
(Una fase del match tra Scarpa, di spalle, e Petitjean)
Il nostro 30enne torinese d'adozione Andrea Scarpa (22-4-0; 10 ko) ma “foggiano al 100%” come orgogliosamente evidenzia sulla canottiera che indossa quando sale sul ring, non ce l’ha fatta. Il già campione d’Italia dei superpiuma e dei superleggeri e Silver dei superleggeri Wbc, è stato battuto ai punti ieri sera, al palasport Marcel Cerdan di Levallois-Perret, alla periferia di Parigi, dal 29enne pugile di casa Franck Petitjean (20-4-3; 3 ko) per il vacante titolo dell’Unione Europea dei superleggeri.
Per sgomberare il campo da qualsiasi dubbio, bisogna accettare il verdetto perché è parso corretto e veritiero e anche sottolineare che comunque Scarpa non è stato umiliato e non è mai parso in seria difficoltà durante tutte le dodici riprese. Salito sul quadrato in pantaloncini bianchi con ampia banda blu, l’italiano è forse rimasto sorpreso dall’inusuale tattica del mancino avversario che, contrariamente al solito, ha preso il centro del ring e l’ha tenuto praticamente sempre, invece di muoversi molto sulle gambe e combattere di rimessa come tante altre volte ha fatto. Inoltre, in un certo senso, il vantaggio di statura si è quasi rivelato un handicap per Andrea perché Petitjean, oscillando con abilità sul tronco mentre avanzava, ha mandato spesso a vuoto i suoi lunghi colpi facendoli passare di lato o sopra la testa. Scarpa ha usato ieri sera meglio il jab sinistro del suo potente destro, sul quale si faceva molto affidamento, apparso più lento e prevedibile che in altre circostanze. Sul finire della terza ripresa però ha centrato con un gancio destro il transalpino che ha vistosamente sbandato ma, per il suo pronto recupero e per una certa imprecisione nei colpi di Andrea, è sfuggito forse l’attimo “magico” del match.
Per diversi round Scarpa ha mosso poco le mani e ha ripetuto costantemente l’uno-due senza concreti risultati. Petitjean, dal canto suo, con i guantoni sempre alti e allarmato dal “destraccio” subito nella terza ripresa, non ha rischiato se non il minimo indispensabile, portando con frequenza il jab destro al corpo per doppiarlo con ganci sinistri e destri al volto e ai fianchi, soprattutto quando Scarpa si trovava contro le corde, contro le quali si é fatto mettere troppo spesso. Molte riprese sono finite al fotofinish, ma all’estero è quasi impossibile che in tali circostanze i cartellini diano la preferenza all’ospite, se è il padrone di casa a fare il match. Ecco. Forse questo è stato l’aspetto determinante della sfida e non a caso Salvatore Cherchi non ha mai smesso d’incitare e di tentare di scuotere il proprio pugile durante gli intervalli. Solo Andrea e il suo team sanno se il continuo indietreggiare sia stata una scelta tattica o una necessità. In effetti, Frank Petitjean è andato sempre avanti, ma senza accelerazioni improvvise e ripetute; insomma, ha tenuto di certo un buon ritmo ma “sopportabile” perché costante però non soffocante. Scarpa potrebbe anche avere pagato i soli due match sostenuti negli ultimi due anni (l’ultimo risalente allo scorso Giugno) o non era in serata di gran vena.
Frank Petitjean è un buon pugile, in possesso di tecnica e rapidità di braccia e di tronco, ma non è un “diavolo”, anche perché ha riconfermato la modesta potenza; è un avversario che poteva essere sconfitto da uno Scarpa al top atletico e psicologico. In qualche momento del match si è avuta quasi la sensazione che il foggiano-torinese mancasse di quel pizzico di convinzione, di “cattiveria”, di disponibilità al rischio che i grandi appuntamenti richiedono.
Alla fine, i giudici Leszek Jankowiak (115-113), Oliver Brien (116-112) e Fabian Guggenheim (117-111) hanno sancito la meritata vittoria di Frank Petitjean, il quale ora busserà legittimamente alla porta del campionato d’Europa con diverse frecce nel proprio arco.
Per Andrea Scarpa si apre invece il complicato periodo dei ripensamenti, dell’autocritica e della ricerca degli errori commessi. Ma soprattutto, insieme ai suoi tecnici e all’Opi Since, dovrà valutare le strade che potrebbero riportarlo in alto. La sconfitta di Lavallois-Perret non avrà di sicuro strascichi fisici, perché non è stata affatto pesante. E’ dentro di sé invece che Andrea dovrà trovare la forza per il riscatto.



