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Testimone: un pugile, un taxi, il passato che ritorna...

 

di Gualtiero Becchetti

 

Lomami

(A sx: con Soro e Sebastien Acaries - A dx: Lomami Wa Lomami)

Venerdì, 21 Aprile 2017. Vale a dire, appena qualche giorno fa. Si sono appena concluse le operazioni di peso per il match valevole per la cintura Int.le Wba dei superwelter tra Michel Soro, beniamino di Villeurbanne (alle porte di Lione) e l’argentino Javier Francisco Maciel.
Sono lì come s.visor e insieme ai giudici Stefano Carozza, Michel Miksiuta e all’arbitro Oliver Palomo salgo in taxi per rientrare in hotel.
Parliamo del più e del meno quando l’autista, un signore di colore dai capelli leggermente brizzolati e gli occhiali, domanda: “Siete italiani?”. Gli rispondo che solo io e un giudice lo siamo, mentre gli altri due viaggiatori sono rispettivamente belga e spagnolo. “Di quale parte dell’Italia?”, insiste in perfetta lingua “nostrana” il taxista. “Io sono di Ferrara e l’amico è di Caserta”, gli preciso, mentre fa “capolino” la curiosità. “Io conosco molto bene l’Italia-Sottolinea l’autista- L’ho girata da tutte le parti…Ero un pugile!”. “Eri un pugile? Ma come ti chiami?-Lo incalzo, confidando nella mia memoria “pugilistica”-Eri professionista?”. “Sì, ero professionista e mi chiamo Lomami”, specifica quasi sussurrando il nostro conduttore. “Lomami Wa Lomami?”, esclamo io, mentre mi si riapre in un secondo lo scrigno dei ricordi. “Sì, Lomami Wa Lomami sono proprio io- Sorride il driver, probabilmente felice che qualcuno si ricordi ancora di lui- Mi ricordo che sono stato a Ferrara con un mio cugino che era fortissimo e doveva combattere contro un ragazzo che poi ha fatto strada: Duràn”. Incredibile, la vita è proprio strana e il mondo talvolta microscopico! “Si chiamava Kitenge Wa Kitenge tuo cugino?”. “Proprio così, era bravissimo ma poi nella vita ha fatto altre cose…”.
Come d’incanto mi scorrono “dentro” le immagini del’11 Marzo 1988…
Palasport di Ferrara, io ero l’organizzatore della serata in qualità di presidente della Pug.Padana Vigor. Alessandro Duran disputava da imbattuto il 17° match della carriera e come professionista si cimentava anche il superleggero venezuelano José Luis Limpio, allora residente all’ombra del Castello Estense, contro il marocchino Mohammed Ouhmad. A causa di qualche impiccio, mi recai presso lo spogliatoio di Kitenge per avvisare che l’incontro sarebbe stato anticipato di quindici minuti. Bussai. La porta si aprì in fessura e fece capolino un ragazzo di colore che riconobbi: Lomami! Ascoltato il mio avviso, mi rispose bruscamente che il suo pupillo sarebbe salito sul ring solo all’ora prestabilita e senza tanti convenevoli mi richiuse la porta in faccia. Mi venne un certo timore e nel corridoio, incontrando papà Carlos, gli dissi: “Attenzione e occhi aperti! Dentro lo spogliatoio di Kitenge c’è aria cattiva. Sono qui per vincere e non in vacanza. L’ho capito dalla faccia di quello che non mi ha fatto nemmento entrare”.
Previsione azzeccata! Quel match fu, secondo me, il più bello, emozionante e teso della prima parte della carriera di Alessandro. Anzi. Fu quello che fece capire che possedeva le qualità per ergere davvero! Il giovane “pelato” Kitenge Wa Kitenge, tecnico, furbo, velocissimo (era stato olimpico per lo Zaire) gli fece vedere le streghe per 4-5 riprese, poi Duran inventò una combinazione di alta scuola e lo fece cadere al tappeto. Quest’episodio segnò la svolta del match e fece volgere l’ago della bilancia decisamente dalla sua parte. Ma che incontro!….
Ora, a 29 anni di distanza, mi ritrovavo davanti il volto di colui che mi aveva chiuso la porta in faccia; un volto molto più buono e tranquillo di quello di allora. Il volto di un ex-pugile che aveva affrontato La Rocca, Rosi, Laing, Skouma, Martinese, Prieto, Ros, ecc…Un collaudatore di gran lusso che, se curato come si deve, avrebbe potuto fare tanto di più. Aveva indubbie qualità, ma il suo destino era “quello”, anche se si tolse belle soddisfazioni.
In un attimo, dentro al taxi e sotto lo sguardo stupito di arbitro e giudici, cominciamo a parlare di quando viveva in Italia, delle Marche, di Chiaravalle, di Kalambay, Sugar Beya, Mudimbi,Diavila, Bolemi, Salay, Eymono, Muyanga Kia, Messa, Bingunia, Nzolameso…I tanti zairesi suoi compagni d’avventura di un’epoca difficile eppure felice. “Che fine hanno fatto?”, gli domando. “Con Kalambay, Diavila e qualche altro ho ancora contatti; molti li ho persi di vista…Lubaki e Zadindia Mbeke vivono a Parigi. Lavoriamo tutti e stiamo bene. Io sono anche allenatore presso il club di boxe di Villeurbanne dove si prepara anche Soro e sono venuto qui dall’Italia appena ho smesso di boxare. Mi sono trovato ottimamente e non ho avuto problemi”.
Gli dico che sono contento di sapere che dei pugili si sono inseriti bene nel vita “normale” e gli esprimo i miei migliori auguri per il domani.
“Oggi però siamo diventati un po’ vecchi-Conclude sorridendo Lomami Wa Lomami-Però non ci possiamo lamentare”.
Lo salutiamo e mentre il taxi scompare nel traffico i miei compagni di viaggio commentano con stupore la coincidenza di cui sono stati testimoni.
A me viene da pensare che questa è una piccolissima storia, ma bella da raccontare.
Eccola qui…

https://gualtierobecchetti.wordpress.com/

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