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Marsili: Se non arrivasse un grande match, potrei chiuderla qui...

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di Domenico Paris

Quattro chiacchiere con il protagonista assoluta della serata romana.

Betancourt si è rivelato fin dal suono del gong un avversario piuttosto irruento, se non proprio scorretto: la testata che ti ha inferto nella prima ripresa e la pericolosa ferita che ne è derivata hanno condizionato in qualche modo le tue scelte tattiche nei round successivi?

No, più che altro mi ha dato fastidio. Se l’incontro fosse finito dopo una manciata di secondi, il grande lavoro che è stato fatto per allestirlo sarebbe stato completamente vanificato, così come tutti i sacrifici fatti per prepararmi al meglio. Per fortuna, non è andata così. Comunque a livello di impostazione non mi ha assolutamente condizionato, ho fatto il match che volevo fare. Come sempre, d’altronde. Quando entro sul ring cerco di capire il da farsi un passo la volta, senza affidarmi ad una strategia predeterminata. Vedo come si comporta il mio avversario tra le dodici corde e combatto di conseguenza.

La tua superiorità tecnica sul messicano è sembrata evidente fin dalle prime battute: ti aspettavi un avversario più ostico?

Lui è un pugile scorbutico, che viene costantemente dentro e prova a metterla sul piano della battaglia, ma, ad essere sinceri, me lo aspettavo un po’ più incisivo.

A 41 anni suonati, hai dimostrato ancora una volta di essere il pugile tecnicamente più dotato della nostra boxe, con un repertorio di colpi e di schivate sempre molto ricco. Ecco, da “artista dei guantoni” quale sei, come ti spieghi l’ormai lungo periodo di involuzione e di scarsi risultati che stiamo attraversando?

Contrariamente a quello che mi capita spesso di sentire o di leggere, il problema della noble art in Italia non è di natura tecnica: nuovi prospetti sui quali lavorare e bravi professionisti non mancano, a parer mio. La vera piaga è di carattere economico: come si può pensare di elevare il livello, se non di risollevare completamente le sorti di questo sport, quando mancano gli investimenti? Io credo che noi pugili siamo stati completamente abbandonati in questi ultimi anni e, tra carenze strutturali e mancanza di adeguate coperture mediatiche, non si sono create le giuste condizioni per un necessario ricambio generazionale. D’altronde, non è facile pensare di intraprendere questo mestiere, oggi come oggi, perché non c’è nessun tipo di certezza e tutti noi che lo pratichiamo, ormai, siamo costretti a fare un altro lavoro per andare avanti. Una riunione come quella di stasera, per esempio, si è potuto allestirla soltanto grazie all’impegno del ministro dello Sport Luca Lotti, che ho conosciuto qualche tempo fa durante una cena a Civitavecchia e che si è speso tantissimo per far sì che questo evento diventasse realtà. Ha tutta la mia riconoscenza, ma, come è facile da capire, si tratta pur sempre di un’iniziativa di una singola persona, non di un cambiamento strutturale come invece sarebbe necessario auspicarsi.

Proprio mentre affrontiamo il discorso, incrociamo Salvatore Cherchi, il manager di Marsili, che vuole dire la sua al riguardo:

“Dietro i match di stasera, ci sono stati ben otto mesi di lavoro da parte mia e dei miei collaboratori e, come manager e organizzatore, posso assicurare che non è facile mettere insieme un cartellone di questo tipo. Per fortuna, come diceva Emiliano, in questo caso c’è stato l’interessamento diretto e molto partecipe del ministro Lotti e di tutto il suo staff. È stato un uomo di parola.”

Torniamo a Marsili.

Dopo questo successo e dopo aver aggiunto al tuo notevole palmarès l’ennesimo titolo, pensi che arriverà la sospiratissima possibilità di misurarsi per una corona mondiale?

Io non sono più un ragazzino, questo è evidente. Come è evidente che, dopo aver conquistato e difeso titolo italiano ed europeo, dopo aver portato a casa il titolo IBO andando a prendermelo a Londra, dopo aver vinto il Silver della WBC ed essermi mantenuto imbattuto in 37 incontri, non posso più aspettare. Il prossimo match ci sarà solo e se ne varrà la pena e, quindi, solo e se chi di dovere mi permetterà finalmente di affrontare una sfida per la quale possa ancora valere la pena, alla mia età, affrontare i sacrifici con i quali mi devo confrontare ogni volta. Se così non fosse e in tempi brevi, credo proprio che potrei chiuderla qui, e senza potermi rimproverare nulla.

A chi vanno i tuoi ringraziamenti dopo questo ennesimo trionfo?

Alla mia famiglia, a tutto il mio team, in particolare al mio maestro Mario Massai e a Enrico Tantuzzi. Con uno staff così, si farebbe presto a rimettere in sesto la boxe italiana!

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