
Il sottoclou di Glasgow
Non siamo d'accordo con il verdetto che ha tolto il titolo britannico dei pesi leggeri a Scott Cardle per consegnarlo a Robbie Barrett sul ring di Glasgow nel sottoclou di Burns-Indongo. Non siamo d'accordo perché a nostro avviso Barrett non ha fatto abbastanza nella prima parte per poter poi rimontare come secondo i giudici ha fatto nella seconda e prendersi il titolo. Certamente Cardle è stato disturbato da quello che era uno squarcio più che una ferita al sopracciglio sinistro dal 5° round in poi quando a nostro avviso era avviato verso una vittoria anche prima del limite ma in ogni caso non meritava di perdere incontro e titolo. Cardle ha infatti iniziato benissimo con continui movimenti sul tronco, braccia e gambe veloci, girando intorno al mancino Barrett e mettendolo pure al tappeto al 2° round con un gancio destro al mento e al 5° con un colpo al corpo con effetto ritardato. Il sinistro di Barrett che ha aperto il taglio di Cardle ha rimescolato le carte, Cardle ha perso sicurezza e velocità, probabilmente vedeva meno bene dall'occhio sinistro mentre Barrett cominciava a fare pratica di tiro al bersaglio su quella ferita con le sue lunghe leve. In pratica se si stava a distanza Barrett aveva la meglio, se la distanza si accorciava era Cardle a prevalere con un insistito lavoro al corpo. Il verdetto premiava Barrett con 115-113 e 114-112 più un 114-114 definendo così un verdetto a maggioranza. Sbagliato. Per noi Cardle era avanti 114-112.
Nettissima e senza alcun dubbio la vittoria del supermosca Charlie Edwards che ha conquistato il vacante titolo britannico battendo Iain Butcher ai punti. Edwards era stato troppo precocemente messo di fronte a Johnriel Casimero per un titolo di sigla ma è sicuramente un ottimo pugile. Velocissimo di gambe e braccia, capace di cambiare guardia repentinamente ed estremamente elusivo ha portato a scuola lo scozzese Butcher che solo nel finale ha provato qualcosa in più per dare un senso alla sua sfida. Edwards però non sembra avere potenza e certamente non mette mai giù i talloni per provare a chiudere un match prima del limite. Certamente avrebbe potuto, e forse dovuto, farlo.
Non ci è piaciuto il modo scelto dal peso medio già olimpico a Rio de Janeiro Josh Kelly per iniziare il professionismo. Strafottenza, arroganza contrabbandate per personalità hanno portato a un match vinto solo ai punti e a una ripresa persa contro un Jay Byrne felicissimo di trovare qualche spazio e di poter terminare in piedi. In fondo non è che Kelly abbia vinto nulla da dilettante per permettersi certi atteggiamenti. Va rivisto.
Certamente meglio ha fatto il compagno di squadra a Rio Lawrence Okolie, peso massimo leggero, che ha battuto per K.O.T. il mestierante polacco Lukasz Rusiewicz già al primo round. Rusiewicz è stato infatti fermato dopo 2 atterramenti mentre volgeva le spalle al rivale.



