico che lo circonda.

La notizia importante è che combatterà  il 27 novembre a Mosca  contro il 22enne peso welter locale Sergey  Lubkovic , sei match in carriera di cui cinque vinti per ko e pupillo del promoter  Ivanov che lo vuole  portare in alto   in breve tempo :

- Questo match  con  Lubkovic me lo ha procurato  il manager bulgaro  George  Gergov di cui sono amico ed è l’unico che mi dà una mano  in questa parte finale della mia carriera . Al momento mi alleno nella palestra di  Gerarardo    Falcinelli  ma non ho un allenatore che mi segue. Mi alleno da solo  e sfrutto l’attrezzatura  di chi gentilmente mi ospita .  Mi sento  un vero  estromesso  , abbandonato  da un pugilato a cui ho dato tanto e  di cui per anni sono stato  un protagonista .

Questa è la boxe italiana  di oggi- Dichiara  Michele- Sono un atleta che è letteralmente evitato perché confesso apertamente di fare la boxe per guadagnarmi di che vivere .  Non è un reato.  Negli States a New York  a Los Angeles ci sono tanti pugili che hanno  il mio palmares e  sono rispettati per la loro professione.

 Quando parli in Italia con un manager od un organizzatore  del tuo compenso  improvvisamente   cambiano umore  e cercano di  interrompere la trattativa. Ti fanno combattere in Italia con i soliti bulgari- rumeni  che  cercano di   sopravvivere con i pugni  perché a loro piace che il pugile vinca facile. Cosi pagano una “cazzata” loro e  poco  il loro atleta.  Il principio è che chi organizza deve  guadagnare molto e il pugile poco.  E’ vergognoso  e umiliante per un boxeur  professionista incassare 1000/ 1500 euro per un titolo italiano. Sono un pugile integro e ancora capace di combattere ad alti livelli .

Io mi alleno seriamente e sono convinto che potrei essere competitivo ancora per un paio di anni. Le mie colpe? Quello di voler fare la professione che ho sempre fatto  e che è l’unica che so fare : il pugile.  Mi manca  il maestro e soprattutto   una organizzazione che investa su di me che in fin dei conti  solo un anno fa ero nelle classifiche mondiali . La boxe italiana è semplicemente al palo. A quota zero-

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