
Leggendo in questi giorni i pensieri di alcuni miei ormai ex "colleghi" di ring, è venuta anche a me la voglia di scrivervi un "personalissimo cartellino", una lettera su ciò che ha rappresentato e ancora rappresenta la boxe nella mia vita...
Folgorato da lei e soprattutto dalle storie che circondano il ring, dopo la visione del film “Rocky”, il giorno seguente feci immediatamente il mio timido e primo ingresso nella palestra pugilistica più vicina (alla tarda età di 18 anni) e concluso il primo allenamento maturò in me la convinzione che un giorno sarei uscito da quella posto da campione, con il sogno di diventare anch’io come quello "Stallone Italiano" che, da operaio sconosciuto, arrivava a combattere per il Mondiale.
In quelle notti lontane ammiravo Mike Tyson salire sul ring accompagnato dai “capelli elettrici” del mitico manager Don King e quelle immagini alimentavano "il sogno", come benzina sul fuoco. Sognavo e combattevo, combattevo e sognavo… Ed ecco così che, il 13 agosto 2005, salii sul ring del United Center di Chicago per sfidare il campione del mondo dei pesi superwelter, con a bordo ring proprio lui, il leggendario Don King e in tasca un contratto triennale con lui, un visto di lavoro americano e una casa tutta per me a Miami. Insomma, avevo fatto bingo!

Ero entrato in quel sogno, ma solo quando sentii il grande speaker, Jimmy Lennox junior, urlare al microfono il mio nome, mi resi conto di esserci entrato per davvero, anima e corpo, e in qual preciso istante capii di esistere veramente. E’ una sensazione unica, credetemi; vivere è una cosa ben diversa dal sapere di esistere, avendo la piena consapevolezza di essere sulla terra.
Dopo aver compiuto il miracolo di realizzare il sogno, nel giro di pochi mesi la boxe o meglio, chi dirige la boxe, mi uccise!
Per un errore di valutazione medica e senza nemmeno una telefonata, la Federazione Pugilistica Italiana improvvisamente mi fece recapitare una raccomandata, che riportava la seguente frase:
"LUCA MESSI E' STATO DICHIARATO DEFINITIVAMENTE NON IDONEO ALLA PRATICA DEL PUGILATO PROFESSIONISTICO"
Fine! Stop! The End!
Il più duro ko che avessi subito nella mia carriera. Quelle poche, semplici e velenose parole, in quel preciso istante hanno ucciso una parte di me, dei miei sogni; sono quasi riuscite a farmi compiere un gesto folle, quelle dannate parole!
Il mio sogno, il mio contratto americano, la mia vita, il mio lavoro, il mio amore…In un solo attimo erano finiti nel cesso! Nessuno mi capiva, nessuno poteva capirmi e mi dicevano di trovarmi un lavoro...Non avevo più nulla di certo. Il povero Marco Pantani, quando venne sospeso dal Giro d'Italia, disse alla prima intervista: "Mi sono sempre rialzato dalle cadute, ma questa volta non credo che sarà la stessa cosa". Avrebbe potuto essere così anche per me, credetemi. Ma noi pugili sappiamo nascondere il dolore e poi, grazie alla mia follia, io invece mi rialzai ancora una volta.
A mie spese mi trasferii in America e quindi in Francia dove (chissà per quale motivo?) ero ritenuto perfettamente idoneo al pugilato e potevo in parte continuare a sognare ancora un po'... Anni di totale isolamento. Anni di soldi persi in improbabili e lunghissime trasferte e anni di inutili incontri che mi portarono comunque a combattere nuovamente per il titolo d'Europa, ma il pugile che ero ormai non esisteva più e il ring non perdona: ko al settimo round!
Poteva essere davvero finita a quel punto, ma riuscii nuovamente ad inventarmi un nuovo sogno per il quale valeva ancora la pena lottare: tornare a chiudere la carriera in Italia, davanti al pubblico della mia amata città, nella quale per le vie ancora oggi la gente mi chiede fotografie e autografi ogni giorno.
Il 25 aprile 2015, dopo una lunga battaglia medico-legale con il Coni e la Fpi, fui giudicato finalmente perfettamente sano anche nella mia terra e tornai a combattere qui, per chiudere la mia carriera a Bergamo e pochi mesi dopo, il 13 agosto 2015, mi sono sposato con la donna che amo, Roberta, proprio lei che, guarda caso, era venuta in America a vedermi combattere per il mondiale, ma allora “solo” da tifosa.
Realizzare i sogni può diventare un'ossessione, ma può anche donarci quel senso di appagamento che poi apre la mente.
Ho amato tutto del ring…Tutto!
Tranne molti di quelli che non ci salivano!



