
Si può affermare che esiste una piccola letteratura del pugilato o è meglio considerare il pugilato un atomo nell’universo della letteratura?. Difficile rispondere. Risulta comunque evidente che la “noble Art” , evento drammatico per eccellenza, ha da sempre riscosso momenti non trascurabili di attenzione da parte dell’editoria, della filmografia, del teatro .
Si è soliti collocare la nascita del “pugilato moderno” in Inghilterra a metà del 1800 ( London PrinzeRing Rules poi nel 1891 le regole di Queensbury) ed è un dato certo che con il suo riconoscimento regolarizzato l’aumento della produzione di opere letterarie che variavano dalla manualistica al romanzo biografico fu decisamente sensibile. Fuori dal suolo anglosassone la pubblicazione di libri sulla “noble art” si accenderà più tardi e diventerà “popolare” all’inizio del 900 soprattutto in Francia. Ancor oggi ,oltre Manica, la produzione editoriale sul pugilato tocca gli indici più elevati del vecchio continente ed è curioso rilevare che agli albori del terzo millennio il settore offre un quadro addirittura in controtendenza rispetto al movimento agonistico. Se in quest’ultimo la proliferazione delle sigle, la flessione generalizzata dell’attività, un sensibile calo della vocazione negli atleti risulta un fatto evidente nell’ambito letterario la produzione di libri sulla boxe è in forte aumento. Negli ultimi 24 mesi in Italia sono state editate 36 pubblicazioni in tema pugilistico che vanno a confluire nel fiume della produzione continentale che raggiunge ben le 189 opere a disposizione dei lettori.
La produzione letteraria nel settore tarda a sbocciare nel nostro paese tanto che all’inizio del 900 solo un libro tradotto in italiano : “La professione di Cashel Byron” scritta dal futuro premio nobel George Bernard Show è reperibile nelle librerie. L’opera di Show è un romanzo forte e romantico che apre al settore della narrativa di genere ma che non troverà per decenni nessun autore italiano in grado di proporre opere di un altrettanto pregio. Se la narrativa in Inghilterra e negli Stati Uniti risulta trainante per una certa fascia di lettori anche la manualistica è apprezzata come la produzione di opere biografiche che sono in Italia il punto più alto nella produzione libraria dei primi decenni del novecento. Fin dopo al secondo conflitto mondiale i valori pugilistici nel nostro paese non raggiungono vertici di popolarità ,di interesse e tenore mondiale se non per il “fenomeno Carnera” è quindi abbastanza comprensibile che le ispirazioni degli autori non siano così ricche e produttive come oltre oceano.Già nel primo decennio del 900 il già vasto emisfero pugilistico americano suggerisce storie di varia umanità venate da passioni, tragedie e trionfi dai forti contenuti emozionali. Ed i libri dello scrittore californiano Jack London ( Lo sport del ring del 1905, Il messicano ed Il bruto delle caverne del 1911) giungono in Europa raccogliendo un vasto interesse.
”Pugilato e lotta libera per la difesa personale” di Cougnet stampato nel 1911 è un invito prepotente agli appassionati e riscosse un certo successo. Erminio Spalla il primo pugile italiano a raggiungere vertici continentali assoluti a metà degli anni venti , dichiarerà in una intervista, che la lettura di London influì nella stesura dei suoi libri che possono essere considerati gli avi del romanzo pugilistico autobiografico italiano. Nel 1928 per i tipi della Sonzogno il campione d’Italia e d’Europa dei pesi massimi pubblica “Una tonnellata di Pugni”a cui farà seguire quasi venti anni più tardi “Per le strade del mondo”. Autobiografie romanzate che a tutt’oggi risultano di un certo valore descrittivo e sicuramente sottolineano le imprese sportive ed umane del personaggio Spalla fu scrittore piacevole ma anche pittore , scultore, e soprattutto cantante lirico tanto che la sua voce fu definita dal grande compositore Puccini come la più adatta alle sue note. In questi due libri si mescolano le esperienze di Spalla che spaziano in diversi emisferi pugilistici dall’Europa con la conquista del titolo Europeo dei pesi massimi, all’America del sud ( la sfida con Louis Firpo a Buenos Aires nel 1926), ai rings americani dove affrontò campioni di notevole valore(Tunney,Burke,Patterson).
