QUATTRO CHIACCHIERE CON EMILIANO MARSILI
Ha quarantuno anni e mezzo, ha fatto trentasei match e, se si esclude un pari in un grandissimo incontro contro Giovanni Niro più di dieci anni fa, li ha vinti tutti. E' uno dei più gloriosi pugili italiani degli ultimi vent'anni. Ma ad Emiliano Marsili, portuale di Civitavecchia nella vita di tutti i giorni, manca ancora di coronare un piccolo sogno che ha nel cuore: disputare il match che vale per un titolo mondiale.

In effetti di uno in carriera se ne è già fregiato, quello Ibo dei leggeri conquistato di forza a Liverpool contro Mathews ormi cinque anni fa, mentre il 27 gennaio, contro il messicano Victor Betancour, ventiseienne con ventidue vittorie e una sconfitta, salirà sul ring romano del PalaTiziano con in palio il titolo iridato Wbc “della Pace”(Peace Champion Award) titolo di nuova istituzione voluto dal presidente dell'ente Mauricio Suleiman.
Un titolo che potrebbe essere un incredibile trampolino per fare, alla soglia dei quarantadue anni, il mondiale Wbc vero.
-Emiliano, per chi non conosce il titolo, puoi brevemente spiegare di cosa si tratta?
-Sarò protagonista del terzo match valevole per questo mondiale della Pace, prima di me lo hanno sostenuto Alvarez e Golovkin. Io sono il primo europeo. E' un titolo promosso direttamente dal presidente Sulaiman per portare proventi alla scuola che ha fondato all'interno del Vaticano e dedicato a giovani disagiati. I proventi della serata saranno destinati ai terremotati del centro Italia e di quelli del Messico.
-Del tuo avversario cosa sai?
-Non lo conosco. Ho cercato informazioni e sono venuto a sapere che è un giovane molto battagliero. Del resto i messicani sono famosi per non mollare mai e anche lui si gioca moltissimo. Sarà sicuramente un grande match. Stavolta personalmente avverto un pizzico di emozione.
-Alla tua età?
-Per forza. Mi alleno sempre bene, però più avanti vado e più faccio fatica. Credo sia anche normale, non sono più un ragazzino. Poi la vetrina è importante e dovrò dare tutto sul ring. Con il mio preparatore Lauri e il maestro Massai abbiamo lavorato tantissimo. Ho fatto grandissimi sacrifici e comunque vada il 27 scenderò dal ring con la convinzione di aver dato tutto quello che potevo. Non voglio avere nessun tipo di rimpianto. Voglio vincere e dedicare la vittoria a mio padre che è mancato lo scorso agosto.
-Quella di Roma è una manifestazione che avrà richiesto un impegno piuttosto serio...
-Ringrazio le istituzioni, il ministro Lotti, il presidente del Coni Malagò, quello federale Lai, il mio manager Salvatore Cherchi, il mio co-manager Enrico Tantussi. E' una manifestazione che si fa grazie alla sinergia di tanti soggetti. Speriamo di aver aperto una strada. Sto personalmente lavorando per fare una cosa all'americana, con tanti cantanti, artisti e personalità importanti a bordo ring. Cherchi sta anche cercando una televisione che più dei soldi offra un palcoscenico importante e adatto a una serata del genere.
-E' anche un match che può valerti come trampolino verso qualcosa di serio...
-Sì, voglio ancora provare a togliermi la soddisfazione di un Mondiale vero.

-Ultima domanda. Se tu avessi vent'anni e fossi dilettante, passeresti professionista oggi?
-Se ragionassi solo con cervello, direi che adesso in Italia sicuramente no. Ma se si fa questa attività la si fa per passione, perché è una malattia, una droga. La sensazione che ti dà combattere sul ring non la dà nessun'altra cosa. Si va avanti solo per questo.
Andrea Bacci



