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Caro Cassius Clay, ecco la mia lettera…due anni dopo

Warhol Clay

Il 3 Giugno 2016, due anni fa, se ne andava per sempre Cassius Marcellus Clay-Mohamed Ali. Probabilmente il più celebre pugile dell'intera storia della boxe. Ricordarlo è un dovere e rimpiangerlo inevitabile. Non ci sono mai parole adeguate quando ci si rapporta con una figura che resterà per sempre nella memoria collettiva di questo mondo, benché corra ai mille all'ora lasciandosi tutto alle spalle in un solo battito di ciglia. Ripropongo perciò la lettera che gli scrissi allora di getto, non appena rientrato da Bilbao, nel cui palasport appresi della sua morte dalle parole commosse di uno speaker sommerso dal frastuono di un pubblico che però ammutolì in un secondo e si abbandonò ad un interminabile applauso con tantissime lacrime che scendevano dagli occhi di migliaia di appassionati, mentre su un megaschermo scorrevano le immagini di quando volava come una farfalla e pungeva come un'ape...

 

Caro Cassius,
so che ti arrabbierai se ti chiamo così e proprio per questo lo faccio! Cassius Marcellus! Sì, perché hai fatto una cosa che non dovevi fare: morire…Eri un capolavoro di carne, ossa, sangue e anima; una trasposizione vivente del David di Michelangelo, della Gioconda di Leonardo e non ne avevi il diritto perché le opere d’arte non possono morire.

Ma ti chiamo Cassius anche perché, almeno per me, sei stato-sei-sarai per sempre l’imberbe e sconosciuto pugile che m’incantò da bambino attraverso le immagini in bianco-nero del televisore di un bar del Lido degli Estensi in una remota estate di 56 anni fa e dipingevi con arte superba le Olimpiadi di Roma; poi crescesti come professionista irriverente, provocatore e irritante che umiliava gli avversari per i quali io sistematicamente parteggiavo, anche se dentro di me sapevo benissimo che eri invincibile e di gran lunga il più grande. Quindi diventasti il Cassius Clay che m’immalinconì negli ultimi spiccioli della carriera e cominciai a capire quanto mi saresti mancato, anche se tante volte avevo urlato la mia avversione nei tuoi confronti.

Si dice che i fatti importanti della nostra vita sono quelli in cui ci si ricorda esattamente cosa stavamo facendo quando accadevano…E io ricordo perfettamente innumerevoli momenti in cui compari tu, i tuoi rivali, i miei amici di gioventù, la mia famiglia, le notti insonni in attesa dei match, i commenti, i litigi, le emozioni…

Poi, avvenne qualcosa che in un istante mi fece ritornare a Roma 1960, alla sconfinata ammirazione che allora provavo per te, costringendomi a buttare nel cestino dei rifiuti le tante cose brutte che avevo pensato e detto. Fu quando ti vidi tremante e indifeso, immenso esempio di grandezza e di fragilità, di orgoglio e di rassegnazione, di indomabile coraggio e spaurita insicurezza mentre accendevi il tripode di Atlanta 1996.
Solo un uomo vero con palle di acciaio, un campione unico e inimitabile poteva compiere quel gesto che mi fece uscire dagli occhi lenti e irrefrenabili lacrimoni. Confesso che dopo ti guardai poco, perché nel vederti provavo un dolore cha mai avrei nemmeno immaginato. Chiudevo i giornali e cambiavo canale Tv perché mi angosciavi.
E ora sei partito per il lungo viaggio portandoti via tante cose di noi tutti, comuni mortali. Non lo dovevi fare, Cassius!
Insieme a milioni di persone prego il mio Dio (e mi raccomando di farlo anche tu, in quanto Mohamed Ali, con il tuo…), che lassù ti abbia riservato una bellissima e luminosa nuvoletta bianca dove ti stavano aspettando il tuo meraviglioso nemico-fratello Joe Frazier e tanti altri avversari che ti hanno preceduto nella trasferta; ma prego pure il mio Dio di chiudere un occhio sui trascorsi di alcuni rivali, pecorelle non molto bianche e poco adatte all’alto dei cieli come il vecchio Sonny Liston, Oscar “Ringo” Bonavena, Ron Lyle, ecc, affinchè tutti insieme possiate ricominciare a litigare, sfidarvi, battervi, divertirvi per l’eternità. Tanto vincerai sempre tu, ma non credere che quelli si rassegnino!
Stai bene, Cassius-Mohamed Ali-David di Michelangelo.
Lo meriti e pur se mi hai fatto tanto arrabbiare, prometto che nei sogni di tutti i tuoi prossimi match tra le nuvole ora tiferò sempre per te.

Uno qualsiasi dell’oceano di persone che non ti dimenticheranno mai.

Gualtiero Becchetti

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