
Il più famoso giornalista di boxe britannico
Nei giorni scorsi è morto a quasi 85 anni Hugh McIlvanney, il più famoso e riverito giornalista di pugilato e scrittore britannico. Ho letto alcuni suoi libri che oltre ad essere molto ben scritti sono una testimonianza di oltre mezzo secolo di boxe nel mondo. Difficile trovare in questo mondo un uomo che raccogliesse unanimi consensi come lui, espressione di uno stile sobrio e pacato ma dalle idee chiarissime. Nato a Kilmarnock in Scozia nel 1934 ha cominciato ad occuparsi di pugilato a 25 anni. Per capire il rispetto che si è presto guadagnato basti dire che dopo il match di Kinshasa con Foreman, Ali gli concesse una intervista di due ore. Oltre a vari premi e riconoscimenti va senz'altro segnalata la sua elezione nella International Hall Of Fame nel 2008, con cerimonia di ammissione nel giugno 2009. McIlvanney ha sempre avuto chiarissima l'origine della passione per la boxe e mi ricordo una sua affermazione che può anche suscitare qualche contrarietà ma che contiene del vero. In sostanza la boxe non è il più pericoloso fra gli sport ma è necessario renderlo il meno pericoloso possibile e questa è una ovvietà. Però rimane lo sport in cui per vincere devi comunque colpire al corpo l'avversario, ed è con questa verità che la nostra passione e la nostra coscienza devono confrontarsi. Come scriveva Gianni Brera gli sia lieve la terra.



