
Stop imposto dall'arbitro a Londra
Ci sono incontri in cui non perde solo lo sconfitto ma anche il vincitore. Una volta si chiamavano anche vittorie di Pirro. E' il caso del K.O.T ottenuto sul ring della O2 Arena di Londra da Joe Joyce ai danni di un pensionando del ring come Bermane Stiverne che si è presentato sul ring in condizioni fisiche indecenti come sospettavamo potesse fare. Poi, certo, Stiverne ha mostrato un certo orgoglio, lui con i suoi 40 anni, ma l'orgoglio avrebbe potuto usarlo anche prima in fase di preparazione, cosa evidentemente non fatta. Rimane da spiegare perché abbia perso "anche" il vincitore. Semplice, uno che ha le aspirazioni piuttosto immediate del 33enne argento olimpico di Rio de Janeiro non può impiegare così tanti minuti a liberarsi di un uomo in quelle condizioni. Perché li abbia invece impiegati è altrettanto semplice da spiegare. Joyce è un pugile immaturo come professionista per battersi ai più alti livelli fra i pesi massimi e non abbiamo dubbi che un allenatore come Abel Sanchez non lo sappia. E' rigido come un palo del telegrafo, di quelli belli alti, porta colpi telefonati e neppure tanto veloci, rimane sui medesimi e non ha difesa.
Buon per lui che un gancio destro di Stiverne al primo round lo abbia preso più verso il collo che verso la punta del mento altrimenti poteva anche starci un altro risultato. Stiverne sapeva di averne per poco e ha cercato solo di centrare d'incontro Joyce, vi è ruscito abbastanza spesso ma non aveva la spinta delle gambe per dare potenza a quei ganci che pure andavano a segno. Quando è andato giù al 3° round su un gancio destro, tenuto in piedi solo dalle corde e quindi giustamente contato, Joyce non è riuscito a finirlo perché l'altro ha messo a frutto l'esperienza con un po' di spostamenti sul tronco e Joyce ha sprecato energie in colpi poco incisivi e ancor meno precisi.
Finalmente al 6° round una serie di ganci ha messo in crisi Stiverne e l'arbitro ha giustamente detto basta, con rassegnato sollievo di uno Stiverne che respirava come un mantice. Dispiace essere così severi, ma se Stiverne fosse stato quello che ha battuto Arreola laureandosi campione di sigla WBC questo Joyce starebbe ora meditando sulla sua prima sconfitta. Certo, è stato scelto anche, se non soprattutto, perché non è più quello ma adesso per carità non parlateci di Joyce pronto per Joshua o Wilder.




