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I giudici salvano la carriera di Gamboa, Sosa “sconfitto”.

Sosa contro Gamboa NY

 

di Carlo Tartaglia

Ieri notte al Madison Square Garden di New York, Yuriorkis Gamboa (28-2 17 KO) ha sconfitto Jason Sosa (20-3-4, 15 KO) per decisione maggioritaria (94-94, 95-93 e 96-92), o almeno questo è quanto decretato dai giudici.

L’incontro è partito secondo il copione che vi avevamo suggerito in fase di presentazione del match: l’americano all’attacco, il cubano che faceva buon uso del ring e controllava la distanza.

Nelle prime riprese, Sosa si è affidato in particolare all’overhand destro e al gancio sinistro al corpo mentre Gamboa alternava qualche gancio sinistro di prima intenzione ai colpi dritti e restava abbastanza composto e prudente per i suoi standard.

Nella prima metà del match, il cubano è riuscito a far prevalere, seppur di poco, la sua maggiore esperienza e precisione, mentre l’americano di origini portoricane ha continuato a lavorare sodo e portare colpi senza scoraggiarsi quando andava a vuoto.

Nelle seconda metà l’incontro ha però cambiato volto: Gamboa, sostituto dell’infortunato Castellanos per questo match, ha iniziato a mostrare un po’ di stanchezza dovuta alle 3 settimane scarse che ha avuto a disposizione per prepararsi.

Il cubano ha iniziato a calare, ad affidarsi a colpi sempre più isolati e alle trattenute, che l’arbitro ha sin dall’inizio minacciato di punire con un richiamo ufficiale.

Con Gamboa in calo, Sosa ha preso fiducia e coraggio ed è tornato a pressare con maggior vigore ed efficacia, andando spesso a segno e facendo male al suo rivale con i colpi al corpo.

Il settimo round si è aperto con un knockdown: Sosa ha centrato Gamboa con diretto destro e gancio sinistro e El Ciclon ha perso l’equilibrio e appoggiato un guantone a terra.

Nei round 7, 8 e 9 El Canito ha sostanzialmente dominato; Gamboa ha abbassato la guardia per rilassare le braccia e ha cercato la trattenuta ogni volta che ha potuto per prendere fiato. Gli eccessivi clinch del pugile cubano alla fine hanno portato il direttore di gara a penalizzarlo di un punto, nel decimo e ultimo round.

Atterramento e penalizzazione, uniti a una serie di round consecutivi in cui Sosa è parso prevalere, sembravano segnare il destino del match in favore del fighter di origini portoricane.

L’ultima tornata ha visto quindi Gamboa tirare fuori l’orgoglio e provare a vincere prima del limite, andando all’attacco con le energie residue. Troppo poco, troppo tardi.

Ma proprio quando il sipario sembrava chiudersi sulla carriera del Ciclon de Guantanamo, proprio quando i suoi 35 anni e la seconda sconfitta a stretto giro di posta sembravano dichiararne la morte pugilistica, è arrivata la decisione.

Due giudici hanno visto Gamboa vincere il match e di fatto ne hanno salvato la carriera. Questo è il pugilato: uno sport in cui le sorprese continuano anche dopo l’ultima campana e uno sport in cui troppo spesso i giudici non fanno bene il proprio lavoro.    

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