Tra la fine degli anni venti e l’inizio del decennio successivo nascono nuove iniziative editoriali . La pietra miliare del segmento storico- manualistico viene pubblicata nel 1925 per merito di uno dei futuri segretari federali più attivi Edoardo Mazzia. Con Ravizza pubblica "Annuario del ring." un volume ponderoso che documenta la carriera dei 120 pugili italiani in attività, il record dei100 pugili mondiali più importanti, l'elenco delle 261 società affiliate, nonchè quello dei manager . "Annuario del ring" è sicuramente ancor oggi il "record book "più prezioso del pugilato italiano.
Nel 1928 Alberto Corticelli Editore dà alle stampe “La Boxe”a firma di Dario Levi una guida pugilistica tascabile in 206 pagine con tanto di disegni esplicativi che spazia da brevi cenni storici sull’arte nobile ai consigli su come raggiungere una perfetta preparazione fisica . “La Boxe” venne pubblicata nel contesto di una collana definita” I Giuochi” che contemplava la visitazione di tutti gli sport più praticati. Nel 1930 Ancora la Sonzogno edita “Il Pugilato-La boxe Inglese " di Carlo Volpi primo segretario della FPI che ha il merito di aprire un autentico dialogo di cronaca narrativa- proponendo le storie dei più importanti combattimenti pugilistici fino all'evento principe di quegli anni Dempsey- Carpentier . Nel complesso i lettori dell'epoca sfogliarono opere di di una certa qualità ma sporadiche. In questo decennio è da ricordare la pregevole opera di Decio Lucarini ,primo direttore della rivista Boxe Ring nel dopoguerra, che pubblica “Enrico Venturi” (1935)ovvero la vita, la carriera , i trionfi del campione d’Europa . Mentre la luce sulla produzione di libri sul pugilato in Italia non brilla, qualche anno prima oltre oceano era fiorita la “passione” di un giovane scrittore nato nell’Illinois :Ernest Miller Hemingway. Rapito dalle cronache e dai libri di un già allora famoso scrittore di pugilato come Ring Lardner decise di intraprendere la carriera di giornalista.Fu appassionato cronista di avvenimenti pugilistici per diversi quotidiani ,ed il futuro autore di Fiesta( dove un pugile ha una parte rilevante del romanzo) fu in grado di attingere nel suo paese ad una produzione libraria di nicchia non trascurabile e molto apprezzata da parte del pubblico. IN Italia il pubblico invece preferiva frequentare le riunioni pugilistiche non leggerne le cronache ,che peraltro “la Gazzetta dello Sport” madre putativa del pugilato italico pubblicava puntualmente ed in spazi non trascurabili.
Prende abbrivio il trentennio ed insieme l'ascesa sportiva del pugile più significativo della nostra storia pugilistica. Nel 1931 Primo Carnera inizia a farsi largo sui rings americani ma già nel 1930 era pubblicato “Carnera e Lindbergh sotto gli artigli dei gangster” di Vittorio Brizzolesi che la dice lunga su cosa si deve aspettare il friulanodall’avventura oltre oceano..Nel 933 Carnera diventa campione del mondo.L’interesse per il campione apre a diverse iniziative editoriali In questi anni sboccia a Milano la prima biografia .Carlo Borghi pubblica per le edizioni Tipotecnica “Primo Carnera”.Nel 1933 La Gazzetta dello Sport edita alcuni pregevoli opuscoli ( oggi li definiremmo instant-book) che risultano significativi nella storia libraria del campione. Come Supplemento al quotidiano i lettori possono leggere “ L’enigma Carnera sarà risolto da Sharkey” e ”Carnera”, a cui si aggiunge pubblicato da “ Il secolo Illustrato ”Carnera campione del mondo del pugilato”.Sempre del 1933 è sicuramente interessante leggere “Carnera,Locatelli,Tamagnini” per Cosmos Edizioni scritto da Vincenzo Baggioli.
FINE DELLA PRIMA PUNTATA
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