Intervista molto critica rilasciata da Tyson Fury al The Daily Mail. L'ex-campione dei massimi punta il dito contro il clima inquisitorio assunto dall'ufficio immigrazione degli Stati Uniti contro di lui, nella fase di concessione del visto d'ingresso. Secondo "Gypsy King", la pignoleria americana ha rischiato di mandare all'aria il match contro Wilder.
Secondo Fury, che per non meglio precisate ragioni voleva recarsi negli States nel 2016 e non ha potuto farlo, ci sono voluti due anni e mezzo per ottenere il visto.
"Abbiamo iniziato a richiederlo nel febbraio 2016. Ci sono state un sacco di riunioni, all'ambasciata americana. Superato il problema, quando sono arrivato in America gli agenti dell'immigrazione mi hanno portato in una stanza sul retro dell'areoporto e mi hanno perquisito, poi fatto molte domande. Perché? Non lo so; non ho precedenti penali, ma ho faticato per ottenere il visto e hanno detto che pensavano fossi un personaggio losco. E' successo quando sono andato a vedere uno dei combattimenti di Wilder a New York. Credo di essere stato umiliato da questa gente".
Poi, una confessione inaspettata da parte di Fury, che ha dichiarato di voler continuare la carriera negli Stati Uniti:
"Dopo aver vinto la cintura WBC, resterò qui; non mi vedrete più combattere in Inghilterra. Una volta sconfitto Wilder, sarò la prossima grande star in pay-per-view e avrò un grande seguito in America. Non è questa la terra delle opportunità?".



